«Ti piace quello che vedi?»

3866 Parole
warning: presenza di una scena esplicita. Tutto ciò che accadrà sarà ovviamente consensuale. Jungkook's POV Il giorno seguente rientrai a casa dopo essere uscito da scuola e di nuovo mi ritrovai a casa da solo. Mamma mi aveva lasciato un biglietto dicendomi che aveva pagato la bolletta della luce e di provare una volta all'ora ad attaccare l'interruttore generale della corrente perché l'avevano avvisata che ce l'avrebbero ripristinata entro la sera. Provai ma senza risultati. Non mi posi il problema tanto per ora c'era ancora luce, avrei fatto i compiti per poi uscire e andare da.....Taehyung. Mi colpì la consapevolezza che quella sera avrei fatto sesso per la prima volta, con uno sconosciuto e anche se quello sconosciuto era Kim Taehyung, ero spaventato. Quel ragazzo pensava di trovarsi davanti un esperto di livello 7 e invece io mi ero limitato a qualche lavoro di mano e di bocca senza ingoio. Non sapevo come fare, pensavo di potergli dire semplicemente la verità ma il fatto è che non lo conoscevo, non potevo prevedere come avrebbe reagito e se mi avesse mandato via? Io avevo bisogno dei suoi soldi. Ormai ero davanti ai libri da un'ora e mezza ma la concentrazione sembrava essersi volatilizzata così accesi il computer e digitai il suo nome su Google. C'erano molti articoli su di lui, alcuni molto recenti, che trattavano del suo lavoro, della sua azienda, del suo marchio, della sua amicizia profonda con un certo poliziotto Jung Hoseok. Quelli che mi fecero più ridere furono le testate giornalistiche incentrate sui suoi capelli e mi incuriosì sapere quante volte avesse cambiato colore. Aprii le immagini di Google e in un primo momento rimasi scioccato perché la stampa aveva cominciato a parlare di lui più o meno tre anni prima quando ereditò l'intero impero asiatico dal padre e da quel momento si era tinto di arancione, azzurro, rosa, rosso, diverse gradazioni di biondo e poi verde, color menta, giallo paglia. Gli piaceva indossare le lenti colorate e quando vidi una sua foto biondo con gli occhi azzurri, il mio cuore perse un battito. La ingrandii e mi soffermai sui suoi lineamenti morbidi del viso anche se poi aveva la mascella squadrata, occhi grandi, ciglia lunghe per un uomo, un piccolo neo sul naso. Poi la mia attenzione venne catturata da un'immagine in cui sorrideva con la mano alzata in segno di saluto e io pensai che da li a poche ore con quelle dita lunghe avrebbe toccato il mio c- Scossi la testa e mi ripresi da quello stato di trance. Cancellai la cronologia senza che fosse veramente necessario dal momento che ero l'unico ad utilizzare quel computer e lo spensi, riponendolo al suo posto. Guardai l'ora e pensai che forse era meglio cominciare a prepararsi. Un'ora dopo ero sull'autobus diretto a casa sua. Fu il viaggio della speranza perché per colpa di alcune strade chiuse per un incidente dovetti fare cambio due volte, aspettando la prima volta dieci minuti e la seconda volta diciassette minuti ma per fortuna ero partito con largo anticipo. Ad ogni notifica mi irrigidivo pensando che potesse essere lui a scrivermi ma era solo Jimin che mi ripeteva di stare tranquillo, che mi sarei sentito così solo la prima volta e che in ogni caso la parte dolorosa durava poco ma io continuavo a non credergli. Scesi dall'ennesimo autobus della serata e inserii l'indirizzo preciso nel gps del cellulare e dopo soli pochi minuti di camminata mi ritrovai di fronte ad una villa immensa, grande come minimo cinque volte casa mia. Dalla strada si vedevano le luci accese all'interno, segno che lui fosse lì e ovviamente mi stava aspettando. Cominciai a pensare di non essere vestito abbastanza bene, di non essere nella mia confort zone, che non avrei mai potuto essere all'altezza delle sue aspettative. Lui era un uomo potente e di successo e io ero un sempliciotto, studente all'ultimo anno del liceo scientifico senza uno scopo nella vita. Mi sentii immensamente inferiore e non ero neanche ancora entrato in casa. Mi feci forza e mi dissi che prima iniziavo, prima sarebbe finita e avrei potuto tornarmene a casa così suonai e dopo alcuni secondi il portone automatico cominciò ad aprirsi. Entrai nell'immensa proprietà e notai immediatamente un garage sulla sinistra con cinque saracinesche abbassate. Possedeva cinque auto? Mentre sulla destra c'era una piscina momentaneamente coperta che sicuramente usava durante l'estate. Il vialetto che portava alla porta d'ingresso era contornato da piccoli archetti con dei rampicanti sopra che ora in autunno erano secchi ma immaginai che in primavera si riempissero di fiori e pensai che mi sarebbe piaciuto vedere quello spettacolo della natura. Finalmente arrivai a destinazione e una dolce signora mi aspettava, sorridente. "Buonasera, lei deve essere il Signorino Geikei, il Signor Kim la sta aspettando, prego si accomodi." La ringraziai ed entrai mentre lei si chiudeva la porta alle spalle. Mi chiese gentilmente se potevo togliermi le scarpe e mi prese il giubbotto per andare ad appenderlo lei stessa nell'apposito attaccapanni. Mi ritrovai di fronte ad un androne immenso, in fondo delle scale salivano al pieno superiore. Il corridoio si estendeva sia alla mia destra dove però il mio sguardo incontrò una porta chiusa, sia a sinistra dove venni accompagnato dalla signora che mi aveva accolto ed entrai nel soggiorno che per dimensioni era più grande dell'intera superficie di casa mia. Era tutto costruito come un open space con due immense vetrate che davano sul giardino retrostante la casa, il divano posizionato al centro della stanza, un mobile su cui era poggiato il televisore più largo che avessi mai visto in vita mia e poi in fondo c'era un immenso tavolo da cerimonia, contornato da ben 10 sedie e mi chiesi cosa se ne facesse di così tanti posti a tavola se viveva da solo. "Vado ad avvisare il Signor Kim del suo arrivo, con permesso." Mi disse la donna e io mi limitai ad annuire senza riuscire a spostare lo sguardo dalla quantità di tesori presenti in quella stanza. Non appena rimasi da solo cominciai a vagare per il soggiorno, toccai il posacenere appoggiato sul tavolino in cristallo di fronte al divano e mi chiesi se fosse solo una suppellettile o se fumasse. Mi avvicinai alla vetrata e mi imbambolai a guardare fuori. Non saprei dire quanto tempo fosse passato finchè non venni risvegliato dai miei pensieri da una voce calda e profonda alle mie spalle. "Ti piace quello che vedi?" Sentii dire e mi girai di scatto. Mi ritrovai davanti un ragazzo alto più di me che indossava degli skinny jeans neri che gli fasciavano perfettamente le gambe snelle e la vita, una camicia bordeaux infilata dentro ai pantaloni. Teneva una mano appoggiata al fianco e la testa leggermente inclinata. Aveva i capelli rosso fuoco che gli ricadevano lunghi sugli occhi. La sua bellezza mi mozzò il fiato e rimasi estasiato dalla forza della sua presenza, eravamo in due in una stanza immensa ma lui da solo avrebbe potuto attirare l'attenzione anche tra milioni di persone. Mi sorrise e io sentii il mio cuore sciogliersi. Si avvicinò e io venni raggiunto dal suo profumo di Colonia che mi inebriò i sensi, mandandomi il cervello completamente in cortocircuito. Mi inchinai di scatto per bloccare la sua avanzata. "Piacere di conoscerla Signore." Dissi velocemente con la testa abbassata. Percepii il suo sguardo su di me. "Mi dai del lei ora? Per messaggio sembravi più disinibito Geikei." Mi raddrizzai lentamente per incontrare di nuovo il suo sguardo penetrante. "Signore, mi dispiace di essere stato così maleducato e non aver rispettato la differenza d'età mentre le rispondevo ai messaggi." "Ti prego non chiamarmi così, mi fai sentire vecchio. Solo Taehyung, okay? Hyung se proprio non riesci a scioglierti e a pronunciare il mio nome." "O-okay..." Fece un altro passo verso di me ma io arretrai e lui storse il naso. Era bello da morire ma io ero tremendamente agitato. "Imane?" Disse all'improvviso. "Si, Signor Kim?" Rispose la donna di prima, comparendo da dietro la porta. "Per oggi è tutto, puoi andare." "Ma Signore, è presto. Ho il compito di prepararle la cena e-" "Imane." Finalmente spostò lo sguardo da me e si girò nella sua direzione. "Ti ringrazio per il tuo operato ma per oggi sei libera, sono in grado di cucinarmi qualcosa per cena da solo." La donna si inchinò e solo dopo pochi minuti sentii la porta di casa aprirsi e poi richiudersi, segno che se ne era definitivamente andata, lasciandoci soli. Deglutii agitato quando il suo sguardò si posò nuovamente su di me. "Seguimi, ti faccio fare un giro per la casa. Ti va?" annuii anche perché che alternative avevo? Mi portò in cucina e mi chiese se volevo qualcosa da bere, accettai un bicchiere d'acqua per cercare di introdurre qualche tipo di liquido in bocca e alleviare il fastidio dal momento che avevo la gola completamente asciutta. Poi ci spostammo nella sala da pranzo perché ovviamente lo spazio del soggiorno non era abbastanza. Scoprii che oltre ad esserci un piano superiore, ce n'era anche uno inferiore e nel seminterrato non aveva altro se non un'altra piscina riscaldata, la sauna e una piccola palestra dove mi disse si allenava spesso quando era troppo stressato per via del lavoro. Da lì c'era una rampa di scale che conduceva direttamente alla piscina esterna. Salimmo verso l'entrata principale e mi portò davanti alla porta chiusa in fondo al corridoio che avevo notata all'entrata. Mi informò che quello era il suo ufficio ed era l'unica stanza in cui Imane non aveva il permesso di entrare e di conseguenza non c'era nessuno che metteva in ordine le sue scartoffie. Mentre parlava si sentì un rumore provenire dall'interno e io quasi mi spaventai. "Ah, Tannie, accidenti." Disse prima di estrarre la chiave della serratura dalla tasca posteriore dei jeans e aprire la porta. Un dolce cagnolino sgattaiolò fuori, correndomi incontro e cominciando ad annusarmi ovunque. Mi chinai colpito e cominciai a fargli le coccole. "Ti piacciono i cani?" Mi chiese. "Si, molto." Risposi tra le risate mentre la creaturina mi leccava il viso. "E ne hai uno anche tu?" "No purtroppo, non possiamo permettercelo." Dissi sincero. "Credo che a breve potrai permettertelo." Quella frase mi fece distogliere l'attenzione dal cucciolo e mi alzai notando il suo sguardo pieno di lussuria. Avevo perfettamente capito cosa intendesse. Mi fece segno di seguirlo e salimmo le scale. Mi disse che c'erano quattro camere da letto, ognuna fornita di bagno e cabina armadio personale ma in tre ci entrava solo la domestica una volta a settimana per spolverare. La quarta era camera sua. Aprì la porta, mi invitò ad entrare e io non glielo feci ripetere. Mi guardai subito attorno e notai una vetrinetta appesa sul muro e mi avvicinai per osservare meglio, incuriosito. Era una collezione di monete da diverse parti del mondo, sotto c'era un'etichetta con riportato il nome della valuta, lo stato di appartenenza e una data che non sapevo a cosa si riferisse. Ovviamente un riccone del suo calibro cosa poteva collezionare se non monete? Non mi sarei stupido se in qualche altra stanza avesse avuto anche una bacheca dedicata alle banconote. "La data a cosa si riferisce?" Chiesi. "Indica l'anno in cui quella moneta è entrata in vigore in un determinato Stato." Mi girai a guardarlo e gli sorrisi. Lui allungò la mano e mi prese il braccio. Dall'esatto punto in cui mi toccò sopra la stoffa della maglia, partirono mille brividi e mi ritrassi di scatto. Vidi il suo sguardo spegnersi. "S-scusami i-io...ad essere sincero sono un po' nervoso." "Non ti preoccupare, non faremo nulla che non ti vada di fare okay? Puoi dirmi si e io continuerò ma puoi anche dirmi di no e mi fermerò immediatamente." Annuii e lui riprovò a cercare un contatto con me, accarezzandomi dolcemente la guancia con la mano destra. Glielo permisi. "Andiamo a sederci sul letto, ti va?" "Sì." Il suo letto matrimoniale era posizionato nell'angolo della stanza, lui si sedette appoggiando la schiena al muro mentre io rimasi sul bordo. "Hai 18 anni vero?" "Si. Tu invece?" "Ne compirò 26 il 30 dicembre." "Io invece sono nato il-" "Geikei." Mi stoppò. "Si?" "Non me lo puoi dire. È un'informazione riservata e protetta, come il tuo vero nome." "Oh...n-non me ne sono ricordato..." Risposi mogio. In realtà non sapevo proprio cosa avrei potuto raccontargli e cosa no di me e della mia vita. Come facevo a sciogliermi con lui se non potevo parlare di me stesso? "Tranquillo." Si avvicinò da dietro a appoggiò entrambe le mani sulle mie spalle, cominciando a massaggiarmi dolcemente e facendo aderire la sua testa al retro della mia. Sentivo il suo respiro caldo sul collo, si avvicinò ancora di più e non appena le sue labbra sfiorarono la mia pelle, mi ritrassi spaventato e respirando a fatica. Lo sentii sbuffare e non osai girarmi a guardarlo. Ci pensò lui a farmi girare per fronteggiarlo. "Qual è il problema ragazzino, non ti piaccio io o i miei modi di fare?" "Cosa?? No, tu sei bellissimo!" Risposi agitato al suo tono irritato. Mi resi conto di quello che avevo appena detto quando lui si bloccò a guardarmi tenendo alzato un solo sopracciglio. "C-cioè i-io..n-non sei tu il problema né i tuoi modi di fare." "E allora cosa succede? Perché hai paura di me? Temi ti possa fare del male?" Oh si caro, stai proprio per farmene, pensai. "N-no io non ho p-paura di te, sei gentile." Ammisi sottovoce. "Se non ti spieghi non posso capire cosa t-" "Mi spaventa la situazione, mi spaventa il fatto che non ti conosco, sei praticamente uno sconosciuto e ho una visione idealizzata di te perché sono abituato a vederti in televisione e sui giornali ed essere qui in camera tua mi sembra surreale." Dissi tutto d'un fiato. "Ecco, l'ho detto." Lo vidi mentre scoppiava a ridere, gettando la testa all'indietro e tenendosi la pancia. Lo lasciai ridere e a vederlo così venne da sorridere anche a me. Questo ragazzo catalizzava le mie reazioni. Poi si avvicinò di scatto posizionandosi nuovamente alle mie spalle e riprese a massaggiarmi la schiena. "Fidati di me, Geikei, ti piacerà. Ci andremo piano e con calma ma devi cercare di lasciarmi fare almeno un po'" Disse prima di lasciarmi un rapido bacio fugace sul retro del collo. Io mi sentii avvampare ma mi costrinsi a lasciarlo fare. Infilò una mano tra i miei capelli per massaggiarmi la testa mentre cominciò con la lingua a lasciare una scia bagnata sulla mia pelle. Io provai piacere e in tutta risposta inclinai il capo per dargli libero accesso al mio collo, lo sentii sorridere. "Vedi? Non è poi così male." Disse prima di mordermi leggermente. Infilò la mano libera sotto la mia maglietta e lo sentii viaggiare per la mia schiena ma quando mi toccò il fianco scattai e lui si bloccò. "Scusami, soffro il solletico li." Lui si spostò per fronteggiarmi e dolcemente mi spinse fino a fare aderire il mio corpo al materasso e salì su di me. Rimasi pietrificato. Mi guardò con uno sguardo che non sappi interpretare e poi si avvicinò sempre di più e quando fu a pochi millimetri riuscii a reagire. "Non baciarmi." Dissi gelido e lui si fermò ad un centimetro dal mio naso. "Perché?" "Perché è l'unica regola che impongo. Non voglio essere baciato." "Okay." Rispose con tono tranquillo ma senza accennare un movimento. "E qual è il limite da non sorpassare?" "In che senso?" "Fino a che punto posso baciarti?" "N-non in faccia..." "Okay." Disse di nuovo prima di girarmi piano la testa e scendere a solleticare il mio collo. "Qua posso?" Chiese prima di lasciare un bacio umido sulla clavicola. "S-si." Passò a baciarmi la giugulare. "E qui?" "S-si." Salì lentamente verso la mandibola. "Qui?" Chiese talmente sottovoce che feci fatica a sentirlo. "S-si." Chiusi gli occhi per bearmi di quei tocchi. Poi lo sentii appoggiare le labbra sul mio mento e immediatamente cercai di spingerlo via. Lui si fermò. "Okay mento no, ho capito." Mi guardò complice e fui immensamente felice che rispettasse la mia richiesta. "però i capelli posso toccarteli?" "S-si, certo." "Okay, confini stabiliti." Mi sorrise. "Altre cose?" "I-io...non lo so, magari mi verranno in mente." "Ti prometto che mi fermerò subito." "Lo so, me l'hai appena dimostrato." E inconsciamente alzai una mano per raggiungere la sua fronte e spostargli una ciocca di capelli, liberandogli la fronte da quel fastidio. Lui chiuse gli occhi e io continuai a giocare per un po' con la sua massa rossa finchè non trovai il coraggio di prenderlo dolcemente per il collo e lo avvicinai a me. Notai immediatamente come ne fu felice. Lasciai che mi baciasse ovunque volesse, tranne in viso, provocandomi brividi ogni volta che un lembo di pelle veniva marchiato dalle sue labbra e in pochi minuti ci ritrovammo senza i vestiti addosso, con solo i boxer a nascondere le nostre intimità. Ogni suo tocco mi faceva provare sensazioni che mai avrei pensato e non lo fermai quando infilò la mano tra le mie gambe e strinse la mia eccitazione tra le dita. "Te li posso togliere questi, Geikei?" Annuii senza sapere realmente cosa stesse succedendo, il piacere mi stava inibendo la razionalità. Con un movimento rapido mi sfilò i boxer e io rimasi per la prima volta in vita mia completamente nudo ed esposto di fonte a lui. Si chinò a baciarmi la pancia prima di spostarsi per togliersi anche i suoi, aprire il cassetto del comodino e estrarne preservativo e lubrificante. Pensai ecco, ci siamo, chiusi gli occhi e il mio corpo venne scosso dai brividi. Taehyung se ne accorse subito. "Ehi, tutto bene?" Annuii senza aprire gli occhi. "Guardami." Disse autoritario. Presi un respiro profondo e riportai lo sguardo terrorizzato su di lui. "Stai bene?" "Hyung i-io...si vedi il fatto è che i-io..." Avrei potuto dirgli la verità in quel momento ma qualcosa dentro di me mi disse che era meglio rischiare. "è da un bel po' che io n-non..." "È da tanto che non lo fai, è questo che ti preoccupa?" Abbassai lo sguardo senza rispondere. "Vuoi che vada piano?" "Si per favore." Chiesi con tono di supplica. "Okay, Ehi-" portò una mano ad accarezzarmi la guancia e io finalmente alzai lo sguardo su di lui. "-Fidati di me, ti prego. Non ti farei mai del male intenzionalmente, hai capito?" E quando interpretò una risposta affermativa nei miei occhi, aprì il preservativo e se lo infilo per poi sporcarsi due dita di lubrificante e portarle alla mia entrata. Sentii una leggera pressione e senza neanche che me ne accorgessi un suo dito era già completamente dentro di me. Era stato delicato e ora che lo muoveva provavo quasi piacere. Aggiunse un secondo dito, faticando leggermente. "Dio, quanto sei stretto." E io alzai il bacino per facilitargli i movimenti, cosa che lui apprezzò e apprezzai anche io non appena cominciò a sforbiciare. Mi partirono mille impulsi nervosi che, arrivando alla bocca, mi fecero ansimare, gesto che lui interpretò come una mia richiesta di avere di più e fu per questo che sfilò le dita e posizionò la sua eccitazione di fronte alla mia entrata. Si chinò su di me, appoggiando la testa sulla mia spalla e mentre mi abbracciava cominciò a spingere per entrare e io immediatamente mi morsi la lingua per cercare di non urlare. In quel momento pensai che non avevo mai provato un dolore così acuto e i miei occhi si riempirono di lacrime, tremai. Portai una mano sulla nuca di Taehyung e lo costrinsi a rimanere con la faccia nell'incavo del mio collo per non farmi beccare mentre piangevo. Quando credetti che non avrei resistito a lungo, lui si mosse velocemente, penetrandomi completamente. Mi si spezzò il respiro, spalancai gli occhi dal dolore e inarcai la schiena ma lui non si mosse più, rimase fermo qualche secondo forse per darmi il tempo di abituarmi, forse perché temeva di farmi male. "Tutto bene?" Mi sussurrò all'orecchio. Io annuii. "Posso muovermi?" Era gentile, premuroso. Stava andando piano esattamente come gli avevo chiesto e come mi aveva promesso. "S-si, muoviti." Le prime stoccate furono rapide e dolorose ma più passava il tempo e più la sensazione che provavo era di benessere. Mi venne da gemere piano a labbra socchiuse e credetti quella fu musica per le sue orecchie perché aumentò il ritmo. Portò una mano a stringermi il fianco e la stoccata che arrivò poco dopo andò perfettamente a colpire il mio punto sensibile, ansimai forte, boccheggiando. Cominciai a pensare che non ci potesse essere sensazione migliore di quella ma poi Taehyung cominciò a strusciare la sua mano per tutta la lunghezza della mia asta, continuando a colpire ogni volta il punto giusto e in quel momento, giuro, credetti di essere in paradiso. Venni copiosamente tra le sue dita con uno spasmo e dopo pochi altri movimenti lo sentii riversarsi dentro al preservativo dentro di me. Si spostò lentamente e mi sentii improvvisamente vuoto e freddo. Lo guardai mentre si alzava per andare a gettare il preservativo usato nel cestino in parte alla scrivania, ripulirsi e ripulirmi con delle salviette che profumavano di borotalco e rivestirsi. Prese il suo telefono e mi passò il mio senza dire una parola. "Segna la prestazione completa." "Come scusa?" Ero ancora scosso dall'orgasmo e non capivo a cosa si riferisse. Si girò a guardarmi. "Apri Kilin, l'app, seleziona la prestazione completa e fai la firma digitale così posso pagarti." Disse glaciale. Feci immediatamente quello che mi chiese e mentre io rimasi sconvolto dalla cifra che avrebbe dovuto darmi, lui non si scompose. Uscì dalla stanza mentre io avevo cominciato a rivestirmi e tornò un paio di minuti dopo con una busta viola, l'aprì e mi fece vedere la somma. Io sgranai gli occhi e trattenni il respiro quando si avvicinò ma lui andò semplicemente ad infilare la busta dentro alla tasca dei miei pantaloni per poi allontanarsi nuovamente. "Uhm grazie? Credo?" Dissi senza ottenere la minima reazione da parte sua. Mi fece cenno di seguirlo e scendemmo le scale, lui recuperò il mio giubbotto e me lo passò. Io lo indossai ringraziandolo. "Hyung?" "Mh?" Rispose lui senza prestarmi davvero attenzione. "Taehyung." Cercai di dire con tono più autoritario e lui finalmente posò il suo sguardo su di me. "Tutto bene?" "Si, perché?" "S-sei...non lo so, tutto d'un tratto sei diventato s-strano?" Soffiò dal naso e scosse la testa. "Volevi le coccoline post scopata, Geikei?" Disse con tono di sfida prima di cercare di avvicinare una mano al mio volto ma io mi scostai ferito dal suo tono. "No. A me interessava solo avere i soldi." Risposi glaciale. "Li trovi nella tasca dei tuoi pantaloni." Rispose sprezzante. Non capivo cosa stesse succedendo e mi girai verso la porta per andarmene quando mi sentii prendere per il braccio. Non mi voltai. "Ehi-" Cominciò. "Possiamo rifarlo, vero?" E finalmente percepii lo stesso tono di voce premuroso che aveva tenuto con me per tutta la sera. "Certo, quando vuoi. Scrivimi tu." Dissi prima di aprire la porta di casa sua e uscire, correre per il vialetto di entrata e precipitarmi fuori dalla sua proprietà senza voltarmi indietro neanche per un secondo.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI