Capitolo 4

554 Parole
Capitolo 4 L’armadio nero nero When routine bites hard /and ambitions are low /And the resentment rides high /but emotions won’t grow /And we’re changing our ways /taking different roads /Then love, love will tear us apart. Quando la routine si farà dura e ci logorerà /e le ambizioni scemeranno /E il rancore si farà opprimente /ma le emozioni non cresceranno /E noi cambieremo le nostre direzioni /percorrendo strade diverse /Allora l’amore ci separerà di nuovo. (Love will tear us apart – Joy Division) “Abbiamo fatto la cosa migliore”. “Perché, avevi dei dubbi?”. “Per carità! Già a malapena sopporto quei due mostriciattoli”. “Daaai, ora non esagerare”. “Proprio tu vieni a dirmi questo? Ma se sei un continuo lamento: non sono più libera di fare niente, si ammalano sempre, da quando sono arrivati quei due là non ho più una vita mia... Cosa credevi? Non basta mica sbolognarli di qua e di là per andare dove ti pare”. “Sì, hai ragione. Forse è stato un errore madornale adottarli! Ma erano così carini da piccoli... Almeno col terzo non abbiamo sbagliato”. “Avevano detto che non potevamo avere figli. Ci sarebbe da denunciarli!”. “Adesso calmati. Abbiamo eliminato il problema, mi sono anche fatta chiudere le tube, no? Vedi che non tutti i mali vengono per nuocere? Li porti tu dai miei, domani pomeriggio?”. “A che ora?”. “Dopo la scuola”. “Non puoi farlo tu?”. “No, vacci tu, non ho tempo e soprattutto non fare tardi. Non voglio certo perdermi la cena da Guerino”. Il giovane uomo si riprende lento dai suoi ricordi. Si massaggia le tempie ad occhi chiusi e fa un profondo respiro. Entrare e uscire da quell’armadio maledetto gli procura, ogni volta, un sottile senso di orrore. Quando da bambini ci finirono dentro per gioco, lui e suo fratello – più piccolo di lui di tre anni – volevano solo fare uno scherzo alla mamma e al papà. E credevano che fossero davvero i loro genitori, quantomeno fino a dieci secondi prima di sentire cos’avessero da dirsi quei due quella sera. Dunque il piano era questo, uscire dall’armadio e gridare con tutta la voce che avevano: Buonanotte! In realtà, le cose andarono diversamente. Fu una notte terribile. Trascorsa nel buio leggero di camicette di seta e tailleur di un cachemire purissimo. Né l’uomo né la donna si accorsero che i bambini si erano chiusi là dentro: il bacio della buonanotte non era d’abitudine in quella casa. I due fratellini rimasero così, abbracciati nella profondità delle tenebre, l’uno stretto più che poteva all’altro. Poi, quando il dolore aveva prosciugato loro anche l’ultima parvenza di forze, ma non ancora le lacrime che continuavano imperterrite a scivolare giù silenziose e vane lungo le loro guance, scivolarono anch’essi a terra come un corpo solo. Per unirsi nell’eterno della vita. Per non doversi scindere mai più. Ora, rannicchiato dentro lo stesso armadio, avvolto dal medesimo buio di allora, il giovane uomo si tasta il petto nell’affannosa ricerca di quel che ha perduto. Urla di dolore, simili a gemiti strazianti, si diffondono dal loro punto d’origine per tutta la casa, mentre stringe fra le mani la corda. Ce n’era davvero tanta, un grosso rotolo avvolto nel cellophane su in soffitta: era del nonno, un cordaio, un lavoro di quelli che oggi non se ne vedono più. Ma il nonno era morto e il giovane uomo era ormai sicuro che non gli servisse più. Decise allora che poteva senz’altro prenderla lui. Fu come passarsi il testimone di una lunga staffetta. Durata quarant’anni di duro lavoro, quella del nonno, mentre la sua... chi può dirlo, del resto è appena cominciata.
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