Concetti preliminari-1

2033 Parole
GIORNO 1: Concetti preliminari 1.1 Conoscenze basilari di economia aziendaleIl check up aziendale consiste in una serie di indagini di natura contabile che conducono all’analisi dei dati di bilancio e dei flussi di natura finanziaria, oltre all’analisi di altri dati che non affluiscono nel bilancio di esercizio. Questa procedura richiede preliminarmente la conoscenza di alcuni concetti basilari di economia aziendale e precisamente: • concetto di aspetto finanziario, patrimoniale ed economico della gestione; • competenza economica; • metodo contabile della partita doppia; • modalità di redazione dello stato patrimoniale e del conto economico a sezioni contrapposte secondo lo schema tradizionale; • modalità di redazione del bilancio di esercizio secondo lo schema previsto dal Codice Civile (Stato patrimoniale, Conto economico e Nota integrativa); • gestione del magazzino; • gestione dei beni strumentali. È ovvio che l’acquisizione delle conoscenze sopra citate richiede adeguati tempi di assimilazione. Di seguito si tenterà di trattare sinteticamente i concetti sopra elencati al solo scopo di riordinare le idee. La trattazione di questi argomenti non sarà assolutamente esaustiva e sufficiente per coloro che non hanno mai affrontato lo studio di economia aziendale. Posso però affermare, sulla base della mia esperienza pluriennale come docente di numerosi corsi sull’argomento, che chiunque, pur non conoscendo in modo approfondito il metodo della partita doppia, può ottenere risultati soddisfacenti con impegno e interesse. Pertanto anche coloro che non hanno dimestichezza con la materia saranno in grado di svolgere una approfondita analisi aziendale con le nozioni apprese in questo volume. PUNTO CHIAVE n. 1: non occorrono conoscenze approfondite di contabilità, è necessario però comprendere i concetti esposti in questo capitolo, impegno e determinazione. Il check up aziendale inizia con l’analisi dei dati di bilancio e dei flussi di natura finanziaria. Verranno poi approfonditi con altre tecniche determinati aspetti della gestione che richiedono un’indagine suppletiva. Il bilancio di esercizio da cui muove il check up aziendale è un documento di derivazione contabile in cui viene sintetizzata la trascorsa gestione. Esso riepiloga i costi e i ricavi dell’esercizio in modo globale per categorie e la situazione del patrimonio aziendale al termine dell’esercizio stesso. Lo schema di bilancio secondo il Codice Civile prevede inoltre un’ulteriore distinzione degli elementi patrimoniali in relazione alla durata degli investimenti e al tempo di rimborso dei finanziamenti. Questa impostazione è molto utile per il lettore del bilancio, ma la semplice lettura delle voci e dei valori in esso contenuti non è sufficiente per poter fondare un giudizio attendibile sull’aspetto patrimoniale, economico e finanziario. Occorre rielaborare i dati, ricavarne opportuni indicatori e analizzarli; non singolarmente ma come un complesso unitario di informazioni. Il bilancio di esercizio, secondo lo schema previsto dal Codice Civile, dice poco in merito ai flussi finanziari dell’esercizio stesso. A tal fine è opportuno pertanto procedere alla loro ricostruzione e successiva analisi integrando i dati contabili con le informazioni a disposizione nella nota integrativa che costituisce un documento unico, insieme allo stato patrimoniale e al conto economico. Per meglio chiarire il concetto si immagini di avere a disposizione una tabella in cui sono riportati il numero di alunni promossi, respinti e ritirati in corso d’anno, suddivisi per classi, di una data scuola e riferiti all’anno scolastico concluso. La semplice lettura dei dati contenuti nella tabella non può fornire assolutamente alcuna informazione interessante. Occorre riadattare i dati, trasformarli in indici e/o percentuali e solamente così sarà possibile esprimere un giudizio considerando gli indici e le percentuali non singolarmente ma in modo unitario. A quel punto sarà anche possibile confrontare i dati con i risultati di anni scolastici precedenti oppure con i risultati di altre scuole dello stesso indirizzo. Ciò sarà possibile in quanto i dati non sono espressi in valore assoluto, ma in forma di valori indicizzati e pertanto confrontabili. Allo stesso modo l’analisi di bilancio per indici e per flussi consente di estendere l’analisi a esercizi precedenti essendo i dati indicizzati confrontabili; oppure di estendere l’analisi confrontando i dati di bilancio con quelli di imprese appartenenti al medesimo settore. L’analisi di bilancio per indici e per flussi consente di individuare i punti di forza e di debolezza dell’impresa e di programmare i necessari interventi finalizzati al miglioramento della gestione aziendale. PUNTO CHIAVE n. 2: l’analisi aziendale inizia dall’esame dei dati contabili i quali devono essere riadattati e trasformati in indici al fine di poter effettuare confronti nel tempo (evoluzione della situazione aziendale) e con imprese concorrenti. 1.2 Nozioni fondamentali di economia aziendaleAl fine di riordinare le idee si ritiene opportuno riprendere e riflettere in modo estremamente sintetico su alcune nozioni fondamentali di economia aziendale. Si tratta ovviamente di nozioni già note a chi si occupa di gestione aziendale, si ritiene comunque che una breve riflessione possa a volte chiarire alcuni aspetti ai quali non si era data la dovuta rilevanza. I concetti che saranno ripresi sono i seguenti: • capitale; • capitale lordo o capitale investito (attività); • capitale di terzi (passività); • capitale netto o capitale proprio; • costi; • ricavi; • entrate e uscite monetarie; • competenza economica; • ciclo tecnico, economico e monetario, fabbisogno finanziario a breve. 1.2.1 Capitale o patrimonioIl capitale o patrimonio può essere considerato come un insieme di mezzi che in un determinato momento sono a disposizione del soggetto che gestisce l’azienda per il conseguimento del fine istituzionale dell’azienda stessa. A questi mezzi viene attribuito un valore: alcuni sono già espressi in moneta corrente come il denaro in cassa, i conti correnti bancari, i crediti verso clienti, i debiti verso fornitori ecc.; altri sono oggetto di una valutazione e il valore ad essi attribuito può variare secondo il criterio di valutazione adottato, così come avviene per le merci in magazzino, gli impianti, gli immobili, i macchinari, la valuta estera ecc. Il capitale aziendale è riferito, per quanto riguarda l’aspetto temporale, a un determinato istante e gli elementi che lo compongono non presentano solo segni positivi che aumentano così le potenzialità dell’azienda (attività), diversi elementi possono presentare segno negativo sono cioè elementi che limitano la potenzialità dell’azienda (passività). Con il termine “capitale” si intende quindi sia mezzi attivi che passivi considerati nel loro insieme e fra loro complementari. Il documento contabile che rappresenta il capitale si chiama “Stato Patrimoniale”, esso si riferisce alla composizione del capitale in un determinato istante e può essere considerato una “fotografia” del patrimonio aziendale al tempo indicato nel documento. Ad esempio se diciamo “Stato Patrimoniale al 31/12/n” intendiamo rappresentare il capitale come risulta composto alle ore 24 del 31/12/n. Il capitale riferito a un momento diverso, ad esempio al 27/06/n+1, avrà una composizione differente sia sotto l’aspetto quantitativo (valori assunti dai singoli elementi che lo compongono) sia sotto l’aspetto qualitativo (natura degli elementi che lo compongono) se nell’intervallo di tempo compreso tra il 31/12/n e il 27/06/n+1 l’azienda ha compiuto operazioni di gestione. In altri termini possiamo affermare che gli stati patrimoniali riferiti alle due date rappresentano rispettivamente la fotografia iniziale e quella finale del capitale nell’intervallo di tempo considerato. Possiamo confrontarle e renderci conto che esse sono diverse, possiamo anche individuare quali differenze vi siano tra le due “fotografie”, ma non potremo mai sapere perché dalla situazione iniziale si è giunti a quella finale senza poter visionare il “film” delle operazioni di gestione di cui le due fotografie rappresentano il primo e l’ultimo fotogramma. 1.2.2 Capitale lordo o investitoIl capitale lordo o capitale investito o totale delle attività è l’insieme dei mezzi finanziari pervenuti all’azienda che sono stati impiegati nel modo ritenuto più idoneo per lo svolgimento dell’attività dell’impresa. Esso è rappresentato dal denaro o da valori assimilati, dai depositi, dai crediti di qualsiasi natura, dalle merci in magazzino, dai beni strumentali utilizzati che costituiscono la struttura dell’impresa e da diritti di natura diversa che hanno un contenuto patrimoniale (brevetti, marchi di fabbrica, diritti di autore ecc.) e una evidente utilità per l’impresa. Gli investimenti di capitale hanno durata diversa a seconda della natura degli stessi. Per durata dell’investimento si intende il tempo che mediamente esso impiega per trasformarsi nuovamente in denaro per venire successivamente reimpiegato in un nuovo ciclo finanziario. Alcuni investimenti sono costituiti già da denaro o mezzi assimilati: denaro in cassa, i valori bollati e le giacenze attive di conto corrente bancario. Altri investimenti richiedono comunque tempi brevi per tornare liquidi: i crediti verso clienti, le cambiali attive e altri crediti di natura commerciale e non. Altri ancora richiedono tempi maggiori ma pur sempre brevi: si tratta di merci in magazzino che dopo essere state vendute si trasformano in crediti e successivamente in denaro al momento dell’incasso; oppure le materie prime, sussidiarie e di consumo che dopo il ciclo di produzione vengono incorporate nei prodotti finiti, i quali dopo essere stati venduti si trasformeranno in crediti e successivamente in liquidità sempre in tempi brevi. Questi tre gruppi di attività che formano il capitale investito a breve scadenza sono chiamate:a) liquidità immediate; b) liquidità differite; c) disponibilità non liquide. I tre gruppi menzionati costituiscono insieme “l’Attivo corrente” cioè il capitale impiegato per un breve periodo, intendendosi per convenzione “breve periodo” un lasso di tempo non superiore a dodici mesi. Una parte dei mezzi finanziari pervenuti in azienda viene impiegata in investimenti di lunga durata, investimenti che possono richiedere anche molti anni prima di ritornare liquidi. Per chiarire il concetto si pensi a un immobile che viene utilizzato anche per decenni, affermare che l’investimento ritorna in forma liquida in un lungo periodo di tempo non significa attendere il termine dell’investimento stesso per recuperare i mezzi finanziari investiti, bensì che le somme investite ritornano lentamente liquide nel tempo grazie ai ricavi di vendita delle merci, dei prodotti finiti o delle prestazioni di servizi il cui prezzo di vendita dovrà opportunamente tenere conto non solo degli ordinari costi di gestione, ma anche dell’investimento a suo tempo effettuato nell’immobile. Tutti questi impieghi di lunga durata costituiscono “l’Attivo immobilizzato”. Appartengono a questo gruppo di investimenti: gli automezzi, i macchinari, gli immobili, le attrezzature, le macchine d’ufficio, i mobili, gli impianti, i brevetti, i marchi ecc. L’elenco degli elementi che compongono l’attivo immobilizzato può essere assai lungo, pertanto le voci sopra menzionate sono solo indicative e non esaustive degli elementi appartenenti a questa categoria. 1.2.3 Capitale di terzi o passività o finanziamenti di terziLe passività costituiscono i vincoli aziendali, esse sono rappresentate dai debiti contratti nello svolgimento dell’attività e rappresentano mezzi finanziari forniti da terzi e investiti in azienda. I debiti contratti possono sorgere in conseguenza di acquisti di fattori di produzione quali l’acquisto di merci, di materie prime, materie sussidiarie ecc. e si definiscono debiti di fornitura; oppure come conseguenza di prestiti ottenuti, si parla allora di debiti di finanziamento. Sono debiti di fornitura, ad esempio, i debiti verso fornitori; in questo caso in azienda perviene una partita di merce che non viene pagata immediatamente, sorge così un debito relativo a mezzi finanziari che i fornitori indirettamente hanno fornito all’azienda anche se non si tratta di mezzi monetari. Di più facile comprensione è il debito di finanziamento come il mutuo passivo o il prestito obbligazionario, in questo caso in azienda perviene denaro e in contrapposizione sorge un debito. Sia i debiti di funzionamento che quelli di finanziamento hanno una scadenza al termine della quale dovranno essere pagati e si verificherà così un impiego di risorse finanziare al fine di estinguere il debito. I debiti possono quindi avere una scadenza breve, intendendo per tale una scadenza non superiore a dodici mesi; oppure una scadenza lunga se questa è superiore a dodici mesi. In base alla data di restituzione le passività vengono classificate nel seguente modo: passività correnti (a breve) e passività consolidate (a lunga). 1.2.4 Capitale netto o finanziamenti interniNel momento in cui l’impresa si costituisce l’imprenditore individuale o i soci di società forniscono all’impresa una quantità di mezzi finanziari che insieme a eventuali finanziamenti di terzi vengono prontamente investiti in azienda. Questi mezzi finanziari sono denominati finanziamenti interni perché messi a disposizione dall’imprenditore che è direttamente interessato in prima persona alla sorte dell’impresa. Si parla anche di capitale netto in quanto si ottiene come differenza tra i mezzi finanziari globalmente investiti e i mezzi di terzi. Il concetto può essere chiarito con le seguenti equazioni matematiche: Capitale investito (attività) = Finanziamenti esterni (passività) + Finanziamenti interni (capitale netto) Capitale investito (attività) - Finanziamenti esterni (passività) = Finanziamenti interni (capitale netto) Successivamente alla costituzione l’impresa inizia a operare compiendo svariate operazioni, alcune di esse contribuiscono a far crescere il capitale netto, altre lo lasciano invariato e altre ancora contribuiscono a farlo diminuire. Periodicamente, al termine di un intervallo di tempo convenzionale denominato “esercizio”, se si confronta il capitale netto finale con quello iniziale si noterà una differenza in termini quantitativi. Tale differenza si chiama reddito e se la variazione risulta positiva il reddito assume la denominazione di utile, al contrario se la variazione risulta negativa il reddito assume la denominazione di perdita.
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