Concetti preliminari-2

2996 Parole
L’utile quindi non corrisponde alla quantità di denaro presente nell’impresa in quanto i due termini (utile e denaro) esprimono concetti completamente differenti. Per poter prelevare l’utile si rende necessario trasformare in denaro alcuni investimenti. L’imprenditore pertanto potrebbe decidere di lasciare investito nell’impresa l’utile o di prelevarne solo una parte per evitare di sottrarre liquidità all’impresa stessa. Nel caso di mancato prelievo dell’utile questo viene incorporato nel capitale netto e nelle società vengono incrementate le riserve di utili. Dovrebbe essere così comprensibile l’affermazione che il capitale netto non è solo capitale fornito dall’imprenditore, ma è capitale che appartiene all’imprenditore e che è formato non solo dagli apporti dello stesso, ma anche da utili non distribuiti (autofinanziamento). PUNTO CHIAVE n. 3: i mezzi a disposizione dell’imprenditore costituiscono il capitale aziendale (insieme di elementi attivi e passivi). La ricchezza netta viene denominata “capitale netto” e varia nel tempo, la variazione si definisce reddito. Il reddito non è aumento o riduzione di denaro. Il capitale netto è un valore astratto perché deriva da una somma algebrica di valori e può essere scomposto in parti che sono solo ideali. Per chiarire il concetto si può affermare che la ricerca in un’impresa di una qualsiasi attività o passività si conclude con esito positivo in quanto ognuna di essa è rappresentata da un bene materiale o da un documento che rappresenta un diritto o una obbligazione. Al contrario la ricerca del capitale netto avrà esito negativo in quanto, si ribadisce, esso risulta da una somma algebrica di valori e rappresenta la “ricchezza netta” che appartiene all’imprenditore. Ai fini del check up aziendale si usa distinguere il “patrimonio netto” dal “patrimonio proprio” in quanto quest’ultimo non comprende la parte di utili che i soci decidono di destinare a dividendi da distribuire. 1.2.5 CostiI costi sono tutte le spese sostenute dall’azienda per acquistare i fattori di produzione. Sono costi le spese per l’acquisto di merci, materie prime sussidiarie, quelle per l’acquisto di servizi, per l’acquisto dei beni strumentali utilizzati dall’azienda, per il pagamento degli stipendi, per la remunerazione del capitale prestato da terzi (interessi passivi), per le imposte. Alcuni di questi costi abbracciano un periodo di tempo molto lungo, più esercizi, e si chiamano costi pluriennali. Il costo sorge in corrispondenza di un acquisto. L’acquisto non deve essere confuso con il ricevimento del documento che ne rappresenta la spesa e neppure con il pagamento. È possibile, infatti, acquistare un fattore di produzione e pagare in un momento successivo. In ogni caso si dice che il costo è misurato da una variazione finanziaria intendendo per variazione finanziaria non l’uscita di denaro, come già detto, ma il sorgere di un debito che può essere pagato contemporaneamente o successivamente. Per chiarire possiamo fare l’esempio di una partita di merce acquistata in data 26/2/n la cui fattura di acquisto perviene in data 28/02/n e viene pagata in data 26/3/n: il costo si sostiene il 26/02 al momento dell’acquisto, anche se il documento fiscale perviene il 28/02/n. Il costo però viene registrato, secondo gli usi contabili, quando perviene il documento in quanto si rileva il debito verso il fornitore (manifestazione numeraria), ma il pagamento ha luogo un mese dopo. La manifestazione finanziaria (il debito) misura il costo. Se il pagamento fosse avvenuto contemporaneamente l’operazione avrebbe potuto comunque essere scissa in due momenti: l’acquisto e il pagamento. È ovvio che se al termine di un esercizio la fattura del fornitore non risulta ancora pervenuta si rende necessaria una scrittura di integrazione che tenga conto del costo sostenuto, ciò al fine di determinare correttamente il reddito dell’esercizio, tale scrittura rileva le fatture da pervenire dei fornitori. 1.2.6 RicaviI ricavi sono i corrispettivi derivanti dalla vendita dei beni o dalle prestazioni di servizi. Anche per i ricavi come per i costi il momento del conseguimento è distinto da quello della registrazione del documento fiscale e della riscossione. Quando si vendono merci o prodotti o si presta un servizio sorge un credito che può essere riscosso immediatamente o in un momento successivo. Se il ricavo viene riscosso immediatamente si deve comunque scindere l’operazione in due fasi: il sorgere del credito e l’incasso del credito stesso. Anche i ricavi sono misurati da variazioni numerarie, i crediti. È uso registrare contabilmente il ricavo al momento dell’emissione del documento fiscale, se però al termine di un esercizio il documento fiscale non è stato emesso si rende necessario con una scrittura di integrazione rilevare le fatture da emettere nei confronti dei clienti e il corrispondente ricavo al fine di una corretta determinazione del risultato di esercizio. 1.2.7 Competenza economicaIl concetto di competenza economica non è di semplice intuizione per chi non possiede sufficienti competenze contabili. Si può affermare che un costo o un ricavo sono di competenza di un esercizio se ad esso inerenti. Per essere considerati di competenza è necessario poter contrapporre a un costo il relativo ricavo e viceversa. Ad esempio se si acquista una partita di merce il costo è di competenza se nello stesso esercizio le merci sono state vendute. In caso contrario si rende necessario “sospendere” (cioè stornare) il costo e rinviarlo all’esercizio in cui le merci saranno vendute, cioè all’esercizio in cui al costo si potrà contrapporre il relativo ricavo. I costi e i ricavi di competenza di un esercizio vengono riepilogati nel conto economico e rappresentano il “film” della gestione. PUNTO CHIAVE n. 4: i costi e i ricavi non necessariamente corrispondono a uscite ed entrate immediate. Spesso vi è uno sfasamento temporale a volte anche lungo. Ogni volta che si sostiene un costo il capitale netto diminuisce in termini quantitativi e ogni volta che si consegue un ricavo il capitale netto aumenta sempre in termini quantitativi, per cui il saldo del conto economico che riepiloga tutti gli incrementi e i decrementi del capitale netto corrisponde al reddito di esercizio, cioè alla variazione del capitale netto stesso. Riassumendo: il reddito si può determinare come differenza del capitale netto finale e di quello iniziale; in questo caso si determina solo l’ammontare del reddito, ma non si hanno informazioni su ciò che ha determinato questa variazione. Il reddito si può determinare anche come differenza tra ricavi e costi e in questo caso si ha la dimostrazione analitica delle variazioni. 1.2.8 Entrate e uscite finanziarieCome già affermato in precedenza le entrate e le uscite finanziarie non corrispondono al conseguimento di un ricavo o al sostenimento di un costo ma alla effettiva entrata o uscita di mezzi liquidi; questa può avvenire nello stesso istante o in un momento successivo o in alcuni casi anche in un momento precedente. Da quanto si è detto si può evincere che l’impresa potrebbe trovarsi in una situazione economica positiva, in quanto il capitale netto è aumentato. Ciò significa che i ricavi conseguiti sono stati superiori ai costi sostenuti, per cui l’impresa ha conseguito un utile, ma i mezzi liquidi sono scarsi perché i ricavi non sono ancora stati riscossi. I ricavi non riscossi sono crediti i quali pur essendo elementi attivi del patrimonio non sono ancora liquidi. L’impresa potrebbe anche trovarsi in una situazione economica negativa, il capitale netto è diminuito per cui si presenta una perdita di esercizio, ma i mezzi liquidi non scarseggiano. Questo si verifica quando alcuni costi non sono ancora stati pagati o alcuni ricavi sono stati riscossi in anticipo. In tal caso tra gli elementi passivi del patrimonio compaiono ancora i debiti che, pur essendo elementi passivi, non hanno ancora sottratto liquidità. In queste poche righe si sta tentando di far comprendere l’importanza dello sfasamento temporale fra l’aspetto economico e quello finanziario. PUNTO CHIAVE n. 5: il reddito (utile o perdita) si determina come differenza tra ricavi e costi. Siccome i ricavi e i costi non corrispondono a immediate entrate o uscite di denaro ciò significa che l’utile o la perdita non corrispondono a maggiore o minore liquidità prodotta o sottratta all’impresa. L’aspetto economico e quello finanziario si influenzano a vicenda, per cui nel medio e nel lungo periodo una cattiva situazione economica persistente finisce inevitabilmente per incidere in modo negativo anche sulla situazione finanziaria, a causa di maggiori uscite dovute al pagamento dei costi rispetto alle minori entrate dovute alla riscossione dei ricavi. Allo stesso modo una cattiva situazione finanziaria nel medio o nel lungo periodo incide negativamente anche sulla situazione economica, in quanto l’azienda per procurarsi i mezzi liquidi necessari per far fronte ai debiti sorti in corrispondenza di costi dovrà ricorrere a finanziamenti che hanno un costo in termini di interessi passivi e questi incidono negativamente anche sulla situazione economica. In alternativa la tentazione da parte dell’imprenditore potrebbe essere quella di vendere le merci, i prodotti o i servizi a prezzi più contenuti al fine di incrementare le vendite o a concedere sconti eccessivi sul prezzo per pagamenti anticipati, finendo inevitabilmente per ridurre i ricavi e quindi il reddito. 1.2.9 Ciclo economico, ciclo tecnico, ciclo monetario, fabbisogno finanziario a breveLa gestione delle imprese è caratterizzata da un susseguirsi continuo di operazioni di natura tecnica (imprese industriali), economica e finanziaria. Queste operazioni di natura diversa costituiscono “cicli” in quanto iniziano, terminano e si ripetono. Il ciclo tecnico ha inizio con l’utilizzo delle materie prime nei processi di produzione e ha termine con l’ottenimento dei prodotti finiti. L’acquisto delle materie prime ovviamente precede la vendita dei prodotti finiti. Il ciclo economico ha inizio con l’acquisto dei fattori produttivi a veloce ciclo di utilizzo (quelli cioè che esauriscono la loro utilità in un solo ciclo di produzione) e termina con la vendita dei prodotti finiti. Al momento dell’acquisto sorge un debito che dovrà essere pagato o che è stato pagato in anticipo. Al momento della vendita sorge un credito che può essere già stato riscosso anticipatamente o che verrà riscosso immediatamente oppure successivamente. Quando si chiude un ciclo economico si può affermare che i costi e i ricavi di quel ciclo sono di competenza del periodo, in quanto al costo si può contrapporre il corrispondente ricavo e viceversa. Il ciclo monetario ha inizio con il pagamento dei costi sostenuti per l’acquisto dei fattori di produzione, quindi dei debiti sorti in corrispondenza e termina con l’incasso dei ricavi, quindi dei crediti sorti in corrispondenza. La durata dei cicli può essere più o meno lunga e i tre cicli possono intrecciarsi tra loro in modo diverso e variabile da impresa a impresa. Sotto l’aspetto finanziario è necessario comprendere l’importanza della durata del ciclo monetario, infatti, minore è la durata del ciclo e minore sarà di conseguenza l’ammontare del fabbisogno finanziario a breve, in quanto i mezzi monetari utilizzati per pagare i costi torneranno liquidi in breve tempo grazie alla riscossione dei ricavi e potranno essere utilizzati nuovamente per pagare altri costi. Se il ciclo monetario dura più a lungo occorreranno maggiori mezzi finanziari per effettuare i pagamenti dei costi. Quanto affermato si può chiarire con il seguente esempio: supponiamo che un’impresa debba sostenere nell’arco di un esercizio della durata di 365 giorni pagamenti di costi per €1.200.000,00 e che tra il momento in cui si pagano i costi sostenuti e il momento in cui si riscuotono i ricavi conseguiti trascorrano mediamente 60 giorni. In questo caso nell’arco di un esercizio i cicli monetari sono circa 6, questo valore si ottiene dividendo i giorni dell’intero esercizio per i giorni di durata del ciclo monetario: 365/60 = 6,08. Per determinare l’ammontare del fabbisogno finanziario a breve si deve dividere l’ammontare dei costi monetari, quelli che si trasformano in uscite a breve termine, con il numero di cicli: 1.200.000,00/6 = 200.000,00. Questo significa che sono sufficienti € 200.000,00 per pagare tutti i costi che l’azienda sosterrà nel corso dell’esercizio e che ammontano a € 1.200.000,00 in quanto la somma investita inizialmente ritornerà liquida con la riscossione dei ricavi e potrà essere utilizzata nuovamente per pagare altri costi. È importante ribadire che quando si parla di durata del ciclo monetario si intende durata media, ovviamente non per tutti i costi trascorreranno sessanta giorni dalla data del pagamento del debito a quella della riscossione del crediti. Ora proviamo ad allungare la durata media del ciclo portandola a novanta giorni, il numero di cicli monetari diminuisce scendendo da circa 6 a circa 4: 365/90 = 4,05. Il fabbisogno finanziario a breve aumenta da € 200.000,00 a € 300.000,00, infatti € 1.200.000,00/4 = 300.000,00. Da questo semplice esempio si comprende perché chi gestisce l’impresa deve mirare a ridurre il ciclo monetario cercando di pagare i costi il più tardi possibile ottenendo dilazioni di pagamento dai fornitori, possibilmente senza oneri finanziari aggiuntivi e deve cercare di incassare i ricavi il più presto possibile, possibilmente senza concedere sconti per pagamenti anticipati. La durata del ciclo monetario si determina in modo differente a seconda della natura dell’impresa, inoltre nelle imprese industriali il ciclo monetario è maggiore rispetto alla durata del ciclo monetario delle imprese mercantili in quanto le imprese industriali debbono sostenere i processi di trasformazione e maggiore è la durata del processo di trasformazione, di conseguenza più lunga è la durata del ciclo monetario. Calcolo della durata del ciclo monetario nelle imprese mercantili + Durata media dei debiti verso fornitori + Durata media della giacenza media delle scorte - Durata media dei crediti verso clienti = Durata media del ciclo monetario Calcolo della durata media del ciclo monetario nelle imprese industriali + Durata media dei debiti verso fornitori + Durata media delle giacenze delle scorte + Durata media del ciclo tecnico - Durata media dei crediti verso clienti = Durata media del ciclo monetario ============================ Riassumendo i cicli tecnico, economico e monetario possono essere graficamente così rappresentati: CICLO TECNICO Inizio produzione termine produzioneCICLO ECONOMICO Acquisto fattori diOttenimento prodotti produzioneo serviziCICLO MONETARIO Pagamento acquisti di fattoriIncasso vendite produttiviprodotti o serviziPUNTO CHIAVE n. 6: maggiore è la durata del ciclo monetario e maggiore risulta essere il fabbisogno di capitale a breve da investire in azienda. Occorre pertanto cercare sempre di ridurre la durata del ciclo monetario. 1.3.1. Visione globale dei concetti espostiRiassumendo quanto esposto in precedenza possiamo dire che al momento della costituzione l’imprenditore conferisce in azienda un capitale, solitamente (anche se non necessariamente) denaro. Questo capitale costituisce il capitale netto che sotto l’aspetto finanziario è capitale proprio. L’azienda nell’arco della propria vita compie innumerevoli operazioni dette “fatti di gestione”, ogni operazione modifica il capitale sia per quanto riguarda la natura degli elementi che il valore ad essi attribuiti. Non tutti i fatti di gestione però fanno variare l’ammontare del capitale netto, del capitale cioè che appartiene all’imprenditore, ma solo quelle operazioni che comportano il sostenimento di costi o il conseguimento di ricavi. Se al termine della vita dell’azienda tutto il capitale tornasse a essere denaro, dopo aver estinto tutti i debiti, ciò che rimarrebbe rappresenterebbe il capitale netto finale. Confrontando il denaro alla data di estinzione dell’azienda con il denaro che inizialmente l’imprenditore ha conferito si potrebbe determinare per differenza il reddito (variazione). Se vi fosse stato un incremento questo verrebbe chiamato utile, al contrario se vi fosse stato un decremento questo verrebbe chiamato perdita. Allo stesso risultato si potrebbe giungere sottraendo dalla somma di tutti i ricavi la somma di tutti i costi. È ovvio che mentre il confronto tra il capitale finale e quello iniziale non fornirebbe informazioni sulle operazioni che hanno determinato la variazione, al contrario il confronto fra tutti i ricavi e tutti i costi fornirebbe un dettagliato elenco delle operazioni che hanno generato la variazione. Ovviamente determinare il reddito dell’intera vita aziendale non sarebbe di grande interesse per nessuno in quanto non permetterebbe di effettuare verifiche periodiche dell’andamento della gestione. La vita dell’azienda può essere molto lunga, a volte può durare anche secoli; il valore finale e quello iniziale che verrebbero messi a confronto non sarebbero neppure omogenei per quanto riguarda il potere di acquisto a causa dell’inflazione. Si rende allora necessario suddividere la vita aziendale in periodi amministrativi più brevi, di solito della durata di un anno solare, questi periodi vengono denominati esercizi. La divisione in periodi amministrativi è una divisione arbitraria nel senso che siamo noi, per esigenze nostre, a decidere quando finisce un esercizio e quanto tempo deve durare, ma è ovvio che l’impresa non finisce ma continua a esistere e ha in corso diverse operazioni che hanno avuto inizio nell’esercizio che stiamo chiudendo e che avranno termine nell’esercizio o negli esercizi successivi. Quando si decide di chiudere un esercizio il capitale non è costituito interamente da denaro come al momento della estinzione, ma è composto da svariati elementi attivi e passivi, si rende quindi necessario stimare questi elementi e individuare i costi e i ricavi che competono all’esercizio (concetto di competenza economica). La valutazione degli elementi che costituiscono il patrimonio può portare ad attribuire valori differenti a seconda del metodo di valutazione adottato, pertanto è ovvio che non esistendo un valore “oggettivo” del patrimonio anche il reddito non è un valore oggettivo in assoluto. Il capitale viene contabilmente rappresentato nello “Stato Patrimoniale” che mostra l’azienda com’è in un momento ben definito. I ricavi e i costi sono riepilogati nel “Conto economico” che mostra come l’azienda si è mossa nell’esercizio considerato. Sia lo stato patrimoniale che il conto economico non danno però alcuna informazione a proposito dei flussi monetari in entrata e in uscita che si sono verificati nel corso di un esercizio, in quanto, come già ribadito, le entrate e le uscite monetarie sono temporalmente sfasate rispetto ai ricavi e ai costi. Ecco allora che si comprende l’importanza della redazione del rendiconto finanziario il quale riassume questi flussi e consente di analizzare, assieme allo stato patrimoniale e al conto economico, i tre aspetti della gestione: quello patrimoniale, quello economico e quello finanziario. RIEPILOGO GIORNO 1: • PUNTO CHIAVE n. 1: non occorrono conoscenze approfondite di contabilità, è necessario però comprendere i concetti esposti in questo capitolo, impegno e determinazione. • PUNTO CHIAVE n. 2: l’analisi aziendale inizia dall’esame dei dati contabili i quali devono essere riadattati e trasformati in indici al fine di poter effettuare confronti nel tempo (evoluzione della situazione aziendale) e con imprese concorrenti. • PUNTO CHIAVE n. 3: i mezzi a disposizione dell’imprenditore costituiscono il capitale aziendale (insieme di elementi attivi e passivi). La ricchezza netta viene denominata “capitale netto” e varia nel tempo, la variazione si definisce reddito. Il reddito non è aumento o riduzione di denaro. • PUNTO CHIAVE n. 4: i costi e i ricavi non necessariamente corrispondono a uscite ed entrate immediate. Spesso vi è uno sfasamento temporale a volte anche lungo. • PUNTO CHIAVE n. 5: il reddito (utile o perdita) si determina come differenza tra ricavi e costi. Siccome i ricavi e i costi non corrispondono a immediate entrate o uscite di denaro ciò significa che l’utile o la perdita non corrispondono a maggiore o minore liquidità prodotta o sottratta all’impresa. • PUNTO CHIAVE n. 6: maggiore è la durata del ciclo monetario e maggiore risulta essere il fabbisogno di capitale a breve da investire in azienda. Occorre pertanto cercare sempre di ridurre la durata del ciclo monetario.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI