Febbre

4979 Parole
Quando giungiamo davanti alla porta di casa mia Damien mi posa a terra, con mia enorme sorpresa, delicatamente. In tutta onestà pensavo mi avrebbe lanciato vista la sua abitudine nel farlo, ma meglio così. -Ci vediamo domani.- borbotta voltandosi e, in un istante, scompare senza nemmeno darmi il tempo di rispondere. Sospirando apro la porta di casa e subito mia madre mi viene incontro con un sorriso da orecchio a orecchio esclamando:-Voglio conoscere il tuo ragazzo! Com’è affascinante! E così galante! Ti ha portata in braccio fino a casa? Cosa? Le mie orecchie hanno sentito bene? Damien il mio ragazzo? Stiamo scherzando? Osservo mia madre incredula, in questo momento mi ricorda una bambina dentro un negozio di dolciumi, gli occhi che le brillano per la gioia e lo sguardo curioso. -Mamma, non è il mio ragazzo! Assolutamente!- ribatto imbarazzata chiudendo la porta di casa alle mie spalle. -Ah, davvero?- mi domanda lei con una faccia stranita e poco convinta:-Che peccato, è così carino... E nonostante ciò ti ha portata a casa in braccio? Se lo dici tu... Le osservo mentre si imbroncia delusa, come minimo si era già immaginata il giorno del mio matrimonio ed i futuri nipotini da accudire... Ma con Damien? Al solo pensiero rabbrividisco. -Ora vai di sopra a cambiarti, sei tutta sporca, che hai combinato?- continua lei squadrandomi da capo a piedi. -Sono caduta.- borbotto io e lei annuisce dandomi un bacio sulla fronte per poi sparire in cucina. Mentre vado in camera mia ripenso alle parole di mia madre, le guance in fiamme. Io e Damien. Io la sua ragazza. Lui il mio ragazzo. Noi due insieme. È così ridicolo, ci tolleriamo a mala pena! Eppure non posso fare a meno che arrossire al ricordo di poco fa, quando ero stretta tra le sue braccia e mi sentivo confortata ed al sicuro. Pesto un piede a terra, frustrata, ed entro rapidamente in camera mia, sfilandomi la giacca e la felpa per poi lanciarle sulla sedia della mia scrivania. -Hey, è andato tutto bene? Sei tutta rossa...- cantilena una voce divertita ed io sobbalzo per lo spavento, colta di sorpresa. Mi volto verso il mio letto con un debole sorriso e vedo Shawn seduto sul bordo del mio letto, i suoi palmi aperti sul materasso ed un sorrisetto canzonatorio sulle labbra. -Più o meno... Sono distrutta. Non credo di aver mai fatto così tanto esercizio fisico.- sbuffo io avvicinandomi al letto ed ignorando il suo commento sul mio rossore:-Non sarà Sebastian ad uccidermi, ma gli allenamenti con Damien. Shawn si alza ridendo divertito e mi viene incontro:-Ti ha fatta lavorare sodo, eh? Però meglio così, farai dei progressi molto rapidamente. Sorrido stanca e lo abbraccio. Il rosso, inizialmente stupido dal mio gesto, mi stringe con fare protettivo tra le sue forti braccia e mi accompagna fino al letto, sul quale mi butto all’istante, trascinando il rosso con me. -Ho visto che Damien ti ha riportata a casa, devi essere stata davvero brava per meritarti un premietto simile...- aggiunge Shawn sedendosi sul bordo del letto ed ammiccando. -Non aggiungere altro, mi è bastata mia madre!- esclamo imbarazzata evitando di incrociare il suo sguardo:-Semplicemente non mi reggevo in piedi! -Già... E tutti sappiamo che è tipico di Damien essere altruista ed aiutare il prossimo, vero?- continua a stuzzicarmi il rosso ed io affondo il viso nel cuscino per evitare che veda le mie guance ancora più rosse di prima. -Gionata sta arrivando, si è proprio fatto un bel pisolino, eh? Meglio che adesso io vada però.- dice il rosso interrompendo il silenzio per poi darmi un bacio sulla fronte ed avvicinarsi alla finestra:-Ci vediamo, principessa. Mi dedica un ultimo sorriso e salta fuori. Dopo pochi minuti la porta di camera mia si apre ed una specie di zombie entra a testa bassa trascinando i piedi sul pavimento. -Hey Gionata, tutto bene?- gli domando cercando di far finta di niente riguardo a quanto successo oggi. -Tu e la tua amica non dovrete mai più fare una cosa del genere.- dice estremamente serio:-Tu non ti rendi conto della situazione in cui ti trovi. Io non sono tuo nemico, ma un tuo alleato, sono qui per proteggerti da quei mostri che vogliono farti del male. -Non capisco a cosa tu ti stia riferendo...- sussurro chinando il capo per evitare il suo sguardo, mi dispiace fare la finta tonta con lui, è stato gentile e sta facendo tanto per me, ma non vorrei mettere nei guai la mia migliore amica. -Andiamo, non sono stupido! Mi ha colpito con un bastone e qualcuno mi ha poi portato a più di venti chilometri da qui e mi ha legato come un salame abbandonandomi in una discarica! Non è stato affatto divertente liberarsi e trovare nuovamente la strada per tornare qui. Senza contare che quel posto pullulava di demoni!- sbotta irritato e a me vengono dei terribili sensi di colpa. Così, ignorando la stanchezza, mi alzo da letto e mi avvicino a lui, per poi abbracciarlo e solo ora mi rendo conto della puzza che emana. Shawn gli ha proprio fatto un bello scherzetto, anche se così è riuscito a tenerlo lontano per un po’. -Non prendertela con Roxy, non è stata lei a portarti fin là, lei voleva solo trascorrere un po’ di tempo con me, da sola. Noi ti abbiamo lasciato alla scuola, non centriamo nulla con il resto. Ti prometto che non ci sarà una prossima volta e ti ringrazio di essere qui per proteggere me e mia madre.- sussurro decidendo di omettere alcuni dettagli, ad esempio che Shawn è il responsabile del brutto viaggetto che ha fatto e che ho passato l’intero pomeriggio con Damien. Sospira ed alla fine abbozza un sorriso:-Va bene, ma la tua amica deve darsi una calmata. Io sono un vostro alleato, non un nemico. Io annuisco allontanandomi e dicendo:-Se hai bisogno di riposarti prenditi pure il mio letto. Lui con un sorriso stanco accetta la mia offerta di pace e, sfinito, si distende a pancia in su sulle coperte blu del mio letto. Devo fare quattro chiacchiere con Shawn, forse ha un tantino esagerato... Ora potrebbe essere ancora più difficile allontanarmi da Gionata. -Shawn! Shawn, aspetta!- lo chiamo io sventolando come un'idiota le mani per aria cercando di catturare la sua attenzione. Sono appena arrivata alla fermata del pullman come ogni mattina e, per mia fortuna, ho appena incontrato proprio la persona con cui volevo parlare. Idiota come sono, mi sono però dimenticata che Gionata ed ora sta guardando il rosso con sospetto. È così silenzioso e discreto che talvolta mi dimentico di averlo appresso. -Ehm... Gionata, scusa, ma dovrei parlargli in privato. Potresti... lasciarci un attimo da soli?- gli chiedo io con un sorriso imbarazzato, sperando che non faccia di nuovo storie sul non doversi allontanare mai da me. L’angelo, dopo diversi attimi di esitazione, annuisce titubante e si allontana da noi, senza però perderci di vista, probabilmente pronto ad intervenire nel caso ce ne fosse bisogno. -Hey, pensavo che dopo ieri non te lo saresti scollata di dosso nemmeno per un secondo!- esclama il rosso sorridendo. -Lo pensavo anche io... Forse, però, vuole evitare che scappi ancora come ieri pomeriggio. A tal proposito, perché hai lasciato Gionata legato in una discarica?- vado dritta al dunque mantenendo il tono di voce basso e sorridendo forzatamente, consapevole del fatto che l'angelo ci sta osservando. -Mi ha costretto Sebastian, voleva provocarlo ed io non ho potuto disobbedirgli. Appena lo ha visto mi ha detto di legarlo e di abbandonarlo in quel posto, ma, come possiamo notare, è tornato senza troppi problemi. Direi quindi che tutto si è concluso per il meglio.- mi risponde sussurrando il mezzo demone mentre con la coda dell'occhio osserva Gionata. -Quindi anche ieri te ne sei andato per stare con lui?- cerco di indagare allora io. -Sono la sua guardia, è mio dovere stare con lui per difenderlo. Ora ritorna dal tuo caro angioletto, sembra un po' nervoso.- risponde il rosso senza scendere troppo nei dettagli. Mi volto a guardare Gionata che continua a mantenere lo sguardo fisso su di noi e a picchiettare agitato il piede destro sull’asfalto -Hai ragion, ci vediamo dopo. -D'accordo, anche oggi dopo scuola dietro l'edificio.- ribatte il mezzo demone prima che io inizi a camminare verso Gionata. -Allora? Di cosa avete parlato?- mi domanda appena lo raggiungo. -No, niente di che, dovevamo solo discutere di una questione in sospeso, adesso è tutto risolto.- replico sorridendo nervosamente, sono negata nel mentire, fin da quando ero piccola. Ora devo solo capire come riuscire ad incontrarmi con Shawn e Damien senza che Gionata mi segua. Tramortirlo di nuovo è fuori discussione, ma che scusa potrei inventarmi per allontanarmi da lui per così tante ore senza destare sospetti? -Quindi, Astrid? Ti andrebbe bene?- mi domanda d’un tratto Gionata e solo ora mi rendo conto che mi stava parlando e che io non ho ascoltato una singola parola. Lo guardo confusa e subito lui capisce che non so nemmeno di cosa stia parlando:-Ti stavo dicendo ch questo pomeriggio dovrei aiutare Samantha, ha un compito da svolgere. Non dovrei stare via molto, ma se preferisci posso non andare e rimanere con te, Sam è in grado anche di cavarsela da sola. A quanto parte non dovrò spremermi le meningi ancora per molto per questo pomeriggio, Gionata a quanto pare non sarà nei paraggi. Meglio così, questo sarà di nuovo un problema domani, ma direi di concentrarmi su una cosa per volta. -Tranquillo, rimarrò con Roxy. Sono preoccupata principalmente per la notte.- rispondo io, sincera, e lui mi sorride rassicurante:-Tranquilla, tornerò prima che faccia buio. -Allora Astrid? Sei pronta?- mi domanda Damien, oggi stranamente di buon’umore. Non che sia particolarmente loquace e sorridente, ma è meno scontroso ed imbronciato del solito, forse però è un bene per me, magari non mi sfinirà anche oggi con l’allenamento. Ormai le lezioni sono terminate e Gionata se ne è andato pensando di lasciarmi con Roxy, la quale è invece rimasta nella biblioteca della scuola a fare i compiti. Quest’oggi ha deciso di non assistere al mio allenamento, ha detto che fa troppo freddo per rimanere seduta e ferma tutto il tempo. Adesso siamo solo io e Damien, nello spiazzo terroso sul retro della scuola, con il cielo color del piombo sulle nostre teste, pronti a ricominciare l'allenamento. Onestamente non so quanto resisterò oggi, ho ancora gli arti tutti indolenziti, i muscoli delle gambe urlano pietà e, nonostante stia indossando solo una felpa, sto morendo di caldo. Da un’oretta ha iniziato anche a girarmi la testa e mi sembra di avere un macigno sulle spalle da quanto mi sento pesante. Non voglio dirlo a Damien, non voglio che pensi che sia una debole che alla prima difficoltà si arrende, voglio dimostrargli che ieri si sbagliava a definirmi sotto la media anche per un essere umano. Annuisco e, senza alcun preavviso, in un rapidissimo scatto il demone mi afferra le spalle e mi butta a terra spingendomi all’indietro con tutto il suo peso. Rimango paralizzata, ha forse deciso di aumentare la rapidità e la forza dei suoi colpi? Pensavo che, visto che siamo solo all'inizio, ci sarebbe andato piano come ieri, eppure non mi sono accorta di nulla finché non mi sono trovata stesa a terra. Mi metto a sedere e, con un po’ di fatica, mi rimetto in piedi. -Che cos’hai?- mi domanda lui studiandomi. -Nulla, sto benissimo, mi hai solo colto di sorpresa.- rispondo decisa mentre, all'improvviso, inizio a tremare per il freddo. E pensare che fino ad un attimo fa stavo morendo di caldo... -Sei una pessima bugiarda, mi pareva di avertelo già detto.- replica e con un altro movimento rapido mi tira un calcio alle caviglie facendomi cadere ancora per terra. Sto per rialzarmi quando lui si accuccia accanto a me:-Ieri colpi come questi riuscivi a schivarli, oggi perché non ci riesci? Credevo ti fossi abituata a questa velocità. Io lo guardo con la bocca spalancata, incredula. Non è possibile che questi colpi siano al pari di quelli di ieri, sono più rapidi ed anche più potenti. O almeno così mi pare. -Non è vero, hai alzato il livello.- affermo io, sicura, e lui aggrotta la fronte:-Ti sbagli, sono più lenti e prevedibili dei colpi che riuscivi ad evitare ieri quando abbiamo concluso l’allenamento. Alle sue parole spalanco gli occhi sorpresa, lo osservo per diversi secondi ma sembrerebbe sincero. Che cosa diamine mi sta succedendo? Damien sbuffa e poi posa la sua mano destra sulla mia fronte, al contatto percepisco la sua pelle fredda e subito mi viene naturale allontanarmi. -Sei calda. Penso che tu abbia... La febbre? La chiamate così, giusto?- constata lui alzandosi e prendendo la mia giacca, che è per terra a qualche metro da me. -Impossibile, questa mattina stavo bene...- sussurro sorpresa. -Non proprio, sei pallida da quando sei entrata in classe e durante le lezioni mi sembravi più distratta del solito.- commenta passandomi la giacca che indosso senza esitazione. Grandioso... Ora penserà che sono così debole da ammalarmi dopo appena un pomeriggio di allenamento, altro che fargli cambiare idea sul mio conto! -Allora, vuoi stare seduta per terra ad ammalarti ancora di più o andiamo?- mi domanda Damien sbuffando. -E dove andiamo?- domando scettica. -A fare una bella passeggiata agli Inferi...- risponde sarcastico e roteando gli occhi aggiunge:-Ti riporto a casa, dove altro vuoi andare con la febbre? È inutile restare qui, sprecheremmo solo tempo e tu peggioreresti, vedi però di guarire in fretta. -Ma...- cerco di controbattere io, anche se non so nemmeno per quale ragione io stia facendo così tante storie. Forse perché, in fondo in fondo, vorrei rimanere con lui ancora un po’? Se mi riportasse a casa adesso, sono sicura che se ne andrebbe subito e mi lascerebbe da sola. Fantastico, adesso deliro pure, devo stare proprio male per avere pensieri del genere... -D'accordo! Vuoi restare qui? Perfetto, io me ne vado.- sbotta lui sollevando le mani al cielo spazientito. Inizia a camminare allontanandosi sempre di più da me e la mia bocca, del tutto scollegata dal mio cervello, lo ferma:-Aspettami! Non lasciarmi qui da sola! Lui si blocca e io mi maledico, perché gliel'ho chiesto? Un brutto scherzo da parte della febbre? Mi alzo barcollando leggermente e lo raggiungo:-Mi... mi accompagni, per favore? Le parole, di nuovo, mi escono dalla bocca senza prima passare per il cervello ed io mi sento una totale idiota. Perché diamine lo sto praticamente supplicando di aiutarmi? -D'accordo.- mugugna lui dopo alcuni attimi di silenzio. -Vuoi aspettare il pullman o andiamo a piedi?- mi domanda prima di iniziare a camminare -Io... credo che faremmo prima andando a piedi, il prossimo pullman è tra un’ora.- rispondo ed ora penso sia una fortuna che lui mi accompagni, passare per il bosco da sola non mi piace affatto, soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti. -Va bene, come preferisci. Damien inizia quindi ad addentrarsi nella boscaglia ed io subito lo segue, ripercorrendo la stessa via che abbiamo usato ieri dopo l’allenamento. -Perché tu e Shawn mi state aiutando?- domando all'improvviso interrompendo il silenzio creatosi. Lo vedo irrigidirsi un attimo e, dopo aver sospirato, risponde:-Beh, Shawn è preoccupato per te e teme che Sebastian o qualcun altro possa attaccarti. Quindi vuole essere sicuro che, in caso di pericolo, tu possa difenderti o almeno scappare. A quanto pare si è affezionato a te abbastanza da non volere che ti succeda qualcosa di brutto. -E tu?- insisto io mentre mi stringo maggiormente nella giacca, infreddolita, anche se sotto i vari strati di indumenti sto sudando. Notando che non mi risponde sposto il mio sguardo dai miei piedi al viso dai lineamenti decisi ed affilati. Anche lui mi sta osservando e sembra incerto su come rispondere. -Non riesci proprio a vivere senza tempestarmi di domande, eh?- replica alla fine spostando lo sguardo dritto davanti a sé:-Io... Shawn mi ha chiesto questo favore perché lui deve stare quasi sempre con Sebastian, mentre io no dato che devo rimanere a perlustrare questa zona. Ho semplicemente accettato di fargli questo favore dato che è colui che maggiormente si avvicina ad essere un... amico. -Capisco...- mi limito a rispondere cercando di mascherare la delusione. Se devo proprio ammetterlo mi aspettavo un'altra risposta, anche se non ne so il motivo. Ricomincio a fissare i miei piedi mentre continuiamo a camminare in silenzio. Damien deve perlustrare la zona mentre Shawn e Sebastian vanno chissà dove a fare chissà che cosa e lo stesso vale per Samantha. Sembra quasi che siano qui tutti quanti per lo stesso motivo, per lo stesso scopo, ma quale potrebbe mai essere? Non riesco a cavare alcuna informazione da nessuno, nemmeno dal rosso e finora lui è sempre stato quello più loquace. Che cosa sta succedendo? D'un tratto lo sento sospirare ed imprecare a bassa voce, poi rivolgendosi a me dice:-Anche io mi sono un po’ affezionato a te, anche se non ne capisco il motivo. Sei irritante, goffa ed hai la faccia da pesce lesso, eppure mi attiri. Ora però basta con le domande. Lo dice così rapidamente che mi sembra quasi di essermelo immaginato, ma quando assimilo il tutto la delusione scompare per lasciare posto ad una grande felicità. Perché sono contenta per ció che mi ha detto? Perché mi importa così tanto se lui ci tiene a me oppure no? -Oh, smettila di sorridere come un'idiota.- sbuffa accelerando il passo e superandomi. Appena mi rendo conto che sto realmente sorridendo come un’ebete cerco di tornare seria, ma senza alcun successo. Sento il mio viso andare in fiamme e sono più che certa che non sia dovuto alla febbre ma piuttosto alle parole di Damien. Perché mi fa questo effetto? Sono così occupata a pensare al demone che non mi accorgo nemmeno che siamo già arrivati finché Damien non dice:-Vuoi continuare a camminare o vuoi entrare in casa? -Cosa? Ah, no, cioè io... Ci vediamo.- dico frettolosamente e poi mi dirigo verso la porta, ma, prima di entrare, consapevole che lui mi sta ancora osservando, dico:-Grazie, davvero. Senza aspettare una sua risposta entro in casa e ben presto sento mia madre chiamarmi:-Tesoro, c'è qui una tua amica, vieni! Un’amica? Roxy è ancora in biblioteca e nessun’altra ragazza che io conosca si presenterebbe a casa mia senza prima avvisarmi. Confusa, vado salotto e trovo mia madre seduta sul divano, accanto a lei Samantha, entrambe con un gran sorriso radioso mentre tengono in mano due tazze di tè. Che sta succedendo? -La tua amica è davvero dolce e gentile, perché non me l'hai presentata prima?- mi domanda mia madre. -Io... ecco... -Siamo amiche da poco.- interviene Samantha in mio soccorso. -Capisco. Comunque vieni pure a trovarci quando vuoi, cara.- dice sorridendo mia madre e, dopo aver preso la tazza di Samantha, se ne va in cucina lasciandoci sole. -È successo qualcosa? Non dovevi essere con Gionata? -Va tutto bene, Gionata tornerà tra poco, doveva finire una cosa. Son venuta qui per parlarti.- risponde la castana. -Di che cosa? -Gionata mi ha raccontato tutto e so che nei suoi confronti sei diffidente. Capisco che tu sia confusa e non sappia come comportarti, quindi vorrei provare a chiarirti le idee, a spiegarti un po’ meglio la situazione.- replica lei. -Ti ascolto.- ribatto sorpresa. -Partiamo dall'inizio, Paradiso ed Inferno esistono, come esistono Dio e... Lucifero. Di conseguenza ci sono angeli e demoni, creature quasi immortali. Solo i demoni possono uccidere gli angeli e viceversa, ma nessun umano è in grado di farci del male. E fin qui mi sembra che tu abbia capito tutto, ma ancora non comprendi che dei demoni non ci si può fidare. Mentono, sono aggressivi, volenti, perfidi, uccidono e si nutrono del sangue e delle carni delle loro vittime, sono peccatori, egoisti, approfittatori, subdoli, scaltri. Tu stai giocando con il fuoco, non devi tenere le distanze solo da Sebastian, ma anche dagli altri due. Ti faranno del male e so per certo che hanno degli interessi per i quali sei ancora viva... Loro non sono in grado di nutrire dei sentimenti per qualcuno. -So qual è la tua vera natura, sei un angelo per metà. Ieri Gionata si è accorto del potere che emani ed ora lo percepisco anch'io. Noi due possiamo aiutarti. Quindi ti prego, smettila di allontanare mio fratello.- mi spiega Samantha. Inizio a tremare per il nervoso e non riesco a trattenere le parole che escono a raffica dalle mie labbra:-Li descrivi come dei mostri, ma non lo sono! O almeno non Damien e Shawn! Mi hanno aiutata e, con il tempo, sono riuscita a fidarmi di loro e non ho intenzione di cancellare la mia fiducia solo perché me lo dici tu! Non li considero più dei mostri, lo ammetto che all'inizio la pensavo come te, ma ora le cose sono cambiate! Li ho conosciuti meglio, ora li capisco meglio! Tieni per te le tue opinioni, non le ho richieste! Le cattiverie che ha detto mi hanno ferita, anche se so che le sue parole non erano dirette a me, mi sono sentita come se lo fossero. -Tu non te ne accorgi, ti stanno solo prendendo in giro. Tu sei in parte come me e Gionata, dovresti stare con noi.- ribatte però lei alzando la voce. -No, voi mi costringereste a stare lontana da Shawn e Damien ed io non voglio!- rispondo sempre più irritata. Solo ora ho capito che, se il demone ed il mezzo demone se ne andassero, io perderei una parte di me. Ormai, dopo tutto questo tempo, mi sono affezionata a loro, ho smesso di temerli ed ho iniziato a considerarli amici miei. Non voglio allontanarmi da loro solo perché me lo dice Samantha. Nonostante la loro natura, penso siano buoni, anche se Damien fa di tutto per nasconderlo. -Potrebbero uccidere te o la tua amica... o tua madre.- insiste lei infervorata come mai l’avevo vista prima. -Allora proteggetemi da Sebastian, è stato lui ad attaccarmi, a tentare di uccidermi. Ed è stato proprio Damien a salvarmi.- ribatto io e lei sospira affranta, forse rendendosi conto di non potermi convincere. -Capirai a tue spese che ti sbagli, ma io e mio fratello ti aiuteremo comunque. Mi guarda delusa e, dopo avermi sorriso amaramente, se ne va. Invece io corro in camera mia, sfilandomi i vestiti sporchi per indossare il mio pigiama e poi mi butto sotto le coperte. Ed io che speravo di poter ottenere nuove informazioni da Samantha, invece non ha fatto altro che irritarmi e non mi ha detto nulla di nuovo, solo che a quanto pare Gionata è suo fratello. Ed io che pensavo che gli angeli fossero delle creature candide e prive di malignità, eppure la castana sembrava così piena di odio quando descriveva i demoni... Mi guardo intorno spaesata, ma non riesco a riconoscere questo luogo che mi appare al contempo tanto familiare... Sono in mezzo a un prato verde che si estende all'infinito mentre il cielo è blu scuro e la luna piena splende limpida insieme alle stelle. Come ci sono finita in questo posto? Sposto lo sguardo verso il basso e noto che sono scalza ed indosso un paio di pantaloncini azzurri ed una canottiera nera, il mio pigiama. -Astrid?- mi chiama una voce familiare alle mie spalle e subito mi volto sorpresa e perplessa. Il mio sguardo si posa prima sui suoi occhi scuri e profondi, poi sul suo viso perfetto circondato dai suoi all'apparenza morbidi e setosi capelli. Non so perché, ma per qualche istante rimango senza fiato ad osservarlo. Sembra forse più bello illuminato dal tenue bagliore della luna... Per quanto mi costi ammetterlo, Damien è davvero affascinante. -Dove siamo? Come sono arrivata qui?- domando con un filo di voce. Dovremmo essere quasi in inverno e invece qui sembra primavera. La notte è silenziosa, non si odono né il vento né qualche animaletto, sento solo il battito accelerato del mio cuore ed i nostri respiro. -Stai dormendo, non siamo realmente qui. Avrei preferito farti una visita, ma... quell'angelo impiccione è tornato e non ti perde un attimo di vista.- risponde lui serrando i pugni con forza. -Come faccio a dormire e ad essere qui?- domando ancora più confusa. Lui guarda la mia espressione di stupore probabilmente ridicola e si rilassa aprendosi in un sorriso:-Sono entrato dentro i tuoi sogni, volevo parlare con te e sapere... come stavi. -Io... sto bene, sono solo un po’... confusa.- rispondo guardandomi ancora intorno. -È un bel posto... lo sogni frequentemente.- commenta Damien guardandosi anche lui intorno. -Cosa? E perché non mi ricordo un posto così... bello?- domando dispiaciuta. È tutto così tranquillo e pacifico, se esistesse vorrei tanto sapere dov'è questo posto nella realtà... Più mi guardo intorno più però mi rendo conto che c’è qualcosa che lo rende anche malinconico, oltre che meraviglioso. -Questo chiedilo alla tua testolina, non a me.- risponde lui sussurrando. -Come fai ad entrare nei miei sogni?- gli domando spostando la mia attenzione dal bel paesaggio al bellissimo demone che ho davanti a me. Che diamine di pensieri mi passano per la testa? Tutta colpa della febbre! -Stai dormendo, le tue difese sono abbassate e mi hai reso facile entrare nella tua testa, è una cosa che molti angeli e demoni sanno fare, anche se di solito quelli come me lo fanno per terrorizzare le loro vittime. All'improvviso mi tornano alla mente tutti gli incubi che ho fatto di recente:-Sebastian... Lui annuisce:-Lo ha fatto per spaventarti. Quel maledetto... Mi siedo a terra nell'erba fresca ed osservo il cielo, scacciando dalla mia mente il corvino alla ricerca di qualche ricordo che possa indicarmi che luogo sia questo. Non può essere frutto della mia fantasia. Questo luogo fa sorgere in me uno strano presentimento ed un malessere che non riesco a spiegarmi. Damien ha detto che sogno spesso questo posto, anche se non me lo ricordo, perché? -Oggi è venuta Samantha a casa mia.- queste parole escono dalla mia bocca prima ancora che io possa pensarle. Damien si siede accanto a me e mi guarda con attenzione. -Vi ha descritto in modo orrendo... ha detto che siete dei mostri e che sono ancora viva solo perché così ne trarrete dei vantaggi. Io... stava dicendo delle bugie, vero?- domando titubante, non sicura di voler ricevere una risposta sincera. Non sono riuscita ad ignorare le parole di Samantha che non fanno altro che rimbombarmi nella testa. -Su una cosa Samantha ha ragione, siamo dei mostri, delle creature orrende, ma io e Shawn non abbiamo secondi fini con te o non ti tratteremmo così. Sei libera di credermi oppure no.- rispondo incredibilmente tranquillo. -Io ti credo, ma le sue parole... Scusa.- sussurro chinando il capo. -E per cosa? -Per aver dubitato. Lui scoppia a ridere ed io arrossisco immediatamente. Che cosa ho detto di così esilarante? -Non devi scusarti, è normale che tu dubiti di noi, siamo dei demoni.- risponde con tono divertito. Rimaniamo in silenzio per qualche minuto finché non domando ancora:-Perché Samantha è qui? -Per lo stesso motivo per il quale io, Shawn ed il Principe siamo qui.- risponde senza esitazione e subito sposto la mia attenzione dal prato ai suoi occhi. -Cioè?- insisto visto che non parla più. -Che impicciona che sei...- sospira lui e poi aggiunge:-Stiamo cercando un altro ibrido per metà demone e per metà angelo. Lo osservo cercando di capire se si è inventato tutto o no:-Shawn mi aveva detto che non c'era nessun'altro come lui. -Lo pensavamo tutti, finché abbiamo scoperto l'esistenza di quest'altro. È da tanto che gli diamo la caccia, Lucifero vuole incontrarlo e vedere se può sottometterlo. Siamo riusciti ad avvicinarci a lui, ma quando stavamo finalmente per prenderlo, è intervenuta Samantha con altri tre uccellacci e lo ha aiutato. Lui, probabilmente per sdebitarsi, l'ha lasciata in vita, ma ha ucciso gli altri tre angeli. Non può tornare in Paradiso finché non lo trova, ma probabilmente lo troveremo prima noi e, quando accadrà, rimarrà bloccata qui per sempre. Agli angeli è severamente proibito aiutare qualsiasi creatura che abbia a che fare con gli Inferi. E lui, anche se solo per metà, è un demone.- mi spiega lui. -E voi pensate sia qui?- domando sorpresa da tutto quello che mi ha detto ed il demone si limita solo ad annuire. Socchiudo la bocca per fare un'altra domanda quando lui mi interrompe. -Per adesso basta.- sussurra chiudendo gli occhi e attirandomi a sé in un abbraccio, il che mi sorpende molto e mi lascia senza parole. Siamo di sicuro in un sogno, forse anche lui è frutto della mia immaginazione. Non può avermi realmente abbracciata, il vero Damien non lo farebbe mai Il mio cuore inizia a battermi all'impazzata mentre chiudo gli occhi per godermi il calore emanato dal suo corpo, il suo profumo e questo abbraccio a cui faccio fatica a credere. -La febbre è passata, la tua parte angelica ti ha aiutata a guarire. Credo che presto riuscirai ad usare i tuoi poteri.- sussurra lui al mio orecchio per poi aggiungere:-Ora svegliati, il pollo ti sta chiamando. E dopo le sue parole mi ritrovo sola nel vuoto. -Astrid?! Sveglia, è ora di andare a scuola!- esclama Gionata scuotendomi. Mi metto pigramente a sedere e sbadiglio stiracchiandomi. -Che ore sono?- domando borbottando, la voce ancora impastata dal sonno. -Le sette meno dieci.- risponde lui sorridendo. Il pollo ti sta chiamando. Le parole di Damien mi tornano alla mente in un istante e mi ricordo del sogno che ho fatto. Guardo Gionata ridacchiando a causa del soprannome usato dal demone. Ma Damien nel mio sogno era reale? Si era veramente intrufolato nei miei sogni? O era solo frutto della mia fantasia? -Astrid, tutto bene?- mi domanda Gionata ed io annuisco. Salto giù dal letto ed inizio a prepararmi rapidamente. Mi sento stranamente piena di energie, era da tempo che non ero così allegra. Sono bastati Damien ed il suo abbraccio inaspettato, che cosa mi sta succedendo? Perché quando si tratta di lui reagisco in questo modo?
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