«Vuol dire che l’avresti fatto se non ci fossi stata io lì?». «Probabilmente». Le sue dita si fermano per qualche secondo. «Avevo una gran voglia di stenderlo». Le dita riprendono il movimento circolare. «C… che stai facendo ai miei capelli?», sospiro, la voce pensierosa. «Ti sto confortando… no? Ovviamente perché sono ubriaco». A me non sembra per nulla ubriaco, e se avessi pensato anche solo per un istante che lo fosse non sarei salita sul suo pick-up. «Lo sei?». «No. Ma vorrei esserlo. Ubriaco fradicio. Devastato». Non fa un sorriso. Neanche un accenno, mentre le sue labbra fluttuano accanto al mio orecchio. «Hai sempre un così buon profumo, Vi. Di sole e shampoo e fiori. Violette». Sento anche io il suo odore, inalo la sua mascolinità. Inalo la forza che emana. Lo permea, irradi

