FEBO pt.2

828 Parole
Sento il suo silenzio e mi volto a guardarlo: le sue iridi bicromie mi scrutano, le sento perfino cercare di accedere alla mia fortezza interiore. Vogliono assaltare il mio castello, vogliono introdursi dentro e conquistarlo. Tutto ciò non mi piace e mi fa male. Sento gli occhi inumidirsi, la mano destra tremare e il fiato accorciarsi, schiacciato dal peso del vuoto che grava sul mio sterno. Non con, non ora, non in questo luogo così magico e tranquillo. No. Il mio telefono squilla ed io salto in aria: in questi giorni mi sono completamente dimenticata di possedere un cellulare. -Dove diamine sei?!- lo strillo di Inge rimbomba nella mia testa ma fatico a recepirne il significato. -Sono andata via prima, scusami mi sono scordata di avvisarti- - Mi sono presa un colpo quando non ho visto la tua bici, tutto bene? -. -Sì, sì Elias aveva fame e siamo andati a mangiare qualcosa- mi volto velocemente verso il ragazzo che non smette di studiarmi attentamente. Ritorno a fissare la luce dei lampioni che si infrangono nell’acqua buia nel canale, luccicando sulla sua superficie e seguendo il suo tremolio. - Con Elias? Perché con lui? Siete da soli? – Il suo tono mi sembra un misto tra incazzato e spaventato, di sicuro non è tranquillo e curioso. -Sì, ma ora io rientro a casa- - Sarà, sta attenta. Io sto andando da Axel a dormire e rincaserò verso cena, poiché andiamo a pranzo dai suoi- la immagino ruotare gli occhi e sbuffare. Mettiamo giù la chiamata ed infilo nuovamente il telefono nella borsa. -Io sono un po’ stanca, penso che…- -Vengo a casa anch’io- il suo sguardo torna a sorridermi ed io mi sento più sollevata. Pedaliamo in silenzio fino a Phoenixstraat e con altrettanto sistemiamo le biciclette ai ganci. Inizio a salire le scale e lui dietro di me: una cosa banale ma il mio cuore inizia a pompare a mille. Sento il suo sguardo cambiare e bucarmi da dietro. Giro leggermente la testa, quanto basta per poterlo vedere con la coda dell’occhio: mi segue, con il volto serio, gli occhi socchiusi e le mani nascoste nelle tasche del giaccone nero. Arriviamo al primo piano e sorpasso la sua porta, percorrendo tutto il pianerottolo per poi bloccarmi con un piede sul primo scalino della rampa seguente. Sento girare la chiave nella serratura sbloccandola, ma non sento la porta aprirsi. -È stata una bella serata- mi volto verso di lui e gli sorrido con gli occhi -a quanto pare riusciamo anche a non litigare alcune volte- -Sei te che scatti facilmente- sorrido alle sue parole, è vero -Vieni qua- mi fa gesto con la mano. -Perché? - il mio volto si corruccia confuso. I suoi occhi espressamente mi ripetono di raggiungerlo ed io, da povera stupida ci casco, farà così con tutte? Sfoderare lo charm delle sue iridi per arrivare a ciò che vuole? -Che c’è? - lo guardo dal basso verso l’alto e mi sento terribilmente una tappa in confronto a lui. Alza un angolo della bocca, in un sorriso sbilenco, e solleva la sua mano per avvicinarla a mio volto e sistemarmi una ciocca rosa dietro l’orecchio. Non parla e devo ammettere che in questo momento preferisco l’Elias che pone mille domande a questo silenzioso, terribilmente sexy ed intrigante. Sì, sexy perché sento la mia v****a pulsare e l’eccitazione salirmi. Ecco che potere ha il suo sguardo, il suo tocco su di me. -Volevo chiederti se stessi bene- il suo dito percorre la mia mandibola per poi scendere lungo il braccio fino a sfiorare la mia mano. Mi irrigidisco più per la domanda che per il tocco. -Certo che sto bene- rido nervosa -Ehm, te stai bene? - La sua mano avvolge la mia, tutta quanta in un pugno caldo. Il mio cuore manca un battito e fremo dentro di me. Rimango in silenzio, corrugo la fronte e cerco di trovare le parole giuste per mettere insieme una risposta ma mi rendo conto di non aver capito proprio la domanda. Mentre le rotelle, della mia incasinata testolina, ruotano all’impazzata, l’altra sua mano si posa alla base della mia schiena e mi spinge contro il suo corpo. Mi sta abbracciando? Istintivamente i muscoli si irrigidiscono, i miei occhi si spalancano e cerco di oppormi alla sua stretta: le sue braccia sono però così avvolgenti e sicure che inizia a salirmi la strana voglia di scoppiare a piangere e infradiciargli la giacca. Il suo respiro è irregolare, come se fosse pure lui agitato per qualcosa, ed il suo calore va ad infrangersi contro il mio orecchio, aumentando la scarica di brividi che percuote il mio corpo. Ricambio con titubanza e lo sento sorridere. Poi le sue braccia mi abbandonano ed io mi ritrovo a lottare contro la voglia di saltargli addosso e pregarlo di non lasciarmi più. Ma non lo faccio rimango impalata e confusa: come una cogliona. -Buona notte Bijtje- La porta si chiude ed io respiro nuovamente.
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