- Aveva pronunciato il nome del figlio?
- Allora no, ma un’altra volta che era, oserei dire, molto ubriaca. Ci ha raccontato che suo figlio si chiamava Jacques e che non lo vedeva da molto tempo.
- Parlava male del marito?
- Si lamentava che il defunto era geloso e brutale, e che le aveva fatto fare una vita miserevole. Aggiunse che era stupido per troppa onestà.
- Suo figlio era venuto a vederla dopo che abitava alla Jonchère?
- Non me ne ha parlato.
- Spendeva molto da voi?
- Dipende. Comprava per una sessantina di franchi al mese, qualche volta spendeva di più, quando voleva del cognac vecchio. Pagava in contanti.
La droghiera non sapeva altro e fu congedata.
Il ragazzo, che le succedette, apparteneva a una famiglia agiata del comune. Era alto e forte per la sua età, aveva l’occhio intelligente, la fisionomia sveglia e scaltra. Il giudice non sembrò intimidirlo affatto.
- Vediamo, ragazzo mio - gli domandò Daburon, - che cosa sai?
- Signore, la domenica grassa, ho visto un uomo sulla porta della signora Lerouge.
- In che momento della giornata?
- Di mattina, presto, andavo in chiesa a servire la seconda messa.
- Bene! - fece il giudice, - e quell’uomo era alto, bruno, vestito di un camiciotto?
- No, signore, al contrario, era piccolo, grosso e abbastanza vecchio.
- Non ti sbagli?
- No! - rispose il ragazzo. - L’ho visto da vicino, perché gli ho parlato.
- Allora, vediamo, raccontami tutto.
- Dunque, signore, passavo per la strada quando vedo quell’uomo grosso sulla porta. Era di cattivo umore, oh! ma molto di cattivo umore. La sua faccia era rossa, anzi violetta fino al centro della testa, cosa che si vedeva molto bene, perché era a testa scoperta e non aveva più capelli.
- E ti ha parlato per primo?
- Sì, signore. Vedendomi, mi ha chiamato: “Ehi! piccolo!” mi sono avvicinato. “Vediamo” mi ha detto “hai delle buone gambe?” Io ho risposto: “Sì”. Allora mi ha preso per un orecchio, ma senza farmi male, e mi ha detto: “Tu mi farai una commissione e io ti darò dieci soldi. Correrai fino alla Senna; prima di giungere alla riva vedrai un gran battello ormeggiato, vi entrerai e domanderai di padron Gervais. Stai tranquillo, ci sarà, gli dirai che può prepararsi a filare che io sono pronto”. Poi mi ha messo dieci soldi in mano e io sono partito.
- Se tutti i testimoni fossero come questo ragazzo - mormorò il commissario - sarebbe un vero piacere.
- Ora - domandò il giudice - racconta come hai fatto la commissione.
- Sono andato al battello, signore, ho trovato l’uomo, gli ho detto la cosa, ed ecco tutto.
Gevrol, che ascoltava con la più viva attenzione, si chinò all’orecchio di Daburon.
- Signor giudice - fece a bassa voce, - sareste così buono da permettermi di fare qualche domanda a questo ragazzo?
- Certamente, signor Gevrol.
- Vediamo, mio piccolo amico - interrogò l’ispettore, - se tu vedessi l’uomo di cui ci parli, lo riconosceresti?
- Oh! sì, certamente.
- Aveva dunque qualche cosa di particolare?
- Diamine!… la sua faccia color mattone.
- Ed è tutto ?
- Ma sì! signore.
- Tu sai com’era vestito eh? Aveva un camiciotto?
- No. Aveva una giubba con grandi tasche, e da una di esse usciva un fazzoletto a quadretti turchini.
- Com’erano i pantaloni?
- Non me li ricordo.
- E il suo panciotto?
- Aspettate - rispose il ragazzo. - Aveva un panciotto? Mi sembra di no. Tuttavia… Ma no, ora ricordo, non l’aveva, portava una lunga cravatta tenuta ferma da un grosso anello.
- Ah! - fece Gevrol con aria soddisfatta, - tu non sei un ragazzo sciocco, e scommetto che, cercando bene, troverai altre informazioni da darci.
Il ragazzo abbassò la testa e rimase silenzioso. Dalle rughe della sua giovane fronte si indovinava che faceva un violento sforzo di memoria.
- Sì - esclamò, - ho notato ancora una cosa.
- Che cosa?
- L’uomo portava degli orecchini molto grandi.
- Bravo! - fece Gevrol, - ecco dei connotati completi. Sarei sicuro di trovare questa persona; il signor giudice può preparare un mandato.
- Anch’io ritengo la testimonianza di questo ragazzo della più alta importanza - rispose Daburon.
E volgendosi verso il ragazzo:
- Sapresti dirci - gli domandò - di che cosa era carico il battello?
- Non lo so, signore, perché aveva il ponte.
- Risaliva o discendeva la Senna?
- Ma, signore, era fermo.
- È vero - disse Gevrol, - ma il signor giudice ti domanda da quale parte era voltata la prua, verso Parigi o verso Port-Marly?
- Le due estremità del battello mi sono sembrate uguali.
Il commissario ebbe un gesto di disappunto.
- Ah! - soggiunse indirizzandosi al ragazzo, - tu avresti dovuto guardare il nome del battello, tu sai leggere, suppongo. Si deve sempre guardare il nome dei battelli sui quali si sale.
- Non ho visto alcun nome - disse il ragazzo.
- Se questo battello si è fermato a qualche passo dalla riva - obiettò Daburon - sarà stato probabilmente notato dagli abitanti di Bougival.
- Il signor giudice ha ragione - approvò il commissario.
- È giusto - fece Gevrol. - Del resto, i marinai saranno scesi a terra e saranno andati all’osteria. Mi informerò. Ma com’era quel padron Gervais, mio piccolo amico?
- Come tutti i marinai di qui, signore.
Il ragazzo si preparava a uscire, il giudice lo richiamò.
- Prima di andartene, ragazzo mio, dimmi se prima d’oggi hai raccontato a qualcuno del tuo incontro?
- Signore, ho detto tutto alla mamma domenica tornando dalla chiesa, le ho anche dato i dieci soldi dell’uomo.
- E ci hai confessato tutta la verità? - continuò il giudice. - Tu sai che è molto grave ingannare la giustizia. Essa scopre sempre i bugiardi e riserva per essi punizioni terribili.
Il piccolo testimone divenne rosso come una ciliegia e abbassò gli occhi.
- Vedo - insistette Daburon - che ci hai nascosto qualche cosa. Ignori dunque che la polizia conosce tutto?
- Scusate, signore! - esclamò il ragazzo scoppiando in lacrime - scusate, non fatemi del male, non lo farò più.
- Allora, in che cosa ci hai ingannati?
- Ebbene, signore, non erano dieci i soldi che l’uomo mi aveva dati, ma venti. Ne ho dato la metà alla mamma e ho tenuto per me il resto per comperarmi una palla.
- Ragazzo mio - interruppe il giudice, - per questa volta ti perdono, ma che ciò ti serva di lezione per tutta la vita. Puoi andartene e ricordati che inutilmente si nasconde la verità, essa viene sempre scoperta.