«Ah, Dio mio! Vostro marito ubriaco, cavalli calpestato. Lui ospedale! Io qui padrona!» «Amàlija Ljudvìgovna! Vi prego di stare attenta a quel che dite,» cominciò Katerìna Ivànovna con quel tono altero che usava sempre con la padrona perché l’altra «si ricordasse di stare al suo posto», e anche allora non seppe rinunciare a quel piacere, «Amàlija Ljudvìgovna...» «Io cià detto foi prima non osare chiamarmi Amal Ljudvìgovna; io Amàl-Ivàn!» «Voi non siete Amàl-Ivàn, ma Amàlija Ljudvìgovna, e siccome io non faccio parte dei vostri miserabili adulatori, come il signor Lebezjàtnikov, che adesso ride dietro la porta» (dietro la porta, effettivamente, si udirono delle risa, e l’esclamazione: «Si sono accapigliate!»), «così vi chiamerò sempre Amàlija Ljudvìgovna, anche se non riesco proprio a ca

