5Raskòlnikov era già entrato. Aveva l’aria di uno che si sforza di non scoppiare a ridere. Dietro di lui, spilungone e goffo, rosso come una peonia per la vergogna, entrò Razumìchin. Era così buffo che le risate di Raskòlnikov erano più che giustificate. Questi, prima ancora d’essere presentato, s’inchinò al padrone di casa, che stava fermo in mezzo alla stanza e li guardava con aria interrogativa, e gli strinse la mano sempre dando a vedere lo sforzo che doveva fare per dominarsi e non scoppiare a ridere e per riuscire a dire almeno le due o tre parole necessarie a presentarsi. Ma era appena riuscito ad assumere un’aria seria e a bofonchiare qualcosa quando, come senza volerlo, gettò di nuovo un’occhiata a Razumìchin, e questa volta non riuscì più a trattenersi. Scoppiò in una risata che

