Capitolo 1

2437 Parole
Capitolo 1 London «Mi sento una sgualdrina con le “mie ragazze” così in mostra.» London Wright «Ah!» grido, mentre uno schizzo d’acqua fredda proveniente dal tubo mi raggiunge sulla schiena, mandandomi degli sgradevoli brividi su per la colonna vertebrale. La risata della mia migliore amica riempie l’aria calda e umida che mi avvolge. Mi strofino le mani sulle braccia, un gesto del tutto fuori luogo in questo giorno di primavera particolarmente afoso. «Sei proprio una stronza!» Con finta indignazione, mi giro a guardare male Paige che mi sta sorridendo. «Scusa, non sono riuscita a trattenermi. Tu eri lì e io ho questo in mano.» Fa un cenno verso il tubo da giardino verde che sta reggendo. «Sì, forse non hai capito che devi lavare le macchine, non me.» «Forse.» Scrolla le spalle, e ciocche di capelli ramati le ricadono sulle spalle. «Come punizione, la prima macchina la lavi tu.» «Assolutamente no, in guerra e in amore tutto è permesso» protesta. «Non sono molto sicura che questo modo di dire sia adatto alla situazione, tesoro.» Mi lascio scappare una risatina. Prendo l’elastico che tengo sul polso e, sollevando le braccia, mi raccolgo i capelli, mezzi bagnati, in una coda di cavallo. «Ci credi che questo è il nostro ultimo evento filantropico, in pratica, per sempre?» Guardo di nuovo Paige. Ci siamo laureate all’università del Michigan tre settimane fa, ma siamo iscritte da mesi a questa giornata di “lavaggio auto”, uno degli eventi di beneficenza obbligatori da svolgere per la confraternita. «No, è incredibile. Basta lavare auto, rastrellare giardini, raccogliere disgustose lattine di zuppa e piselli o vendere biglietti della lotteria con stupidi cestini regalo come premi. È difficile da immaginare.» Alza gli occhi al cielo e aggiunge: «Non vedo l’ora.» Il suo broncio si trasforma in uno strano sorriso. Ho incontrato Paige al primo anno, il primo giorno in cui ho messo piede al campus. Ricordo di essere entrata nella mia stanza e aver trovato questa cosetta con i capelli scuri e lunghi, con indosso pantaloncini da palestra che le coprivano appena le chiappe. Stava sistemando un boa rosa acceso sulla mensola sopra il suo letto e si è girata verso la porta quando sono entrata. Mi ha accolto con un sorriso gigante prima di dirmi: «Ehi! Tu devi essere la mia nuova coinquilina, spero non ti dispiaccia il rosa.» Mi sono data un’occhiata intorno e ha notato che la sua metà di stanza praticamente riluceva di rosa. Tutto, dal suo letto alla sua scrivania, era decorato con accessori di venti sfumature di rosa diverse. Ho risposto semplicemente: «Solo se a te non dispiace il verde.» È stato il primo colore che mi è venuto in mente che potesse stonare col rosa. In realtà, mi piace il verde, anche se non ho nulla di quel colore, perché anche il mio colore preferito è il rosa. Quindi ho subito capito che io e questa ragazza saremmo andate perfettamente d’accordo. Mi ha risposto: «Ehi, quello che va bene a te, va bene a me.» Avrei scoperto ben presto che Paige usava spesso modi di dire, anche sconosciuti, che non erano molto calzanti con la situazione. Da quel primo incontro nel dormitorio, io e Paige McAllister siamo diventate migliori amiche. Siamo state compagne di stanza per i quattro anni successivi e ci siamo supportate con problemi di vestiti, brutti fidanzati, storie finite, ubriacature e terribili postumi, lezioni inutili ed esami noiosi. Lei si è specializzata in marketing e io in giornalismo. I due corsi di laurea hanno molte materie in comune, quindi abbiamo seguito più lezioni possibile insieme. Ci siamo anche iscritte insieme alla Confraternita Delta Delta Delta, il che ci riporta alla situazione attuale. Le Tri Delta amano fare beneficenza per diversi enti. Questa settimana stiamo raccogliendo denaro per il rifugio della protezione animali della nostra comunità, che è una buona causa. Non ho niente contro le donazioni per chi ne ha bisogno, in particolar modo i cuccioli, ma onestamente penso sia una perdita di tempo: se ogni ragazza della confraternita donasse alla nostra “causa della settimana” venti dollari, in pratica spiccioli per noi, ogni ente benefico riceverebbe più denaro di quello che potremmo mai raccogliere con un lavaggio di auto. Guardo il tanga del costume di Paige e, ripensandoci, questo evento potrebbe effettivamente far raccogliere tanti soldi. «Comunque, sei davvero sexy» le dico. Lei stringe le labbra in un sorriso compiaciuto. «Grazie.» «Voglio dire, sembri un po’ una prostituta, ma va bene.» Ride. «Accetto il complimento e sai come si dice? Paese che vai... Potresti diventare una prostituta come me, se ti levassi i pantaloncini, sai?» «Penso che li terrò addosso, grazie mille» ribatto diretta. «Già mi sento una sgualdrina con le ragazze così in mostra.» Guardo verso il basso, dove la mia scollatura fa capolino dal reggiseno del bikini. «Le tue tette sono sexy. Sono sicura che grazie a loro faremo un sacco di soldi per i nostri amici pelosi. Avremmo dovuto fare un cartello con il nostro slogan!» esclama entusiasta. «E quale sarebbe lo slogan?» «“Tette per una giusta causa, raccolta fondi per i cuccioli pelosi”.» A ogni parola alza la mano in aria, come se vedesse il suo slogan illuminarsi. «Non è così terribile» ribatto, ridacchiando. «Quindi, la prima auto la faccio io, giusto?» «Mmm, sì. Non hai dimenticato il nostro discorsetto di prima, vero?» «No, stavo solo accertandomene. Perciò, questo significa che tu farai la seconda?» «Sì, perché?» «No, chiedevo.» Scrolla le spalle con un tono palesemente divertito. Abbiamo improvvisato delle file in un grande parcheggio dietro una banca. Alcune delle nostre consorelle hanno già cominciato a lavare auto, ma noi ci siamo allontanate e abbiamo preso l’ultima fila. Il brontolio incessante di un motore di grande cilindrata mi avvisa che è finita l’ora di parlare con Paige. Mi giro verso i due veicoli che sono nella nostra fila e capisco immediatamente l’allegria della mia amica. «Non ci credo» protesto. «E invece sì» ridacchia lei. Non è la piccola Toyota luccicante ad aver attirato la mia attenzione, ma il mostruoso e sporchissimo pick-up che le sta dietro. Fisso con la bocca spalancata il Ram Truck ricoperto di fango: è davvero gigantesco e avrò bisogno di una scala per arrivare al tettuccio. Ma quanto è sporco... scherziamo? «Oh, la beneficenza.» Paige sospira e alza la voce di un’ottava. «Ti fa sentire così bene con te stessa, non è vero?» Poi si avvicina alla prima auto e saluta con la mano. «Divertiti» mi dice dandomi le spalle. Io mi avvicino al pick-up, preparandomi tra me e me a salutare lo stronzo che sarà alla guida con un gran sorriso, perché sono una Tri Delta, dopotutto. Il pick-up si staglia di fronte a me. I miei occhi si spostano dalle ruote alle portiere. Ogni centimetro è coperto da fango incrostato che sembra stare lì da secoli. Prendersi davvero cura di un pick-up, potrebbe essere molto costoso. Il mio sguardo prosegue verso l’alto, ma non riesco a stamparmi in faccia un sorriso. Sarà per il fatto che è il mio ultimo evento con la confraternita, o forse perché c’è l’ottantasette percento di umidità, o forse perché il più stronzo degli stronzi ha parcheggiato davanti a me, ma non riesco a comportarmi con la classe delle Tri Delta né a sorridere. Invece, quando i miei occhi raggiungono il finestrino, ho uno sguardo davvero torvo. Almeno finché non vedo lui. Abbassa il finestrino e ci appoggia il braccio. Indossa una specie di tuta mimetica dell’Esercito e un cappello dello stesso materiale, ma non è la divisa che mi lascia senza parole: è il viso che sta sotto il cappello color marrone e verde. Cavolo. Non mi trovo spesso in questa situazione. Quasi nulla riesce a scuotermi nel profondo, ma questo Adone di fronte a me è riuscito a rubarmi ogni pensiero di senso compiuto. Il sorrisetto sul suo volto dovrebbe innervosirmi, normalmente lo farebbe, eppure non riesco a infastidirmi, di fronte a quel viso corrucciato, a quelle labbra e a quegli occhi blu che sembrano brillare in contrasto con la sua carnagione baciata dal sole. I suoi capelli biondo sabbia sono corti e si vedono appena sotto il cappello, e, senza rendermene conto, mi ritrovo a immaginarmi mentre faccio scorrere le dita sulla sua nuca. Mi perdo e immagino di farci del sesso sfrenato, noi due tutti sudati, e poi un matrimonio bellissimo e dei figli. Sì, tanti figli. È ufficiale: ci sposeremo. Un movimento di fronte a me, mi risveglia dal sogno a occhi aperti. Metto a fuoco Mr. Sexy e ha un sorriso ancora più grande. «Scusa... cosa?» balbetto, perdendo la dignità. «Ho detto che dovresti chiudere la bocca prima di ingoiare un insetto. È solo fango, se ne andrà con un po’ di olio di gomito. Non avrai mica paura di un po’ di sporcizia, no?» La sua voce profonda mi manda una scarica di brividi per tutto il corpo. Ci metto un secondo a capire di cosa sta parlando. Ah, già... lavaggio auto. Ci sono. «Oh, mi piace sporcarmi.» Sorrido a trentadue denti, prima di sentirmi in imbarazzo. Sento l’improvvisa necessità di prendermi a calci. Basta con queste sciocchezze da ragazzina romantica delle medie, sono una donna intelligente e attraente di ventidue anni, appena laureata. Se ho imparato qualcosa in questi ultimi quattro anni, è come far fare a un ragazzo quello che voglio. E, in questo momento, mi vengono in mente molte cose che voglio da questo in particolare. Sorrido in modo seducente. «Ciao, sono London. London Wright. Scusa, ho avuto un blocco momentaneo, sarà il caldo» dico con una scrollata di spalle. Perché ho dato il mio cognome a questo tipo a un lavaggio auto? «Sì, fa un caldo boia.» «Il giorno perfetto per far lavare il tuo pick-up sporchissimo a una povera universitaria, no?» Faccio anche io un sorrisetto. «Esattamente quello che ho pensato, anche se non sei decisamente povera, London Wright.» Adoro come suona il mio nome detto dalle sue labbra. «Forse no, ma non è molto gentile da parte tua.» Si volge verso il finestrino con tutto il corpo e vedo la targhetta con il suo nome posizionata sul petto a sinistra della mimetica. «Berkeley» dico. «Sono Loïc. Se tu non avessi voluto lavare auto, non avresti dovuto mettere il cartello. Voglio solo fare la mia parte per aiutare...» si ferma un attimo per girarsi a guardare uno dei poster «... i cuccioli.» «Be’, certo» ribatto con la mia voce più seducente. «Se vuoi davvero aiutare i cuccioli, e anche me, puoi semplicemente donare dei soldi e andare a un vero autolavaggio prima di passarmi a prendere per un appuntamento stasera.» La sua risata irrompe nell’abitacolo del pick-up e la testa gli ricade indietro sul poggiatesta. «Sei davvero particolare, London. Questo tipo di approccio funziona spesso?» «Be’, onestamente, di solito non devo sforzarmi troppo, ma ho capito che quando vedo qualcosa che voglio è meglio essere diretta.» Faccio una pausa. «E per rispondere alla tua domanda, sì, le mie tattiche funzionano sempre.» Mi osserva con attenzione, stringendo appena i suoi bellissimi occhi blu. Non capisco cosa pensi, ma il silenzio è imbarazzante, perciò continuo: «Ho sentito un piccolo accento nella tua voce, da dove vieni?» «Da un po’ di posti, direi.» «Dal Sud?» gli chiedo. «In parte.» «Non sei uno a cui piace parlare di sé, eh?» «No» mi risponde. I miei occhi vengono attirati dalle sue labbra e dal modo in cui formano un cerchio perfetto dopo che finisce di pronunciare la risposta. «Loïc... è un nome poco comune, c’è una storia dietro?» «Forse. C’è una storia dietro il tuo?» «Sì. Vuoi uscire con me più tardi, così te la racconto?» Sto cominciando a innervosirmi per la sua vaghezza. «No» mi risponde di nuovo, mettendo enfasi sulla N. Oh, merda. Forse è sposato. I miei occhi corrono verso la mano sinistra, che penzola fuori dal finestrino aperto. Quando mi osserva mentre gli fisso l’anulare, il petto gli vibra per una risatina bassa. «Non sono sposato, London, e non ho nessun tipo di relazione.» «Oh.» «Però ho fretta e ho bisogno che il pick-up venga lavato, quindi, se iniziassi, sarebbe fantastico.» Spalanco la bocca, sorpresa, ma la richiudo quasi subito, mentre alzo gli occhi verso Loïc, il Dio degli Stronzi, bello da morire, ma davvero un bastardo. «Certo» scatto, girandomi a prendere il tubo. Che idiota. Una furia cieca mi fa muovere, mentre pulisco il pick-up. In realtà, gran parte dello sporco viene via solo con l’acqua, ma a questo punto il veicolo non mi interessa più. Quello che mi fa arrabbiare è Loïc, seduto tranquillo nell’abitacolo, con le dita che scrivono sul telefono. Sembra che io non sia nemmeno qui. Anche se sono scocciata, sfrutto ogni possibilità per attirare la sua attenzione. Ma guardare una ragazza mezza nuda che sta su un pick-up bagnato, non è una specie di fantasia per i ragazzi? Eppure, ogni volta che butto un occhio su di lui per vedere se mi guarda il culo, scopro che non lo fa. Fissa quel maledetto di telefono. Dev’essere gay, per forza. Anche se non mi ha dato affatto quell’impressione. È solo un militare idiota, perché mi importa? Do gli ultimi ritocchi al suo pick-up e mi piazzo davanti al suo finestrino chiuso. Lui non alza lo sguardo, finché non busso sul vetro. Quando lo abbassa, sono pervasa dal bisogno impellente di dire qualcosa per tenerlo qui, per far sì che io gli interessi. Parte di me sa che quando se ne andrà, non lo vedrò più. Per motivi che mi sfuggono, quel pensiero mi terrorizza. Non so nulla di Loïc, a parte che ha un grande pick-up, che forse ha vissuto a Sud, a un certo punto della sua vita, e che fa parte di un corpo militare. Ma non è tanto per quello che so di lui, quanto per quello che vedo in lui: dietro il suo bel faccino c’è qualcosa. Non so bene cosa, ma voglio scoprirlo, devo scoprirlo. E il fatto che non sembri interessato a me, mi mette in agitazione. Alza il sopracciglio destro. «Finito?» «Sì, sono cinque dollari» rispondo con un sospiro. Vorrei dirgli tante cose, ma nulla mi sembra appropriato o normale. Non dovrei provare queste sensazioni nei confronti di uno sconosciuto, e comincio a chiedermi se il cervello mi sia andato in pappa. Mi allunga un biglietto da venti. «Tieni il resto per i cuccioli.» I suoi occhi blu e profondi mi mandano una scarica elettrica. «E... London?» I miei occhi speranzosi corrono su di lui. «Grazie» mi dice, prima di ingranare la marcia e andarsene dal parcheggio
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI