Capitolo 2

1678 Parole
Capitolo 2 London «Perché non gli interesso? Sono fantastica.» London Wright Sposto il mio sguardo dalla replica di E alla fine arriva mamma, verso la mia migliore amica, seduta dall’altro lato del divano. Al momento, lei ha molta voglia di chiacchierare e, con il suo blaterare incessante, mi sta facendo scoppiare la testa, rovinandomi la parte migliore della puntata. Certo, ho visto quest’episodio almeno tre volte, ma non è questo il punto: avrà notato la mia espressione poco conciliante. «Senti, amica, la devi smettere con questo broncio che hai da giorni. Sta diventando fastidioso. E sai qual è il detto? Piove sul bagnato.» Paige si lancia un pezzo di biscotto Pop-Tart in bocca. «Che cosa vorresti dire?» chiedo, con un sopracciglio alzato in modo interrogativo. Paige mi guarda con un’espressione confusa, come se avessi due teste. «Ma non lo so, è solo un modo di dire» risponde con una scrollata di spalle. Ridacchio. «Be’, Paigey Poo, lo scopo di usare un modo di dire è che abbia senso nel contesto, ovvero aiutare in qualche modo. Le tue frasi non hanno mai nulla a che fare con quello che succede, quindi è meglio non dirle.» «Le dico perché mi piacciono. Mi fanno sembrare...» fa una pausa per pensare alla parola precisa che vuole usare «... intelligente.» Non riesco a trattenermi e sbotto in una risata acuta. «No, ti sbagli.» Mi asciugo le lacrime che mi escono dagli angoli degli occhi. «In realtà, hanno l’effetto opposto. Lo sai, vero?» Ingurgita un altro pezzo di biscotto con aria infastidita. «Paige, è solo che... quando dici qualcosa che non ha senso, sembri un po’ stupidina. Ti voglio bene così come sei, ti sto solo informando.» Le faccio un sorriso imbarazzato. «Mi puoi informare quanto vuoi, ma continuerò a dire quello che mi pare, anche se pensi che sia stupida.» Mi guarda, stringendo gli occhi. «Non ho detto che sei stupida.» «Sì, in pratica l’hai fatto» replica con uno sbuffo. Lascio andare un sospiro. «Hai ragione, di’ quel cavolo che ti pare. Sono di pessimo umore, scusa se me la sto prendendo con te.» Paige incrocia le gambe sotto di sé e si allunga verso di me, con un gran sorriso stampato in faccia. «Ti perdono. Quindi sei ancora scontrosa per via del bel ragazzo dell’Esercito?» Sospiro. «Penso di sì. È una cosa ridicola, nemmeno lo conosco. Non capisco perché il suo rifiuto mi abbia fatta arrabbiare tanto.» «Be’, sono abbastanza sicura che questa sia la tua prima delusione d’amore.» Scuote la testa con le labbra premute a formare una linea retta. «Eh?» Gesticola, mentre mi parla: «È ovvio, no? Questa è la prima volta che sei stata rifiutata e il tuo ego ne risente.» Mi mordo un labbro sovrappensiero, riflettendo sulle sue parole. «London, prima o poi doveva succedere. Non prenderla sul personale, ma non tutti gli uomini del mondo possono caderti ai piedi.» I miei occhi si riducono a una fessura mentre la guardo. «Mi fai sembrare come una snob arrogante.» L’irritazione è palpabile nella mia voce. «Be’, la mela non cade lontano dall’albero» ribatte, scrollando le spalle. «Perché tiri in ballo mia madre, adesso?» Ha ragione, mia mamma è proprio una snob. Paige mi fissa confusa. «Perché dovrei parlare di tua mamma?» «Hai detto che la mela non cade lontano dall’albero.» «Quindi?» Alzo gli occhi al cielo. «Significa che sono come i miei genitori.» «No, non è così.» Paige scuote la testa. «Non so perché hai tirato in ballo tua madre. Sì, è un po’ altezzosa, ma non ti paragonerei mai a lei.» Mi lascio sfuggire un lamento. «Stiamo parlando dei miei genitori, perché il tuo modo di dire implica che io somigli loro!» Alzo la voce di un’ottava, infastidita. «Volevi forse dire: “A buon intenditor poche parole?” Perché avrebbe più senso, se volevi affermare che sono snob.» «Sì, una cosa del genere. Voglio dire che hai delle aspettative precise, e questo militare non le ha rispettate, quindi ti brucia. Devi voltare pagina, sai come si dice? “Il miglior modo per dimenticare qualcuno è andare a letto con qualcun altro”.» Mi metto a ridere. «“Si dice?”» Piego le dita in aria per mimare delle virgolette. «Questa non l’ho mai sentita, mi fai sembrare una sgualdrina. Per caso, hai sempre voluto che la tua migliore amica fosse una sgualdrina presuntuosa?» Lei ridacchia. «Non sto dicendo che sei una sgualdrina e nemmeno snob, in realtà. Sai che ti voglio bene così come sei. Ti voglio solo dire che stasera dobbiamo uscire, sai, per farti distrarre un po’.» «Tutto questo discorso...» Alzo la mano in aria e disegno un cerchio tra me e lei con il dito. «Solo per dirmi che dobbiamo uscire?» «Esatto!» Sorride. «C’è una band pazzesca che suona al Necto, stasera. Alcune delle ragazze dicevano di voler andare, sono sicura che troverai qualcuno da sbaciucchiare. Ti farà sentire decisamente meglio.» Mi fa l’occhiolino. «Mi servirebbe una serata fuori. Buona idea» ribatto con un sorriso. «Ma vorrei proprio sapere perché non gli interesso. Sono fantastica.» Sento la vibrazione del telefono sul divano e, controllando lo schermo, vedo il viso di mia madre. «A proposito di alberi» dico a Paige. «Ma non stavamo parlando della serata?» Mi guarda confusa. Mi metto a ridere. «Non riesco a starti dietro. Comunque devo rispondere, poi però cominciamo il rito pre-uscita.» «Evviva!» Batte le mani insieme. «Comincio a farmi la doccia.» Adoro il rituale pre-uscita che abbiamo perfezionato negli ultimi quattro anni. Consiste in snack, musica, drink e un paio d’ore per acconciarci i capelli e truccarci fino a diventare perfette. Presto, quando decideremo di crescere e trovarci un buon lavoro, o anche uno qualsiasi, sono sicura che queste serate saranno poche e poco frequenti. Però, fino a quel momento, mi crogiolerò nella felicità che mi danno questi istanti. «Ciao, mamma» dico al telefono. Mia madre non chiama spesso, di solito comunichiamo via messaggio, quindi sono sicura abbia qualche notizia da darmi. «Tesoro mio! Come stai? Come va la vita dopo la laurea? Ti è successo qualcosa di bello? Hai risposto a qualche annuncio di lavoro?» «No, non proprio. E, no, ancora no.» «Oh, non importa. Hai tempo» ribatte diretta. Esatto, mi sono laureata solo un mese fa: mia mamma mi capisce. «Hai sentito Georgia?» mi chiede. Mia sorella minore frequenta Stanford e sta trascorrendo l’estate, a cavallo tra il terzo e quarto anno, in giro per l’Europa con un gruppo di amici. «Non proprio, cioè, anche tu la segui su i********:, mamma, vedi le stesse cose che vedo io.» «Lo so, volevo solo sapere se ti avesse chiamata o mandato dei messaggi. Ha una scheda per chiamare all’estero, potrebbe anche usarla.» Ridacchio. «Mamma, si sta divertendo, sta bene. Ogni giorno posta foto che attestano che è viva. Chiamerà quando avrà del tempo libero, ma sono sicura che è impegnata a fare incetta di nuove esperienze.» «Lo so, è strano non ricevere messaggi da parte sua ogni giorno. Conosci tua sorella, ha sempre bisogno di qualcosa.» Percepisco il suo sorriso all’altro capo del telefono. «Quindi, se non la sentiamo, è una cosa positiva. Significa che se la sta cavando da sola.» «Suppongo di sì» ribatte con un sospiro. «Come sta papà?» «Oh, sai com’è fatto, lavora fino allo sfinimento, come sempre.» Mio padre si è fatto un nome nel mondo degli affari o almeno penso sia così, visto quanto guadagna. È nel mercato “fusioni e acquisizioni”. Come dice lui, significa che compra, vende, separa e unisce società perché possano avere successo. Mia madre, d’altro canto, non lavora, o almeno non fa nulla che apporti un reddito. Però si tiene impegnata e ha l’agenda sempre piena di eventi. «Oh, London, ecco perché ti chiamavo. Ci stiamo trasferendo.» In questo momento, i miei genitori vivono a New York City. Sono lì da qualche anno e credo sia il periodo più lungo che hanno passato nello stesso posto. Quando ero piccola, mi pare di ricordare che ci spostassimo almeno una volta all’anno. Mio padre si trasferisce ovunque lo porti il suo lavoro e mia madre lo segue. «Dove andrete?» «Louisville, Kentucky. Abbiamo comprato una casa nella parte carina della periferia, fuori città.» «Oh, fantastico, mamma. Quanto starete?» «E chi lo sa? Lo sai come funziona» ridacchia. «Ti prego, dimmi che terrete l’appartamento a New York.» Hanno un appartamento fantastico, da cui si può andare a piedi ovunque, ed è comodo quando ci vado. «Sì, penso di sì, per un po’. Non è male avere un posto qui, perché tuo padre ha sempre riunioni in città, anche se ci spostiamo.» «Oh, bene. Mi piace un sacco lì.» «Anche a me. Mi mancherà molto, ma sono sicura che anche il cambiamento sarà bello.» «Ne sono certa» la sostengo. «Be’, ovviamente, non cambieremo numero di telefono. Ti manderò l’indirizzo per messaggio. Partiamo per il Kentucky domani. Lasceremo tutto qui nell’appartamento, tranne qualche effetto personale che abbiamo già spedito. A parte quello, i designer hanno già preparato la nuova casa. Spero che tu possa venire a trovarci presto.» «Ci proverò, mamma. Non sono sicura di cosa farò d’estate, ma magari riuscirò a fare un salto.» «Grazie, tesoro. Oh, devo andare a prepararmi per il nuovo corso di acro-yoga che sto seguendo.» «Acro-yoga?» «Oh, sì, è fantastico. È come lo yoga, comprende un sacco di posizioni, solo che ho una base, c’è un ragazzo sotto di me. Mi solleva con le gambe quindi tutti i movimenti vengono fatti in aria. È divertentissimo, dovresti provare.» «Sembra un po’ pericoloso e ambiguo. Stai attenta, mamma.» «Oh, tranquilla.» Si mette a ridere. «Ci sentiamo presto, tesoro, ti voglio bene.» «Anche io, mamma.» Invio velocemente un messaggio a Georgia per dirle che le voglio bene e che spero si stia divertendo un mondo. Concludo dicendole di chiamare la mamma, quando può. Non so che ore siano in Europa, ma prima o poi leggerà il mio messaggio. Faccio partire la playlist del rituale pre-uscita ed entro nella doccia. Mi spunta un sorriso sulle labbra, mentre l’acqua calda mi scorre addosso: sono prontissima per una notte di divertimento.
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