2.

1890 Parole
2. Chiavi e indirizzo Elia aveva ripreso il controllo di se stesso in un lasso di tempo ragionevole. Era rimasto seduto in macchina solo quaranta minuti. Quaranta minuti in cui, dopo una lunga paralisi, aveva messo in fila le cose. Punto primo: dormirci sopra. Punto secondo: parlare con Anna. Punto terzo: rivedere Chiara. Forse. Dopo otto anni. Elia aveva le chiavi di casa di Anna. Non che le avesse usate spesso visto che aveva vissuto a New York gli ultimi otto anni. Comunque le aveva perché con Anna c'era un rapporto così, senza contare che da quando aveva salvato la vita a Vittorio, il marito di Anna, lei, come medico, si fidava esclusivamente di lui. Quindi dopo aver assolto malamente il punto primo, (era andato a casa, s'era cambiato, era andato a correre per dieci chilometri, era tornato, aveva fatto la doccia, aveva cenato, provato a guardare un film, era andato a letto... e non aveva dormito un secondo), il mattino dopo, che era sabato, aveva preso le chiavi di casa di Anna ed era andato a casa sua sperando di avere più fortuna con il punto due. Le otto del mattino gli era sembrato un orario da Cristiani pur sapendo che Vittorio per il sabato mattina aveva tendenzialmente programmi non troppo promiscui, quel genere di cose che generalmente uno fa da solo con la propria moglie, per intenderci. Al che tornavano buone le chiavi, appunto. Elia era deciso a piazzarsi in soggiorno con Tommaso, il figlio di otto anni di Anna e Vittorio, fratello di Chiara, a provare a parlare di calcio in attesa che uno dei due genitori, preferibilmente Anna, si alzasse e gli desse udienza. Il brusio che sentì provenire dal tinello appena mise piede in quella casa, però, gli fece capire che i suoi programmi avrebbero subito da subito un primo stravolgimento: seduti sul divano a guardare i cartoni animati in pigiama e camicia da notte c'erano due bambini: Tommaso e sua nipote Olivia. Olivia era dai nonni, quindi. Al sabato mattina. Alle otto. - Ciao – disse Elia entrando. - Ciao – rispose Tommaso per nulla turbato dalla sua presenza. Sapeva che era tornato da New York e quindi si aspettava di vederlo arrivare da un momento all'altro. - Ciao – si aggiunse Olivia, che stupita invece lo era parecchio. - Se vuoi la mamma dovrai aspettare. Al sabato non si alza mai tanto presto – lo avvisò Tommaso. Elia ne era consapevole, solo che non ce l'aveva fatta a starsene a casa sua con il rischio di arrivare lì troppo tardi e non trovare né Anna né Vittorio. Si sedette sul divano accanto a loro e provò a concentrarsi sulle vicende di Masha e Orso. Niente da fare, la presenza di Olivia lo destabilizzava al massimo. - Avete fatto colazione? - domandò Elia sperando di trovarsi nell'immediato qualcosa da fare. - No, non abbiamo il permesso di accendere i fornelli – spiegò Tommaso. - Ok, ci penso io. Che cosa volete? Olivia si illuminò: - Possiamo scegliere?! - Entro certi limiti... - la contenne Elia. - Sai fare le cr ê pes con la Nutella? - s'informò la bambina. - Le so fare. - Io vorrei quelle, grazie. Tommaso le sferrò una gomitata. - Olivia ti sembra il caso? - A me sì. Sono buonissime le cr ê pes con la Nutella. - Ok, vi chiamo appena sono pronte – concluse Elia alzandosi per avviarsi verso la cucina. Le uova c'erano, la farina anche, latte... un po' di burro... la padellina piatta... ecco c'era tutto. Gli serviva solo un po' di fortuna. Mentre si concentrava per indovinare le dosi e non fare una schifezza, si sentiva abbastanza compiaciuto: l'impegno culinario, nemmeno troppo blando visto che aveva visto fare le crepes ma non le aveva mai fatte, gli sarebbe servito per distrarsi fino all'arrivo di Anna. Dopo un po' che trafficava, quando la pastella giallina era quasi pronta e stava per colare la prima dose nella padella imburrata, vide spuntare dalla porta della cucina la testolina riccia di Olivia. Con dimestichezza la piccola si arrampicò su uno sgabello e si piazzò proprio di fianco a lui. - Mi insegni? Così poi io lo insegno alla mamma. - Non è meglio se ti scrivo la ricetta? - Mh... io mi ricordo tutto, sai? - Non ho dubbi. Poi Elia cominciò a versare la pastella nella padellina. Le cr ê pes si addensavano e lui le staccava dal fondo con una spatola. - Se vuoi aiutarmi puoi metterci la Nutella – suggerì Elia che cominciava a sentirsi a disagio con quegli occhi verdi puntati addosso. - D'accordo. Elia allestì una piccola postazione per Olivia e poi si accertò che fosse in grado di svolgere quel compito. Come immaginava erano abili le manine di Olivia e la Nutella si spalmava facilmente finché le cr ê pes erano ben calde. Elia cuoceva e Olivia spalmava. Avevano trovato un loro ritmo e non c'era nemmeno bisogno di parlare. Meglio così, ma poi: - A volte cucinavo con il mio papà – disse Olivia. Elia la guardò. - Facevamo il purè. La mamma si arrabbiava perché ne finiva sempre un pochino sulle piastrelle o sul muro. Se la immaginava Chiara, tutta precisina, a strofinare via i baffi di purè. Si immaginava anche Olivia e Lorenzo ridere delle loro performance culinarie e fregarsene delle paturnie di Chiara. Non aveva conosciuto Lorenzo, l'aveva visto solo un paio di volte, ma sapeva esattamente che tipo fosse. Era il tipo che l'aveva battuto sul tempo conoscendo Chiara prima di lui. In poco più di mezz'ora una quindicina di cr ê pes erano affastellate su un vassoio. - Ce ne sono anche per i nonni quando si alzano – constatò Olivia. - Sì... uova e Nutella è proprio quello che gli serve. Elia rise tra sé, rise di Anna e Vittorio, che dopo un ventennio burrascoso, s'erano trovati più innamorati di due ragazzini. Bel colpo! - Che hai da ridere? - gli chiese Olivia. - Niente. Olivia alzò gli occhi al cielo. - Eccone un altro. - Un altro che? - Un altro adulto che pensa che i bambini siano stupidi. - Non penso affatto che tu sia stupida. - Io sì – disse Tommaso entrando e piazzandosi a sedere davanti al piatto di cr ê pes. Invece di protestare o offendersi, Olivia si mise a ridere a crepapelle e Tommaso sfregò il suo naso contro quello piccolo piccolo di lei. Stupito dall'intesa di quei due, Elia apparecchiò tre posti e servì i due bambini. Assaggiò anche lui una cre pes... niente male per aver improvvisato dopo averle solo viste fare per la strada a New York. - Mh... buonissime – gongolò Olivia. Dopo di che le spazzolarono in silenzio facendo solo tintinnare le forchette nel piatto. - Cosa fate di solito il sabato mattina? - domandò Elia per farsi un'idea di quando i due nonni si sarebbero degnati di alzarsi. - Io e la nonna andiamo a fare la spesa – disse Olivia. - Io e il papà stiamo costruendo uno scudo al vibranio come quello di Capitan America – spiegò Tommaso come se fosse una cosa del tutto normale. - Proprio al vibranio? - s'informò Elia scettico. - Non siamo riusciti a riprodurre la stessa lega di adamantio-vibranio, ma non è male – specificò il bambino. A quel punto Elia era curioso di vedere cosa ci fosse nel garage di Vittorio perché era abbastanza singolare che un tipo super razionale come Tommaso fosse seriamente convinto di essere prossimo alla realizzazione di uno scudo al vibranio. Prima di poter approfondire la cosa, si udirono altri passi e poi la statura notevole di Vittorio apparve sulla soglia della cucina. A cinquantatré anni, Vittorio Castelli, aveva ancora quell'aria scanzonata che generalmente la gente perde intorno ai trenta, forse dipendeva dal fatto che, giunto a un soffio dal perdere la sua Anna, l'aveva ritrovata e ora sapeva esattamente come fare per tenersela stretta. - Ho vinto la scommessa – annunciò entrando. Prima di sedersi accarezzò la testa scura di suo figlio e baciò la sua nipotina. Anche lui non era affatto stupito di trovarsi Elia nel tinello. Olivia era abituata alle stranezze di suo nonno Vittorio, ma che non ci facesse una piega a trovarsi un tizio in casa alle otto di sabato mattina era abbastanza singolare anche per lui. - Quale scommessa? - chiese Olivia curiosa. - Ho scommesso con tua nonna che Elia si sarebbe presentato entro le 10... e sono le 9 e un quarto. -Be' è arrivato alle 8 – precisò divertito Tommaso. - Vuoi una crepes? - domandò Elia per sviare il discorso – E' a base di uova, ti farà bene. Vittorio rise. - Perché voi due non andate a vestirvi? - disse rivolto ai bambini. - Ci dobbiamo levare dai piedi, Olli – chiarì Tommaso. - C'ero arrivata da sola. I due bambini scesero dagli sgabelli scambiandosi uno sguardo d'intesa. - Vietato svegliare la nonna! - li ammonì Vittorio. - D'accordo – promise Olivia che evidentemente aveva già pensato di fare un'incursione nel lettone per estorcere alla nonna le informazioni che non aveva potuto ottenere dal nonno. Quando i bambini furono usciti, Vittorio si servì due crepes nel piatto di Olivia e cominciò a mangiarle. - Buone... perché hai fatto questa roba? - domandò. Elia lo guardava esterrefatto: come poteva pensare a mangiare in un momento simile? In realtà sapeva benissimo com'era possibile. - Me lo ha chiesto Olivia – rispose il dottore. - Occhio a quella. È tremenda, peggio di sua madre. - Vittorio... - lo incalzò Elia mal celando un'urgenza agguerrita che sarebbe potuta sfociare in una poco virile crisi di nervi. - Quando sei tornato da New York? - Due settimane fa. E Anna mi ha chiamato subito dopo per chiedermi di tenere un corso di pronto soccorso nell'ex asilo di Tommaso, scordandosi di precisare che attualmente quell'asilo lo frequenta una certa Olivia Neri. - Non sapeva come dirtelo. - Non avevamo stabilito che io non avrei mai chiesto di Chiara e voi non mi avreste detto nulla? Erano i patti. Vittorio smise di mangiare. Non era bravo a dire le cose per gradi. Era dell'idea che le notizie a non darle non miglioravano. - Nove mesi fa è morto Lorenzo. Elia impallidì. - Ha avuto un ictus mentre era in tournè. È morto durante la notte nella sua camera d'albergo. La mattina non s'è presentato alle prove, lo hanno chiamato e non rispondeva, sono quindi andati a cercarlo e lo hanno trovato morto. Tutto sommato era una fortuna che Vittorio non avesse problemi a dire le cose con chiarezza, non c'era il rischio che dicesse una cosa per un'altra o che t'ammazzasse con la suspance. Quindi Lorenzo Neri era deceduto a trentasei anni per un ictus. Conseguentemente Chiara Castelli era rimasta vedova a ventotto anni, quasi ventinove. E Olivia Neri, sei anni, era orfana di padre. … ed Elia Martinelli, di quasi trentotto anni, si sentiva mancare. Non sarebbe mancato, però, no nel modo più assoluto. Avrebbe camminato sui gusci d'uovo, avrebbe imbottigliato un fulmine, avrebbe agito con cautela, avrebbe... Avrebbe fatto qualsiasi cosa, non appena il panico si fosse placato. - Dov'è Chiara? - chiese tanto per andare diritto al punto. - Non vive con noi... ma non dorme più... non senza sonniferi da elefante. Così li prende solo nel week end, quando noi teniamo Olivia. - Cos'è che fa nel week end? - urlò Elia. Essere un medico poteva essere una via. - Dorme – Vittorio glielo disse con tono di sfida. - Ho capito. Ma che roba prende? - il dottore era piuttosto alterato. - Non lo so... gliel'ha dato il suo medico. Non le faceva effetto niente ed era ridotta... Adesso con quella specie di anestetico riesce a recuperare il sonno... solo che quando lo prende non riesce a occuparsi di Olivia, così passa cinque giorni sveglia e due... - Dov'è adesso? - A casa sua. - E casa sua dov'è? - Elia... - Chiavi e indirizzo. - Elia! - Da quanto si stordisce con quella roba? - Un mese... prima abbiamo provato con... - Ok. Un mese non è molto. Chiavi e indirizzo – ribadì Elia. A quel punto ottenne l'uno e l'altro e se ne andò.
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