XV Sin dal mattino di quella giornata Nataša non aveva avuto un momento libero e non era riuscita a pensare neppure una volta a ciò che l’aspettava. Nell’aria fredda e umida, nell’angusta oscurità della carrozza dondolante, per la prima volta si immaginò al vivo ciò che l’attendeva al ballo, in quelle sale piene di luci: musica, fiori, danze, l’imperatore, tutta la splendida gioventù di Pietroburgo. Ciò che l’attendeva era così meraviglioso che ella non riusciva nemmeno a credere che fosse vero, tanto appariva in contrasto col freddo, il buio e la sensazione di prigionia che provava, dentro quella carrozza. Comprese tutto solo quando, percorsa la guida rossa dell’ingresso, entrò nel vestibolo, si levò la pelliccia e, a fianco di Sonja davanti a sua madre, salì la scala illuminata e adorn

