XXXV. Vita torinese

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XXXV. Vita torinese Papà mi aveva insegnato ad attraversare corso Orbassano, così mi mandavano a comprare “otto etti di pane piccolo”, una pagnottella semplice, simile alla michetta, ma molto più bella. In corso Orbassano c’era anche la pizzeria del Cecchi Danilo e quando la sera la mamma era troppo stanca per cucinare mi metteva in mano 300 lire e mi mandava a comprare una pizza e 120 lire di farinata. Per noi era una festa, un lusso che ci era concesso solo quando papà era a Barlassina perché, da buon piemontese, non amava il pane condito e la farina di ceci. Per entrare dal Cecchi si salivano tre gradini, dentro era sempre pieno di gente che aspettava il suo turno, ma la moglie mi apostrofava ad alta voce con la sua calda parlata toscana: «Bimbo ’osa voi?» «Una pizza e 120 lire di

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