IV. Collegio di San Demetrio
Dei tempi del collegio, sempre nel vecchio cartone, Ottavia ha trovato uno strano testimone: un piccolo Atlante edito dall’Istituto Geografico De Agostini di Novara nel 1930, “Omaggio delle Assicurazioni Generali di Trieste e Venezia 1831-1931”, che non sappiamo come abbia fatto ad arrivare fino a noi, probabilmente “salvato” dalla nonna Darinca.
È un libretto ingiallito formato 16x16 centimetri, sul quale Marcella e le compagne di collegio presero l’abitudine di scambiarsi commenti, saluti, disegni e appunti, scrivendoli sul retro delle pagine e sui margini delle carte geografiche, a caso, dove trovavano un po’ di spazio.
Quando Ottavia me lo portò, rimasi a guardarlo in silenzio.
Di mio padre ho la montagna e i suoi attrezzi, la sua casa di Pisa, dove ho vissuto con i nonni, cioè quasi tutto. Di Marcella qualche oggetto: un orologio, una collana, un braccialetto, le solite cose che più o meno tutti abbiamo. Ma della sua vita mi restano solo i racconti dell’infanzia: credevo molto, in realtà quasi niente.
Improvvisamente quel grumo di carta ingiallita raccontava di Lei, di quando scrisse nella prima pagina, dove nessuno, forse per pudore, aveva osato fare annotazioni: «Zara, 3/2/1941, questa mattina sono partiti gli studenti universitari...»
“Bene”, mi sono detto, “incomincia a raccogliere quelle annotazioni in ordine cronologico”, senza immaginare che avrei finito per trascrivere tutto; pensavo che me la sarei cavata annotando solo le frasi più significative, secondo un senso di importanza che mi ero proposto di ricavare durante la trascrizione.
Marcella ci aveva descritto così bene San Demetrio − due palazzi costruiti sulla Riva, collegati da un portico coperto, con ampi scaloni, corridoi immensi, grandi finestroni e giardini per le ricreazioni − che mentre studiavo le annotazioni per capire il senso delle frasi, quasi senza accorgermene, quelle parole sono diventate vive, le ragazze con le loro voci e i loro grembiuli hanno riempito corridoi, aule e giardini che conoscevo. Via via che trascrivevo, ogni frase è diventata il fermo immagine di un attimo di quelle vite: impossibile tralasciare anche una sola parola. E così l’Atlante, con le sue cartine e le sue note, è diventato lo spunto per un viaggio nella memoria che aspettava da tempo di essere intrapreso.
Zara, 2 marzo 1938
[ultima pagina]
Ricordami, Emilia Gentile
Zara, 17 febbraio 1939
[ultima pagina]
Ore cinque, Perché mi ricordi, Emilia [grafia diversa]
Zara, 24 marzo 1939, [calligrafia di Marcella]
[pag. 12]
Ore 6,00. Giornata piovosa. Bisticcio con Wanda perché le ho detto che vada a studiare. Nostalgia. Politica molto tesa, sembra che ci sarà guerra, forse non arriveremo a finire l’anno scolastico ’38-’39. Ancora 15 giorni e poi Pasqua; non me ne importa nulla, non ho nessun desiderio di uscire per quel giorno. Forse che fino allora cambierò.
[Stessa pagina, un anno dopo]
A quanto pare la guerra non è ancora venuta, ben che ci sia della gente che l’aspetta ogni anno, perché siamo nel 1940.
Zara, 26 marzo 1939
[pag. 4]
Stai studiando S. Agostino e sei tremendamente nervosa perché ti è antipatico al grado più assoluto del superlativo. Io sto adesso terminando un tema anche questo tanto antipatico, perché devo parlare di Dante e di Petrarca. Sono suonate le sette. Hai finito di studiare filosofia, ma non ti sei calmata perché hai lanciato un aggettivo poco bello al povero Santo, che forse, al contrario ti benedirà dal cielo. Ricordati della tua compagna vicina di banco
Emilia
Zara, 27 marzo 1939, ore 18 1/4 (è finito?)
[pag. 11]
Che cosa ti è saltato in mente di venirmi a disturbare proprio ora che ho voglia di studiare? È vero che merita osare tutto per avere un mio rispettabilissimo autografo, ma questa volta sei proprio un’importuna. Mi preparavo a ripetere un po’ di greco per l’esame e tu mi hai distolto perché scrivessi su questo tuo immenso atlante. Che devo scriverti?
Te l’ho detto tante volte che sei... simpatica (volevo dirti però: scema di guerra) e che mi piace il tuo modo di cantare “sui monti della luna”, la canti con più sentimento di D.
Dunque? Ti dico di non seccarmi più quando ho il “momento” e di ricordarmi, perché io ti ricordo con affetto e simpatia.
Wanda l’indiana
Zara, 31 marzo 1939,
[pag. 14 (solo una firma)]
Wanda l’Indiana!
Zara, 31 marzo 1939
[pag. 22]
In quel di San Demetrio 21,30. Studio per l’esame con quelle di terza e mi servo del tuo piccolo Atlante, mentre tu forse già godi delle gioie celesti che dona Morfeo.
Ricordami, Wanda
Zara, 1 aprile 1939
[pag. 17]
Abbiamo ricominciato dopo una settimana di vacanza a studiare e questa volta bisogna mettersi sul serio, che te ne pare? io non ho tanta voglia, ma cercherò di farmela venire perché non ho intenzione di sgobbare durante l’estate. Ancora due mesi e poi a casa. Che gioia!!! Non ne posso più. Ciao saluti fascisti e auguri,
Emilia
[Sembra una risposta, annotata più sotto a matita:]
Purtroppo cara Emilia io ho sgobbato.
Zara, 17 aprile 1939 ore 3,30
[pag. 19, scritto con matite colorate]
Cara Marcella,
“Io ti saluto e tra poco vado a scuola. Cara Marcella, ma tornerò. Non piangere! Addio!
Lalalàlà - tratratrà (sono note all’incirca!) (che tripudio di colori!)”
Wanda
Zara, 1 giugno 1939
[pag. 13]
Oggi un mese sarò anch’io a casa, ma oggi 17 giorni comincio l’esame per andare in... liceo, e quando sarò studente liceale vedrai allora le mie arie.
Intanto ricordati che per i giorni dell’esame mi hai fatto una promessa alquanto... rinfrescante (scherzo!) per il caldo di questi giorni. Ricordami con affetto
Wanda
[Stessa pagina scritto a matita in alto, con la grafia di Marcella]
Chissà che arie quando sarai in prima liceo se adesso che sei appena in quinta ginnasio sembri un pavone che fa la ruota quando cammini.
[Stessa pagina scritto a penna in basso, tra parentesi]
Non lo dire soltanto in te stessa, ma puoi dirlo anche forte che sono intuzzona,10 così ti do un cazzotto di cui ti ricorderai.
Zara, 1 giugno 1939, ore 6,30, in sala da studio
[pag.6]
Ancora 15 giorni e poi a casa, dovrei mettermi a studiare la sintassi latina ma non ho voglia.
Piove, piove sempre... tra poco le campane cominceranno a suonare e penso che non potrò udire mai più quel dolce suono melanconico.
Zara, 25 settembre 1939
[pag. 20, calligrafia di Marcella]
Dopodomani ho l’esame di riparazione di latino. Per dire la verità mi sento addosso un certo non so che specialmente da quando ho saputo che viene il commissario da via,11 un certo Ranieri. Che Dio gliela mandi buona.
[Con altra grafia]
Lo dico anch’io [senza firma]
Wanda, Sara
Zara 27 ottobre 1939
[pag. 8, calligrafia di Marcella]
Ore sette meno cinque minuti. In sala studio con la Madre Giuliana. Brutto tempo, l’inverno s’avvicina a grandi passi. Soffia uno scirocco fortissimo mi piacerebbe andare in giro con questo vento. Sono in collegio da 3 giorni e mi sembra di esserci stata da sempre. Sento una nostalgia profonda, non tanto nostalgia quanto irrequietezza.
[Seguono righe cancellate]
Zara, 27 ottobre 1939
[pag. 24]
È finito il bel tempo che fu, e giacché vedo che in questo atlante di mastodontiche proporzioni dici spesso di soffrire il “mal di nostalgia”, credo lo sentirai specialmente ora che fuori imperversa la bufera ed ulula il vento (belle le mie espressioni... tutte a prestito!) Ricorda qualche volta la compagna di collegio e di classe.
La tua omonima Marcella Baricelli
Zara 8 gennaio 1940
[pag. 16]
Lenta la neve... fiocca, fiocca... fiocca
Giornata di grandi risate, Ricordatela! Capito!
Zara 8 gennaio 1940
[pag. 2, calligrafia di Marcella]
Oggi dalle 10,30 circa è caduta sempre la neve con nostra grande gioia e disperazione delle suore. Alla ricreazione delle quattro in corridoio non abbiamo fatto altro che gettare palle di neve malgrado le Suore che ci guardavano inorridite. Dopo la benedizione, al 4º piano nuovamente ci siamo “sballottate”. Mentre l’Italina mi faceva la benedizione della neve è capitata Madre Aurelia gridando e sbraitando a squarciagola, quasi piangente. Siamo corse in sala da studio e nuovamente con la neve (presa) dalle finestre ci siamo divertite un mondo. Madre Aurelia dalla disperazione ha pianto mentre puliva per terra con uno straccio. Mi sono divertita un mondo.
[stessa data, pag.3]
Continuo dalla pagina precedente: alle 6 siamo andate a confessarci o meglio come paravento abbiamo preso la confessione e siamo scappate in giardino dalle “piantagrane” e ci siamo divertite un mondo a gettarci in faccia la neve. Madre Prudenzia ci ha viste ma siamo riuscite a scappare da un’altra parte. Poi siamo andate in 4º piano dalla parte della scuola e lì nuova guerra di neve; e poi di seguito per i corridoi. In conclusione mi sono divertita moltissimo ma ho tutti i capelli bagnati e anche le pantofole. Spero che me la caverò con un raffreddore.
Zara, 14 gennaio 1940
[pag. 10, calligrafia di Marcella]
Sono pochi giorni che sono in collegio dopo le vacanze di Natale. Sono stata leggermente ammalata per due o tre giorni. Mi sento stranamente allegra, dico stranamente perché forse mi è successo qualcosa di terribile. Ma non mi importa, perché:
se gli affari ti van male
e la ditta va in rovina
fatti una fischiatina
Zara 18 gennaio 1940
[pag. 7]
Sono le tre e mezza e già non ci si vede più: tra cielo e mare non c’è diversità di tinta. Siamo proprio in una di quelle grigie e monotone giornate d’inverno. La monotonia però viene rotta in parte da un bel strato bianco che c’è in terra: la neve che è stata accolta con grida di gioia da noi vecchie. (Proprio mentre eravamo all’ora di scienze con quel famoso Fantomas che ieri ci ha dato prova di non ignorare il baciamano). Ed ora continua a cadere tra poco ricoprirà ogni cosa, viene giù fitta, a piccoli fiocchi.
per ricordo, la tua omonima
Zara 22 gennaio 1940
[pag. 26, calligrafia di Marcella]
Ieri siamo andati in giardino a fare delle fotografie. C’era la neve e in conseguenza di ciò ci siamo divertite. Poi sono venuti dei ragazzi delle Tecniche sotto il Belvedere c’era: Lastra, mio cugino Brulinovich, Stecker, Cisvardai ed altri. Noi da sopra abbiamo ricominciato a tirar loro delle palle di neve e così è cominciata una piccola lotta. Ma noi eravamo al coperto e quindi non ci vedevano. Sono stata felice molto felice, per un po’ di tempo c’è stato il sole. Oggi non ho voglia di studiare, fa tanto freddo, manca il sole.
[senza firma]
Zara 31 gennaio 1940
[pag. 1]
A Marcella che sta perdendo il ben dell’intelletto:
Notte senza luna
Cuore senza sole
O mio biondo Jopa
Tu non torni più
Guardo nella riva
Tra la gente schiva
Tra tanti biondi non c’è
Quel che fa per me.
Cosa manca alla tua felicità?
Aria, Luce, Sole
M.
Zara 31 gennaio 1940
[pag.9]
O Marcellina o mio amato bene
Vedo che l’amor è ciò che non conviene
Innamorarsi di un manico di scopa?
Ohibò non correr dietro al biondo Jopa
Lascialo in pace col suo crin di stoppa
È ver che aria, luce, Sole
È ciò che cuor Marcelliniano vuole
Ma è pur vero che cuor chiuso nel petto
Seguendo il Sol perde lo intelletto!
Veder la luna e non vedere il Sole
oh, com’è triste dirlo con parole!
Ma è più triste vedere il Sole mio
Burlandosi di me andar con molto brio
M.
Zara 31 gennaio 1940 ore 19,15
[pag. 14, calligrafia di Marcella]
O Marcellina che con gran cipiglio
arriccia il naso al pari di un coniglio
umile e schiva quale timida gazzella
offro in gran dose del sole le cervella
cervella che fiuto molto fino
accetta per riempire il borsellino
borsellino (cranico comprendesi)
chè a buon prezzo quel del sole vendesi
Zara, 25 aprile 1940
[pag.5, a matita con un disegno a china]
Tu vuoi che io ti faccia qualche scarabocchio su questo tuo atlantino?? Ecco che con un puro disegno t’accontento.
Mary
[segue il disegno a china di uno scoglio con un faro sullo sfondo del mare con barca a vela sull’orizzonte]
Zara, 25 aprile 1940
[pag. 25, a matita con un disegno a china. Sulla mezza pagina superiore è ritratto un paesaggio notturno: un orizzonte montuoso con sulla cima più alta il profilo squadrato di una costruzione e dietro il cielo nero con una falce di luna. Nella mezza pagina inferiore è riportato il testo]
Come vedi ho preso troppo alla lettera il verbo “scarabocchiare” e mi sono permessa di far ciò. Questo notturno spettacoloso rappresenta “Il castello” e gli scogli che con l’alta marea vengono sommersi.
Mary
Zara, 14 maggio 1940
[pag. 22, calligrafia di Marcella]
Para - parà, domani un mese sarò a casa, e se sarà guerra anche prima.
Zara [senza data, a matita quasi illeggibile]
[pag. 21]
Novak, Mussolini t’ha salvato. Ora simpaticissima di geografia. Noi infatti (siccome tanto l’abbiamo in simpatia) giochiamo al magnifico gioco di geografia: fogo, acqua ecc.
Ma il nostro gioco è interrotto a causa di una languida occhiata dataci dalla signorina.
Meno male che ci racconta qualcosa!
Io guardo il mare com’è blu
Come quando c’eri tu
Che dicevi la lezion
Dell’eterna mia passion
Cioè geografia
La signorina ci racconta qualche
fatto del suo tempo che fu...
La filosofia (o amore) è la... ecc. che non so
Ti saluto nel momento che un piroscafo fischia.
Per ricordo, Laura Marsano, tua nobilissima (commento: modestia a parte) compagna di banco posto a destra della cattedra.
[senza data, potrebbe essere il 1939. In ultima pagina di copertina:]
Oh Marcella anch’io voglio lasciare un’impronta grafica su questo “mappamondo” quadrato.
Ho cercato, ho frugato per trovare un posto libero, ma niente, solo qua sulla copertina.
Non importa, farò “a guisa” di coloro che ti dicono:
chi più ben di me ti vorrà nella seguente pagina ti scriverà”
Voglio vedere chi sarà la prima. Il mio scritto sarà il più interessante, pensa che quest’altr’anno non ci sarò più, ti penserò spesso, e tu in contraccambio ricordami ogni volta che “salti” (siccome salti spesso sarò ricordata spessissimo, evviva).
Auguri per il prossimo anno, Italina
[Nell’ultima pagina di copertina un indirizzo:]
Maria Loncar, via Arturo Bellotti n° 19, Spalato.
Marcella che salta, Emilia Gentile, Wanda, Sara, Marcella Baricelli, Italina, Lastra, il cugino Brulinovich, Steker, Cisvardai, Mary, Laura Marsano, Maria Loncar, Madre Aurelia, Madre Prudenzia: questi appunti sono messaggi di persone vere.
I libri di scuola vanno e vengono, si cambiano e si perdono... non so se sia frequente annotarvi i saluti sui margini delle pagine, ma non mi sembra il posto ideale per raccogliere ricordi. Eppure quell’atlantino 16 x 16 e le sue carte geografiche erano diventati lo spazio della loro libertà, delle confessioni e delle paure.
Il perimetro di Zara nel 1940 era una passeggiata di venti minuti dove sarebbe stato più facile incontrarvi una vecchia compagna di scuola piuttosto che perderla: i “ricordami” vanno oltre la separazione della fine d’anno scolastico. Non a caso il 24 marzo 1939, alla pagina 12 del “diario” Marcella annoterà: «... nostalgia. Politica molto tesa, sembra che ci sarà guerra, forse non arriveremo a finire l’anno scolastico ‘38-’39», e un anno dopo, nella stessa pagina, stupita che il peggio non fosse ancora arrivato: «A quanto pare la guerra non è ancora venuta benché ci sia della gente che l’aspetta ogni anno, perché siamo nel 1940.»12
Arrivò, purtroppo, e ce ne dà memoria l’annotazione sul retro della copertina del 3 febbraio 1941: «Questa mattina sono partiti gli studenti universitari volontari. Erano in 33. Poveri cari, chissà se ritorneranno a rivedere Zara. Pregherò per loro che Dio li salvi.»
Dal Trattato di Rapallo e dalla partenza di nonno Martino e famiglia da Spalato erano passati vent’anni: appena il tempo di crescere, e di lì a poco di Marcella e di quei «poveri cari» non resterà nulla, della città un cumulo di rovine, per molti le foibe, per tutti l’oblio di un Paese che non sa o non vuole ricordare.
“... oh Barbara quelle connerie la guerre.”