Capitolo XXXVII La mattina a Kut era fresca e ancora straordinariamente limpida per la pioggia caduta nella notte. Sulla terrazza della casa a Milna, dove li aveva lasciati Drago, Galimberti accese di nuovo il cellulare e fece un numero. “Scarrone, sono io. Qui tutto secondo le previsioni… No, dei locali non si è fatto molto male nessuno. Due dei loro invece sono morti. Sì, anche Accarsa. Certo, sono già spariti, non li troverà più nessuno, insieme a tutti i segni del conflitto a fuoco… Sì, un po’ di maretta c’è stata. Alcuni sono fuggiti, ma sono pesci piccoli. Qui la polizia non farà né domande, né indagini e se qualcuno ha sentito i rumori, Drago garantirà che era una partita di caccia al daino con i turisti, vietata naturalmente, ma qui lo fanno spesso e nessuno avrà voglia di indag

