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2103 Parole
Capitolo 5 Le squallide pareti color crema del nostro ingresso sembrano chiudersi su di me mentre fisso l’odioso dono che Grayson tiene in mano. Mi rifiuto di prenderli. «Scusa. C’è qualcosa che non va?», chiede, la voce piena di confusione. «Non li voglio». Scuoto il capo con lentezza. Il dolore mi schiaccia il petto. Grayson si passa la mano libera tra i capelli. «Okay», replica stancamente. «Mi spiace. Sono sempre stati i tuoi preferiti». «Non voglio sentirne l’odore. Buttali via. Fuori. Adesso», dico con insistenza, la voce che trema per le emozioni soffocate. Esce, portando con sé il maledetto mazzo di gigli. Mi stringo le braccia intorno alla vita, nel tentativo di non crollare. Cado in ginocchio. Sto andando in pezzi… o forse sono già a pezzi. Non riesco a tollerare il dolore, i ricordi. È davvero troppo perché il mio corpo possa sopportarlo, perché il cuore gli resista. Grayson mi solleva da terra. Non l’ho sentito rientrare. Il suo tocco mi scotta la pelle, vorrei che smettesse, ma non ho la forza di dirglielo. Mi posa sul divano e torna qualche minuto dopo con una tazza di tè. L’appoggia sul tavolino accanto a me, ma non mi va di berlo. Continuo a fissare il vuoto. Il tempo passa… minuti, ore, non lo so. Il tempo non ha alcun senso se sono intrappolata in una simile tristezza. I momenti di nostalgia si susseguono identici. Si mischiano finché non vengo inghiottita da un buco nero colmo di nulla. Ecco ciò che ho adesso: nulla. Grayson mi afferra la mano e la tiene tra le sue. «Mia, per favore, guardami». Lo faccio. «Ti amo tanto. Andrà tutto bene. Staremo bene». Mi bacia più volte la mano, e continuo a fissarlo. Il vuoto dentro di me è così esteso che mi sento insensibile. «Devi provarci, Mia. Devi tornare da me! Farò tutto ciò di cui hai bisogno, ma devi tentare». Ha ragione. Devo combattere la disperazione che mi sta ingoiando. Come potrò mai trovare Aiden se mi arrendo? Solo che è così difficile. Sto affogando nella tristezza, ogni respiro fa entrare più acqua nei polmoni e mi spinge più a fondo. Devo trovare la forza di raggiungere la superficie. Per prendere aria. Per respirare. Per loro. Posso fare qualsiasi cosa per loro. «Dimmi cosa ti serve, Mia. Come posso aiutarti?». La voce di Grayson s’incrina. «Ho bisogno che tutto torni com’era». «Sto cercando con tutte le forze di riportare entrambi al punto in cui eravamo. Credimi, lo sto facendo. Lo voglio anch’io, tesoro. Ma devi aiutarmi». Mi attira a sé. Mi circonda con le braccia e mi tiene stretta. «Ho bisogno che tutto torni com’era», sussurro di nuovo. «Lo so, tesoro. Lo so». Invece non lo sa. È questo il punto. Non è in grado di capire. E la persona che potrebbe farlo è introvabile. *** «Com’era?». Grayson indica con un cenno del capo il piatto di enchiladas di pollo mangiucchiate di fronte a me. «Era buono. Grazie», gli concedo. «Be’, non buono come quelli che fai tu, ma ci ho provato». Sorride, prima di prendere il piatto dal tavolino e dirigersi verso la cucina. Il confine tra la mia realtà attuale e quella che vorrei vivere sta cominciando a diventare più chiaro. Quando mi sono svegliata per la prima volta tutti i ricordi di Aiden e di noi due insieme erano così forti che riuscivo a malapena a rammentare la mia vita di adesso. Anche se il tempo trascorso con Aiden è ancora molto reale per me, ho sempre maggiore memoria di quello passato con Grayson. Lo guardo gettare gli avanzi nella spazzatura e sciacquare il piatto nel lavandino. Come dice sempre mia madre, è davvero un uomo attraente: alto, moro e bello. Ha la pelle ideale per vivere in Texas. Non si scotta mai, ma ha una splendida abbronzatura tutto l’anno. Anch’io sono bruna, ma ho ereditato la carnagione chiara di mia madre. Forse va di pari passo con gli occhi blu. Senza protezione solare, mi ustiono e poi mi spello fino a diventare un ammasso di macchie. Quando era al secondo anno, Grayson faceva parte della squadra di football americano. Tutti sapevano chi era. Non gli avevo mai parlato, anche se eravamo dello stesso anno. Era semplicemente irraggiungibile per me. Un dio del liceo, più che stupendo, con un sorriso che faceva tremare le ginocchia a tutte le ragazze. Era fuori dalla mia portata. Ne ero consapevole, e non mi sarei mai resa ridicola andandogli a parlare. Poi è iniziato il corso di spagnolo. Il primo giorno, lui è stato l’ultimo a presentarsi in classe. I tavoli dell’aula erano da due. Ripenso a quel giorno e a come mi sono sentita quando l’ho visto varcare la porta. Il cuore ha subito iniziato a ballarmi il cha cha cha nel petto, il che, unito allo svolazzare di farfalle nella pancia, mi dava una certa nausea. Ricordo di aver guardato l’unico altro posto disponibile, oltre a quello accanto a me, dall’altro lato del corridoio, e di aver pregato che non scegliesse di sedersi accanto a Shane, un altro atleta popolare, anche se già sapevo che avrebbe preferito quel banco. Loro due erano allo stesso livello, i classici fichi delle superiori: il tipo di ragazzi che vedi nei film. Sedersi vicino a Shane sarebbe stata la mossa giusta. Ma lui non ha preso posto lì. Si è seduto accanto a me. E cosa ancora più pazzesca, quando si è accomodato sullo sgabello vicino al mio mi ha salutato: «Ciao, Mia». Non dimenticherò mai la scossa di felicità allo stato puro che mi ha attraversato il corpo quando ha pronunciato quelle due parole. Sapeva il mio nome. L’iniezione di autostima che ne ha ricavato la me stessa quasi sedicenne è indescrivibile. Il suo «Ciao, Mia» è stato l’inizio della nostra storia che, dopo quel primo giorno in aula, è sembrata evolversi in un baleno. Da allora non mi sono mai interessata a un altro. Essere scelta da Grayson è stato come vincere alla lotteria. Per me era il massimo. Avrebbe potuto avere qualsiasi ragazza volesse, eppure aveva preferito me. Mi affloscio di nuovo sulla sedia della sala da pranzo. Dove sono quei sentimenti ora? Perché non riesco a sentirmi contenta di averlo per me? Perché non sono più stordita dalla consapevolezza che lui sta ancora scegliendo me? Stavo per sposarlo, e adesso non riesco a trovare in me il desiderio di baciarlo. È lo stesso bel ragazzo che è sempre stato. Lui è lo stesso, ma io no. Sono così diversa. È cambiato tutto, ma suppongo che, in realtà, nulla lo sia. Non ci capisco niente. «Ehi». La voce preoccupata di Grayson penetra nei miei pensieri. «Che succede?». «Niente». Scuoto la testa. «Sto solo pensando». «Ne vuoi parlare?». «Meglio di no». «Okay. Vieni qui». Afferra la mia mano e mi tira su dalla sedia. Mi circonda la vita con le braccia, così che mi ritrovo il corpo schiacciato contro il suo. Quel movimento è molto familiare e allo stesso tempo estraneo. «Ti amo, Mia. Lo sai, vero?». Annuisco, perché è così. Con un braccio ancora stretto intorno alla mia schiena, lui alza l’altro. Mi posa l’indice sotto il mento per sollevarmi il viso finché i miei occhi incontrano il suo sguardo appassionato. Guardo quel volto venire verso il mio, come al rallentatore. I suoi occhi si concentrano sulle mie labbra, e io tremo, disorientata. So che dovrei volerlo. Il mio fidanzato sta per baciarmi, e dovrei esserne elettrizzata, invece provo un vero terrore. Non so se ho più paura che mi piaccia o del contrario. La bocca di Grayson incontra con dolcezza la mia. Mi bacia piano, con tenerezza, a dimostrarmi la sua comprensività. Non è invadente né esigente. Piuttosto è indulgente. Dal canto mio, quel bacio non accende in me nessuna passione, ma non ne sono neppure disgustata. Quando si ritrae mi rimangono più domande che risposte. «Ti amo». La sua voce è roca e profonda. È chiaro che l’unione delle nostre labbra ha avuto ben altro effetto su di lui. «Ti amo anch’io», rispondo. Dovrebbe essere la verità, giusto? Non sarei stata con qualcuno per otto anni senza provare quel sentimento. «Come va la memoria? Cominciano a tornarti dei ricordi?». «Sì, è così». All’inizio, quando mi sono svegliata, il pensiero di Aiden era così forte che ha scacciato tutti gli altri. Quello, unito alla confusione generale in cui ci si ritrova dopo essere stati privi di sensi per sei mesi, mi ha lasciato con una reminiscenza caotica della mia vita con Grayson. «Ho un’idea. Sfogliamo qualcuno di quegli album che fai sempre». Mi prende per mano e mi conduce al divano, su cui mi indica di sedermi. Mi accomodo, e lui va alla libreria a muro, da cui tira fuori alcuni volumi ben rilegati dalle copertine lucide. «Giuro, passavi tutto il tempo a caricare foto su quei siti di album digitali. Non c’era ricordo che tu non trasformassi in un volume». Ride tra sé. I miei occhi esaminano gli scaffali e tutti i raccoglitori. Ogni dorso riporta il titolo di una memoria speciale. Grayson si siede accanto a me e mi mette un album sulle ginocchia. «Ne ho sfogliati molti mentre eri in ospedale, e questo è il mio preferito». Faccio scorrere la mano sulla copertina lucida, su cui appare un collage di immagini che mostrano solo i visi, di Grayson e il mio. Sulla parte superiore, a grandi caratteri bianchi, c’è scritto SELFIE. Apro il volume e comincio a far scorrere le pagine. È una raccolta di autoritratti di Grayson e me, a partire dalla scuola superiore fino alla festa per il mio ventiquattresimo compleanno. Ci sono un sacco di foto di noi che sorridiamo, altrettante di noi che ci baciamo e molte in cui assumiamo espressioni buffe. Sebbene la maggior parte delle immagini siano occupate dai nostri volti, in molte si vedono anche gli sfondi. Mostrano una coppia felice ai party, alle rimpatriate delle vacanze, a scuola, ai rodei, all’aperto, sul divano, a letto, e in una stanza piena di persone. Il soggetto siamo sempre e solo noi due. Comprendo perché Grayson ami quest’album in particolare. In pratica è un riassunto lungo trenta pagine della nostra vita insieme. Le immagini dicono sempre più delle parole, e queste mi mostrano che con lui ero molto felice. Forse, se guarderò questi album quanto basta, inizierò a credere alla storia che mi raccontano. Anche se il mio cuore spera che non succeda. Restiamo alzati fino a tardi, a sfogliare vecchi ricordi. Quando ridò a Gray l’ultimo raccoglitore stiamo entrambi sorridendo. «È stato divertente», dice mentre lo rimette sullo scaffale. «Vero», concordo. «Abbiamo passato un sacco di bei momenti insieme», aggiungo poi, sottolineando l’ovvio. «Sì, e ce ne saranno molti altri». Mi tende la mano, e io la prendo. Mi tira su dal divano, e ci avviamo in silenzio verso la camera da letto. Questa è la seconda notte che passo lì, e sono nervosa quanto ieri sera. So che ho dormito con Grayson per anni, ma ora ho la sensazione che sia sbagliato. Entriamo in camera, e mi fermo davanti al comò. Devo mettermi in camicia da notte, ma mi sento a disagio, come una ragazzina che prende coscienza del proprio corpo ed è imbarazzata a mostrarlo. Non dovrei nascondermi in bagno per cambiarmi, ma mi sembra l’unica soluzione giusta. Grayson mi si avvicina da dietro le spalle, e mi irrigidisco. Sento le sue mani sulla vita mentre afferra l’orlo della maglietta. La solleva, e io alzo le braccia per permettere che me la tolga. La mia pelle, investita all’improvviso dal contatto con l’aria, si copre di pelle d’oca. Trattengo il respiro mentre Gray mi slaccia il reggiseno. Le sue dita scivolano sopra le scapole fino a raggiungere le spalline. Le spinge verso il basso, e cadono oltre le punte delle mie dita fin sul pavimento. Le mie mani si muovono in automatico a coprire i seni appena mi ritrovo nuda dalla vita in su. La gola di Grayson emette un suono rauco e basso, mentre mi preme le labbra sulla spalla. Mi disegna una scia di baci lungo la schiena fino all’altra spalla, e intanto mi posa i palmi aperti sulla pancia. «Gray», dico in un lamento. «È tutto okay, tesoro. Ti farò star bene. Te l’assicuro». Le sue dita affondano sotto la cintura dei miei pantaloni. «Gray!», lo richiamo con maggior forza. «Non sono pronta. Mi dispiace». Sospira. Sento il suo fiato contro la parte posteriore del collo mentre mi posa la fronte sulla testa. «Okay». Il suo sussurro è carico di sconfitta. «Okay», dice di nuovo prima di voltarsi, andare in bagno e chiudersi la porta alle spalle. Sento la doccia aprirsi e mi infilo in fretta una t-shirt e dei leggings. Mi lavo i denti e la faccia nel bagno degli ospiti prima di andare a letto. Dopo essermi avvolta nelle coperte, chiudo gli occhi mentre l’acqua della doccia si chiude. Quando Grayson riemerge dal bagno lo sento vestirsi. «Mia?», sussurra. Non rispondo e fingo di dormire, poi lui lascia la stanza. Qualche istante dopo sento la sua macchina che si allontana dal vialetto. Non so dove stia andando a quest’ora della notte. Suppongo che voglia solo fare un giro in auto per schiarirsi le idee, e non lo biasimo. Se fossi nei suoi panni, anch’io avrei bisogno di un po’ d’aria.
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