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1539 Parole
Capitolo 4 Passo lentamente le dita tra i capelli scuri, e sciolgo i riccioli che ho impiegato mezzora a fare. Mi ricadono in morbide onde lungo la schiena e sulle spalle. Esamino il mio riflesso prima di annuire con approvazione. Li voglio mossi, non ricci. Voglio un effetto naturale, senza che sembrino artefatti. Applico poco trucco: un po’ di fard, rossetto, e mascara per far risaltare il blu dei miei occhi. Uh, odio i primi appuntamenti! Devo essere carina, ma senza dar l’impressione di averci messo molto impegno. Voglio sembrare tranquilla. Non posso fargli capire che sono nervosa. Non sono il genere di ragazza che si agita tutta per una prima uscita. O almeno questo è ciò che lui dovrà pensare. Sono fica, sono una splendida bambola e lui farebbe di tutto pur di rivedermi… giusto? Dio, sono sempre stata uno straccio prima degli altri primi appuntamenti? Non me lo ricordo. Desidero tanto che funzioni con Aiden, tutto qua. La notte di Capodanno è stata qualcosa che non saprei mai rendere a parole, o almeno non riuscirei a descrivere in maniera adeguata quanto sia stata meravigliosa. Aiden era semplicemente... E i suoi baci… wow. Emetto un sonoro sospiro. Sono cotta di quel ragazzo, e ci siamo appena incontrati. Eppure sento di conoscerlo meglio di chiunque altro. Non ha nessun senso. Abbiamo passato la settimana a parlare al telefono ogni sera, per ore. E le nostre conversazioni non hanno neppure avuto i soliti imbarazzanti momenti di silenzio, a pensarci è pura follia. Non dovrei essere nervosa. È ovvio che tra noi c’è feeling. Dovrei sentirmi abbastanza rassicurata dall’estatica pomiciata di due ore la notte di Capodanno e dalle interminabili risate al telefono. Ma tutto ciò non mi è di conforto, perché voglio che questo rapporto con Aiden progredisca verso qualcosa di duraturo. In lui c’è qualcosa di cui sento il bisogno, e mi terrorizza ammetterlo così presto. Bussano alla porta. Sospiro un’ultima volta davanti al mio riflesso, prima di dirigermi all’ingresso. Speriamo bene. Spalanco la porta e vedo Aiden con un enorme mazzo di gigli. Oh… è così dolce! I capelli biondo scuro gli cadono in ciocche ordinate intorno al volto. La mandibola decisa ne sottolinea il sorriso mozzafiato mentre mi guarda dall’alto. Gli occhi verdi mi trapassano con l’intensità del loro sguardo. Mi sento inerme e vulnerabile. Quelle iridi potrebbero distruggermi. Lo so. «Mia». Una sola sillaba pronunciata dalla sua voce roca mi fa ardere di desiderio. «Aiden». Al contrario la mia suona tremante e lieve. Bel modo di mostrarsi fica, rimprovero me stessa. Mi porge i fiori, e nel ringraziarlo dichiaro che sono i miei preferiti. «Lo so», replica lui. «L’hai detto mercoledì». «Non pensavo che te lo ricordassi. Era solo una frase in una conversazione lunghissima». «Ricordo ogni parola pronunciata da te, Mia». La mia pelle praticamente vibra in risposta. Aiden mi segue in cucina. Prendo un vaso da sotto il lavandino, e mentre metto i fiori in acqua recupero il controllo di me stessa. «Be’, grazie», dico di nuovo, e il tremito nella voce continua a tradirmi. «Mia?». «Sì?». Mi volgo e resto senza fiato quando scopro che è vicinissimo. Ho la schiena schiacciata contro il tavolo. Solo pochi millimetri separano i nostri corpi. Sento il suo respiro sulla pelle. «Sembri nervosa. È così?». Fisso le sue labbra, ora socchiuse mentre risucchia l’aria. Sono così eccitata e piena d’agitazione che mi si offusca quasi la vista. «Sì», sospiro. «Penso di poter risolvere il tuo problema». Appoggia le mani sul tavolo, imprigionandomi. Si sporge verso di me, e pian piano annulla la distanza tra le nostre labbra. All’inizio mi bacia con tale dolcezza che la mia bocca freme sulla sua e chiede di più. Fa scorrere la lingua sul tratto dove le labbra si uniscono, e ansimo per il piacere. Un gemito gli sfugge dal fondo della gola prima che le nostre bocche collidano, e che le nostre lingue si scontrino in un bacio da pelle d’oca. Lo accarezzo su tutta la schiena e il torace, muoio dalla voglia di sentire ogni centimetro del suo corpo. Il desiderio che emana da lui è così tangibile che posso avvertirlo sulla pelle sensibile. Il mondo svanisce, siamo solo io, Aiden e il nostro bacio. Le nostre labbra. Le nostre lingue. I nostri respiri. Nient’altro. Tutte le mie preoccupazioni, le insicurezze, i “se” sono scomparsi, perché un legame come questo risponde a ogni domanda. Un bacio simile mi inebria al punto che non c’è più spazio per l’esitazione. Resta solo il desiderio, una brama tanto vasta da monopolizzarmi tutti i sensi. Le labbra continuano a muoversi l’una contro l’altra finché le mie sono gonfie e doloranti, eppure quando lui si ritrae è sempre troppo presto. Punta lo sguardo su di me, ed è carico dello stesso devastante desiderio che sento scorrermi nelle vene. «Va meglio?». Annuisco, incapace di trovare le parole. «Anche per me. Alle mie labbra mancavano le tue. Sei ancora nervosa?». Scuoto il capo. Per incredibile che sembri, non mi è rimasto nemmeno un briciolo di tensione. Aiden l’ha scacciata a colpi di baci. «Dobbiamo andare». Ridacchia al vedere la mia espressione. Dev’essere evidente che le sue parole sono state una delusione. In questo momento vorrei una sola cosa: che le sue labbra tornino sulle mie. «Non preoccuparti, bellezza. Poi rientriamo. Ma adesso abbiamo un impegno». «Per cosa?». «Il nostro appuntamento. Pensavi forse che mi sarei limitato a venire qui, portarti dei fiori e molestarti con le labbra per tutta la sera?». Gli occhi gli brillano mentre pone la domanda. Mi stringo nelle spalle ed emetto un sospiro. «Ci speravo». Aiden getta indietro la testa in una risata, e anch’io mi metto a ridacchiare. Il suo carattere è così contagioso che è impossibile non sentirsi felici quando lui lo è. È nella sua natura. «Mi piaci, Mia. Mi piaci moltissimo». Mi bacia con delicatezza il naso prima di ritrarsi. «Andiamo». *** Aiden mi porta in uno di quei posti dove dipingi mentre bevi il tuo drink. In pratica degli adulti completamente ubriachi veicolano su tela il loro bambino interiore durante una lezione di disegno. Ci divertiamo a tratteggiare il tramonto su una collina innevata. «I miei mucchi di neve sembrano onde». Faccio il broncio mentre esamino l’opera di fronte a me: sembra tutto meno che un capolavoro. Aiden studia il mio quadro. «Possono avere quell’aspetto», afferma con disinvoltura. «Sì, se sono fatti d’acqua marina e la scena è quella di una gara di surf alle Hawaii», bofonchio. Ride. «Ricordati che l’arte è soggettiva. Chiunque può guardare la stessa opera e vedere qualcosa di diverso. Quel che importa è che piaccia a te». «Ma a me non piace. Preferisco il tuo. Ce li scambiamo?». Si strozza con il sorso di vino che ha appena messo in bocca. Si mette le mani sul petto e tossisce. Poi mi fissa e il suo sguardo è bello da togliere il fiato. Mi sorride, con calore e gioia. «Certo, sciocchina. Ma almeno finiscilo, poi baratteremo i nostri manufatti. D’accordo?». «Okay. Però non pensare di appendere questa cosa». Torno a guardare il quadro. «Oh, ma certo che lo appenderò! Quindi forse dovresti dipingere dei surfisti su quelle onde». Rido forte, al punto che l’insegnante smette di parlare e mi fissa. «Scusa», borbotto prima di dare un colpetto al braccio di Aiden. «Cretino», gli sussurro. Lui si limita a scuotere il capo e ridacchiare. L’insegnante mi perde del tutto quando ci fa aggiungere un’ombra davanti a un albero. Sembra che la mia pianta stia partorendo uno spaventoso blob grigio. Ombra un cavolo! Quindi mentre Aiden prosegue con diligenza nell’esercizio, decido di trasformare la mia opera in qualcosa di più astratto. Inizio con l’incrementare i colori del cielo, e dipingo sinuose linee colorate. Alla fine sembra che abbia vomitato un arcobaleno sulla tela, e per me è perfetto. È in sintonia con il modo in cui mi sento: tanto euforica da non poter trattenere tutti quei bellissimi colori, che esplodono all’esterno, creando una vibrante confusione di pura felicità. «Ecco qua». Aiden mi porge il suo quadro. Ridacchio perché è identico a quello dell’insegnante: impeccabile. Lo adoro. Mi piace soprattutto la firma nell’angolo inferiore: Con amore, il tuo Aiden. Gli do il mio, e lui passa qualche minuto a metabolizzarlo prima di scoppiare a ridere. Sghignazza così forte che deve asciugarsi gli angoli degli occhi. «È fantastico, Mia. Mi piace da matti. Grazie». «Calzano a pennello, non trovi?», chiedo. «Cosa intendi?». «Be’, il tuo è perfetto, proprio come te». Le parole mi escono di bocca senza che io ci rifletta. Qualcosa in Aiden fa sì che io sia del tutto onesta e per nulla imbarazzata. «E il mio è un casino, proprio come me». «Il tuo è un bellissimo casino. Per me… è perfetto». Quelle parole e il suo tono serio mi provocano un nodo allo stomaco. «Me lo firmi?». Faccio un cenno d’assenso e riprendo la tela. Nell’angolo inferiore scrivo: Con amore, la tua Mia. Mai parole sono state più vere. Quella dichiarazione sembra prematura perché, diciamocelo, è passata solo una settimana. Ho visto Aiden due volte in tutto, ma il mio cuore è perfettamente a proprio agio con la dedica la tua Mia. Non riesco ad afferrarne il motivo, ma per me è naturale, è un dato di fatto. Appena ho incontrato Aiden sette giorni fa, ho capito che sarei stata per sempre sua. Il tempo è relativo quando c’è di mezzo l’amore. Quando trovi quello unico e vero, non servono mesi per accorgertene. Lo sai e basta. Così come so che il sole sorgerà domani mattina, sono sicura che lui possederà una parte di me per l’eternità. Ciò di cui non sono certa è il futuro. Non posso sapere con esattezza cosa senta lui. Ciononostante sono pronta a tuffarmi in questo mare d’emozioni che mi fa battere selvaggiamente il cuore per la prima volta nella vita, e spero che Aiden sia disponibile a fare una lunga nuotata.
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