35 Arrivammo a casa mia alle tre di notte. Salimmo solo io ed Erlis. Appena dentro, Buck si mise a scodinzolare e guaire e io gli carezzai la testa per tenerlo buono. Andammo nel mio studio. Aprii la cassaforte. Avevo più di settantamila euro, tra denaro e diamanti grezzi. I diamanti erano un ottimo investimento. Li acquistavo sottobanco da un mercante di gemme piemontese, convertendo così i proventi del lavoro non fatturato. Erano facili da rivendere e diventavano a tutti gli effetti denaro appena stampato. C’erano anche un Rolex e una ventina di sterline d’oro. Il mio nuovo socio Erlis, arraffò tutto. «Che fai papà?» mi girai e vidi Sara, assonnata. Le corsi contro, o meglio zoppicai. Erlis si nascose dietro la porta, con la pistola in mano. Sara mi abbracciò e storse il naso: «Pu

