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36 Dormii fino al mattino. Nonostante tutto. Un sonno immobile, denso e nero. E pacifico. Come se non mi fosse accaduto nulla e io perseguissi la strada dei giusti. Mi risvegliai su un fianco, nell’esatta posizione in cui mi ero coricato. Allungai il braccio e toccai il niente accanto a me. Anna era già in cucina. Dalle persiane filtrava una riga di luce estiva e da qualche parte nella stanza una mosca ronzava a intermittenza. Psicologicamente non ero mai stato meglio. Ero dolorante, però. Dappertutto. Mi alzai. Camminai scalzo sul parquet fino al bagno della camera e mi guardai allo specchio. L’apparenza era salva: a parte il labbro un po’ gonfio, la faccia non aveva segni. Il corpo invece, per quanto era livido, sembrava una cartina geografica. Scostai le garze. Le ferite si erano

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