40 Un’ora dopo arrivarono le prime nuvole. Altri venti minuti e si scatenò il finimondo. Osservavo il viale dalla finestra della camera da letto. Le palme come ombrelli rivoltati dal vento. La furia sembrava poter strappare via le strisce pedonali. Contro il vetro si schiantavano secchiate d’acqua. Io in silenzio, nella penombra. Contemplavo. Ero diventato un solitario che si ciba dei propri silenzi. Per quanto amassi i miei cari, anche quell’impiastro malmesso di Yuri, avevo bisogno di rimanere solo. Squillò il telefono, era Anna: «Dove sei amore?». Un lampo, lo vidi scaricarsi in acqua, e un tuono fortissimo. Tremò il pavimento. Attesi che passasse il boato. «Sono in camera» sospirai. Anna aveva interrotto la beatitudine. «Lo sai che stai diventando un orso, Torri». Quando do

