26 Rimasi quattro ore al pronto soccorso di Alessandria. Mi suturarono le ferite, che per fortuna erano superficiali. Non so quale divinità mi avesse protetto dalla furia di Dafina. Per contro, fui costretto a rilasciare una dichiarazione ai carabinieri. Ero debole, stanco, addolorato, frustrato e sfibrato dall’adrenalina. Temevo di tradirmi. Ma strinsi i denti. Ero abituato a contare su me stesso. Inventai la storia di un banale litigio per una mancata precedenza. Due tizi ubriachi mi avevano tagliato la strada, li avevo stupidamente insultati. Uno era sceso armato di coltello: portavo addosso le conseguenze. Li descrissi; raccontai che erano stranieri, probabilmente dell’est (le balle che alimentano il razzismo fanno presa). Inventai un’Alfa Romeo carenata, con il paraurti rotto.

