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297 Parole

12 L’appartamento di Stella era grazioso. Arredato con mobili indiani. Tulle gialli e arancioni al posto delle tende: attraversati dalla luce, coloravano l’ambiente come un sogno a occhi aperti. Lei era tale e quale alle foto della sua pagina in rete. Aveva ciglia così lunghe che quando le sbatteva mi sembrava di sentire una brezza. Toglieva il fiato, pensare che per averla bastavano i soldi. Credo che glielo dissi, perfino. Portava un anello d’argento al pollice, che aveva inciso all’interno il suo nome cognome e data di nascita. Me ne accorsi quando in seguito glielo levai. Mi offrì qualcosa con le bollicine, di decente. Abbagliato com’ero, faticavo a mandar giù. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Non avevo mai nemmeno lontanamente pensato di potermi congiungere con una

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