XVIII.

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XVIII. A mezzogiorno, Furio se ne stava nel giardino seduto all'ombra d'un albero; ancora tutto commosso dalla scena della mattina. Splendeva un sole ardentissimo e tutto era quieto. Non stridore di cicala, non canto d'uccello, non volo di farfalla, non voce, non moto nè vicino nè lontano: pareva che la natura dormisse. Allora la campagna si anima d'una vita fantastica, come di notte. Si sentono suoni indefiniti come di lunghe grida lontane; soffi, fruscii, bisbigli, ora a molta distanza, ora nell'orecchio, qui, là, non si sa dove, da ogni parte. Par che nell'aria ci sia qualcuno o qualcosa che fluttua e che s'agita, che si avvicina, che si scosta, che ritorna, che ci rasenta, che s'allontana. A un tratto si sente accanto un ronzìo d'insetto; passa, e tutto tace. S'ha una scossa, ci si vo

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