Capitolo 5 [Pick-Up]

1017 Parole
PoV Sydney "Non dovevi, tornatene all'ospedale" Chase continua a fissarmi e afferma: "Smettila" Non capisco, che cosa ho fatto? Neanche il tempo di rispondergli che avvolge il suo braccio attorno il mio collo e mi guida. Sydney: "Dove stiamo andando?" Chase: "Non riesci proprio a startene buona" Sydney: "No" Chase: "Devo dirti delle cose importanti, ti può bastare per farti levare quel muso?" Che insolente, neanche mi conosce e mi tratta come una bambina. Sydney: "Certo che sei proprio stronzo" Toglie immediatamente il braccio e mi prende il viso, senza però farmi male. Chase: "Non mi conosci" Sydney: "Tu sì perché?" Mi guarda di sbieco. Chase: "Se non vuoi ascoltarmi, sei pure libera di andartene" Che faccia tosta. Non mi farò di certo mettere i piedi in testa da lui, mai e poi mai. Sydney: "Allora ciao" Mi volto e inizio a camminare senza sapere di preciso dove andare. Chase: "Ciao ciao" Che nervi. Chase non mi ferma, tutt'altro. Noto che sale su un pick-up nero e senza guardarsi indietro se ne va. Sta succedendo tutto così velocemente che rimango spiazzata. Non sono in classe ed è il primo giorno di scuola, il mio fidanzato storico mi fa le corna da chissà quanto tempo e ora, Chase Johnson, per me sconosciuto, mi tratta con indifferenza. Mi fermo. Cazzo, mi tratta come l'ho trattato io. Ho realizzato questa cosa esattamente ora. Non sono stata proprio un angelo nel rispondere, evidentemente ha voluto tenermi testa. Chissà che idea si sarà fatto di me. Penserà probabilmente che sono pazza. Prima gli salvo la vita e poi rispondo male. PoV Chase Certo che è proprio una testa calda. Immaginavo fosse una tipa tosta, ma non così tanto. L'ho lasciata andare perché non è costretta a darmi retta e poi, forse, non è il momento giusto. Ha appena saputo di essere stata tradita ripetutamente da Kevin, dopo anni di fidanzamento. Io poi, chi sono? Non ho alcun rapporto con lei, perciò non sarà facile parlarci e prendere confidenza, com'è giusto che sia d'altronde. Salgo in macchina, accendo il motore e inizio ad ascoltare la radio. "Calo delle temperature verso il pomeriggio, rischio pioggia" Sarà. Non mi fido più del meteo, ormai seguo le giornate per come vengono. Pioggia, sole o nuvole, per me è uguale. Sto per svoltare e uscire fuori dal quartiere della scuola che frequento, quando mi accorgo di Sydney. È seduta su una delle panchine di un parco, uno dei tanti della nostra cittadina, Monterey. Vederla così mi lascia una sensazione strana, sento di dover andare da lei. Sì, non posso lasciarla sola. Decido, nonostante l'orgoglio di parcheggiare e dirigermi verso la sua direzione. Lentamente mi incammino per raggiungerla. Devo usare questi pochi minuti per prepararmi un discorso o parlare, seguendo l'istinto? Arrivo da lei più velocemente di quanto mi aspettassi e opto per il mettermi seduto e vedere come va. Personalmente mi rendo conto di aver perso le parole e inizio a guardarla, sperando mi dia semplicemente la possibilità di un confronto. Deve essere al corrente di ciò che le è successo. PoV Sydney Mi trovo nel parco dove ho passato praticamente tutta la mia infanzia. Ho le cuffie ad alto volume, appositamente per scacciare i brutti pensieri dalla testa. Decido di accendermi una sigaretta, sperando che mi tranquillizzi. Non ho il vizio del fumo fortunatamente, ma nei momenti no me ne fumo una e a prescindere dallo stato d'animo penso il sapore sia buono, al contrario di ciò che dicono in molti. Mentre butto fuori il fumo, inizio a sentirmi osservata ma non gli do molto peso. Sarà una sensazione. Noto, dopo pochi minuti, un'ombra alla mia sinistra. Mi giro di scatto ed è Chase. Che cosa vuole di nuovo? Tolgo le cuffie, mentre lui non fa altro che guardarmi. Prendo coraggio. Sydney: "Cosa ci fai qui?" Sembra rilassarsi sentendomi parlare. Chase: "Ti ho vista mentre guidavo" Sydney: "E?" Chase: "Non volevo stessi da sola, specie ora" Lo guardo, sembra sincero. Mi fa piacere sentirmi dire queste cose, ma vorrei capirne di più dalla situazione attuale. Sydney: "Non preoccuparti troppo per me, passerà tutto" Mi sorride. Chase: "Sono sicuro riuscirai a superare questo brutto periodo, ma prima voglio informarti di alcune cose che so" È così criptico. Chissà cosa sa, ha decisamente attirato la mia attenzione. Sydney: "Sono cose che mi riguardano?" Annuisce. Metto la mano sul petto. Ho una brutta sensazione, sento che tornata a casa avrò il cuore ancora più a pezzi di adesso. Chase mi afferra la mano, senza mai togliere la sua attenzione dai miei occhi. La sua presenza mi mette in soggezione, ma sento come se dovessi fidarmi di lui. Non mi è mai accaduto prima d'ora, io a malapena mi fido della mia stessa ombra. Chase: "Sono sicuro starai male, ma non è giusto tenerti all'oscuro dalla verità" Annuisco. Sydney: "Hai ragione, ho paura però" Lui mi sorride dolcemente, sembra capire il mio stato d'animo. Sydney: "E poi chi mi assicura che tu non sia un serial killer?" Chiedo, ironicamente. Ride. Sono felice di questa cosa, non voglio ci sia troppa tensione tra noi. Chase rotea gli occhi. Chase: "Fortuna che ero io quello stronzo" Riesce anch'egli a farmi ridere. Chase: "Finalmente, era ora!" Sydney: "Finalmente, cosa?" Chase: "Era ora che mi facessi vedere questo sorriso" Lo conosco a malapena ma riesce a farmi rimanere senza parole, è un ragazzo così misterioso. Sydney: "Non ti sei perso nulla finora, è un sorriso come un altro" Chase: "Dici?" Annuisco. Chase: "Non la pensiamo allo stesso modo, mi dispiace" Distolgo, imbarazzata lo sguardo per un momento da lui. Chase: "Sono consapevole non sia il momento giusto per te, ma vorrei davvero parlarti Sydney" Ho l'ansia, chissà come vorrà dirmi, sembra importante. Sydney: "Dove volevi portarmi prima?" Chase: "Cosa?" Sydney: "Dove volevi portarmi quando stavamo camminando insieme?" Sembra stupito dalla mia domanda. Chase: "Al lago" Sydney: "Vuoi parlarmi lì?" Chase: "Mi piacerebbe farlo, sì, se per te non ci sono problemi" Sydney: "Affatto, possiamo andare anche ora" Gli sorrido. Lui alza di scatto e mi fa cenno di seguirlo. Ho il cuore a mille.
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