All’improvviso, mi sento travolgere da una slavina che mi scaglia nel vuoto, niente pareti, soffitti, nè porte. Solo aria e cielo e sole, rumori di traffico nel mio cervello. “Sta giù. Non ti muovere” la voce di Gil è appena un sussurro. Lo vedo impugnare la sua Beretta monofilare identica alla mia. Un soffio di vento: il terrazzo! Impugno anch’io la pistola. Silenziosissimo l’affanno dei nostri respiri. Spero che chiunque sia entrato non si accorga dei mozziconi, la T-shirt credo di non averla spostata. Vedo spuntare dalla giacca di Gil lo spazzolino. Accidenti a me! Se gli dovesse succedere qualcosa, non me lo perdonerei mai per tutta la vita! Oltre il vetro della portafinestra, che Gil deve aver accostato in modo da farla sembrare chiusa dall’interno, una testa chiara si muove ris

