Durante l’estate del 1941, la nonna Holländer si ammalò gravemente e si è dovuta far operare, così il mio compleanno non è stato molto festeggiato. E così pure nel 1940 dato che in Olanda era appena finita la guerra. Nel gennaio del 1942 la nonna morì e nessuno saprà mai quanto pensi ancora a lei e quanto profondamente ancora le voglia bene.
Questo compleanno però è stato l’occasione di festeggiare e recuperare tutto, e c’era anche il lumino per la nonna.
Noi quattro tiriamo avanti.
E così sono arrivata alla data di oggi: qui inauguro solennemente il mio diario, il 20 giugno 1942.
Sabato 20 giugno 1942
Cara Kitty,
comincio subito; è così tranquillo ora, papà e mamma sono fuori e Margot è andata dalla sua amica Trees a giocare a ping-pong. Anch’io in questi ultimi tempi ho giocato molto a ping-pong, tanto che con cinque amiche abbiamo fondato un club. Il club si chiama “L’Orsa Minore meno due”. Un nome strano che si basa su un errore. Volevamo trovare un nome particolare e ci era venuta in mente l’Orsa Minore. Credevamo fosse costituita da cinque stelle, però ci sbagliavamo. Infatti, proprio come l’Orsa Maggiore ne ha sette. Da questo viene quel “meno due”. Ilse Wagner ha un tavolo da ping-pong e il grande tinello dei Wagner è sempre a nostra disposizione. Siccome a noi giocatrici di ping-pong, soprattutto d’estate, piacciono molto i gelati e siccome giocare fa venire molto caldo, le partite il più delle volte terminano con una spedizione dal più vicino gelataio aperto agli ebrei: Oase o Delphi. Non ci preoccupiamo nemmeno più di portare il portamonete e i soldi perché da Oase di solito c’è così tanta gente che troviamo sempre qualche gentile signore della nostra cerchia di conoscenze, oppure uno dei nostri spasimanti, che ci offrono più gelati di quanti ne riusciremmo a mangiare in una settimana.
Forse sarai sorpresa di sentirmi parlare di spasimanti, dato che sono ancora una ragazzina. Purtroppo, ma non sempre è così spiacevole, a scuola da noi è una cosa inevitabile. Quando un ragazzo mi chiede se può accompagnarmi a casa in bicicletta e cominciamo a parlare, nove volte su dieci, poi, quel ragazzo comincia la fastidiosa abitudine di prendersi una cotta per me e non mi toglie più gli occhi di dosso. Col passare del tempo, di solito, la cotta si esaurisce anche perché non so davvero cosa farmene di sguardi appassionati, così continuo a pedalare allegramente. A volte, quando esagerano e cominciano a parlare di “chiedere a papà”, faccio ondeggiare la bici e faccio cadere la borsa, così il ragazzo, per educazione, deve smontare dalla sua per raccoglierla e, quando me la riconsegna, ho già cambiato argomento. In verità, questi sono quelli più innocui perché ci sono anche quelli che mandano baci o cercano di prenderti sotto braccio. Con me non attacca proprio perché quando accade smonto e mi rifiuto di proseguire con lui oppure faccio l’offesa e senza farmi problemi lo mando a casa.
Ecco gettate le basi della nostra amicizia, a domani.
Tua Anne
Domenica 21 giugno 1942
Cara Kitty,
tutta la classe ha paura. Il motivo ovviamente è la prossima riunione dei professori. Metà dei miei compagni scommette se saranno promossi o bocciati. Io e G. Z. ridiamo tanto di C.N. e Jacques Kocernoot, i due del banco dietro al nostro, che hanno puntato l’uno sull’altro tutti i soldi delle vacanze. «Tu passi», «tu no», «tu sì» e così vanno avanti tutto il giorno. Gli sguardi di G. che li prega di smetterla e le mie sgridate non bastano a tranquillizzarli. Secondo il mio parere almeno un quarto della classe dovrebbe essere respinto, sono davvero degli asini, ma i professori sono delle persone talmente imprevedibili… forse questa volta, tanto per cambiare, lo saranno in modo positivo.
Non sono preoccupata per me e per le mie amiche, noi dovremmo farcela. Solo per la matematica non sono tanto sicura. Dobbiamo avere pazienza e poi si vedrà. Nel frattempo ci facciamo coraggio a vicenda.
Con le professoresse e i professori mi trovo abbastanza bene. Sono nove in tutto, sette uomini e due donne. Il professor Keesing, vecchio saggio matematico, per un po’ è stato arrabbiato con me perché chiacchieravo troppo. Ha continuato a rimproverarmi e alla fine per punizione mi ha dato da fare un compito in più. Devo fare un tema dal titolo “Una chiacchierona”. Cosa si può mai scrivere di una chiacchierona? Ci avrei pensato più tardi. Ho scritto il compito sul diario e poi l’ho ficcato nella cartella, ho cercato di stare tranquilla.
La sera, dopo aver terminato tutti gli altri compiti, ho notato il titolo del tema. Comincio a pensarci succhiando il fondo della stilografica. Chiunque avrebbe potuto scrivere le solite sciocchezze con una calligrafia il più possibile larga per occupare più spazio, ma riuscire a trovare validi motivi per spiegare che è indispensabile parlare, non è da tutti. Ho pensato a lungo e finalmente mi è venuta in mente una cosa originale, ho riempito le mie tre paginette e ho finito. Per difendere la mia posizione ho scritto che parlare è tipico delle donne, che avrei fatto di tutto per cercare di limitarmi, ma che di sicuro non potrò mai disimparare a farlo. Mia madre parla quanto me, forse di più, e contro le questioni ereditarie c’è poco da fare.
Keesing ha riso molto per le mie giustificazioni, ma dato che poi alla lezione successiva ho continuato a parlare mi ha rifilato un altro tema. Questa volta s’intitolava: “Una chiacchierona incorreggibile”. Ho consegnato anche questo e per due lezioni non ha avuto più niente di cui lamentarsi. Alla terza occasione però si è arrabbiato di nuovo. «Anne Frank, per punizione farai un tema dal titolo “Qua, qua, qua dice la signora Starnazzina”».
Tutti sono scoppiati a ridere. Anch’io non mi sono trattenuta, anche se avevo utilizzato tutti gli argomenti sul tema delle chiacchiere. Dovevo farmi venire in mente qualcosa d’altro, di originale. La mia amica Sanne, che è brava a scrivere poesie si è offerta di darmi una mano per scrivere il tema in rima. Ero contenta. Keesing voleva prendermi in giro con quel titolo, ma io l’avrei preso in giro molto di più.
E così abbiamo scritto una poesia fantastica! Raccontava di una coppia di cigni con tre piccoli che vengono uccisi a beccate dal padre perché starnazzavano troppo. Per fortuna, Keesing è stato allo scherzo e ha letto e commentato la poesia nella nostra classe e anche nelle altre. Da quel momento mi lascia chiacchierare e non mi dà più compiti per punizione, anzi, adesso scherza sempre.
Tua Anne
Mercoledì 24 giugno 1942
Cara Kitty,
fa un caldo tremendo, tutti sbuffano e sudano e a me tocca andare sempre a piedi. Solo ora mi rendo conto di quanto sono comodi i tram, soprattutto quelli aperti, noi ebrei però non possiamo più prenderli, ci dobbiamo accontentare di andare pedibus calcantibus . Ieri all’ora di pranzo sono dovuta andare fino dal dentista in Jan Luikenstraat. Dalla scuola, nel parco della città, è davvero molto lontano. Infatti, dopo, a scuola nel pomeriggio, mi stavo quasi per addormentare. Per fortuna c’è sempre qualcuno che ti offre da bere. L’infermiera del dentista è una persona molto gentile.
L’unico mezzo che possiamo ancora usare è il traghetto. L’uomo che governa quello della Jozef Israëlskade ci ha fatto salire subito quando gli abbiamo chiesto di attraversare. Non è colpa degli olandesi se noi ebrei ce la passiamo così male.
Se solo non fossi costretta ad andare a scuola. La bicicletta me l’hanno rubata durante le vacanze di Pasqua e papà ha dato quella di mamma in custodia ad alcuni conoscenti cristiani. Per fortuna le vacanze si avvicinano in fretta, una settimana, poi è finita.
Ieri mattina mi è successa una cosa simpatica. Passavo davanti al deposito di biciclette quando mi sono sentita chiamare. Quando mi sono voltata, ho riconosciuto dietro di me un ragazzo che avevo conosciuto la sera prima dalla mia amica Wilma. Si è avvicinato imbarazzato e si è presentato col nome di Hello Silberberg. Ero sorpresa e non aveva idea di cosa volesse ma non ci ho messo molto a capirlo. Voleva accompagnarmi a scuola. «Se vai dalla stessa parte, volentieri», gli ho detto, e così ci siamo incamminati. Hello ha sedici anni e racconta un sacco di cose interessanti.
Stamattina era ancora lì ad aspettarmi e probabilmente continuerà a farlo.
Anne
Mercoledì 1 luglio
In questi ultimi giorni non ho avuto molto tempo per scriverti. Giovedì sono stata tutto il pomeriggio da amici, venerdì abbiamo avuto ospiti e così via fino ad oggi.
Questa settimana io e Hello abbiamo avuto modo di conoscerci bene; lui mi ha parlato molto di sé. Viene da Gelsenkirchen e vive qui in Olanda senza i genitori, abita dai nonni. I suoi genitori sono in Belgio e anche lui può andarci senza problemi. Hello ha una ragazza, Ursula. La conosco ed è tremendamente carina e noiosa. Da quando mi ha conosciuta, si è accorto che con lei si addormenta. Allora sono una sorta di sostanza svegliante, non sai mai per cosa puoi essere utile nella vita!
Sabato sera Jacque ha dormito da me. Domenica pomeriggio è stata da Hanneli e mi sono annoiata a morte.
Hello avrebbe dovuto raggiungermi la sera, ma alle 6:00 mi ha telefonato. Ho risposto io:
«Sono Helmut Silberberg, posso parlare con Anne, per favore?»
«Ciao Hello, sono io».
«Anne! Come va?»
«Bene, grazie».
«Mi spiace moltissimo ma volevo avvisarti che stasera non posso venire. Vorrei parlarti, però: posso venire da te tra una decina di minuti?»
«Sì, d’accordo a presto!».
«A tra poco».
E abbiamo messo giù.
Mi sono subito cambiata e ho dato una sistemata ai capelli. Poi mi sono messa alla finestra un po’ nervosa. Alla fine l’ho visto arrivare, ed è stato un miracolo che non sia corsa giù per le scale. Ho aspettato, invece, con pazienza che suonasse il campanello. A quel punto sono andata giù ed è entrato appena ho aperto la porta.
«Anne, mia nonna pensa che tu sia troppo giovane per continuare a uscire con me. Dice che dovrei tornare con la Löwenbach, ma forse sai già che non mi vedo più con Ursula».
«E perché? Avete litigato?»
«No, anzi. Ma le ho detto che forse non stiamo tanto bene insieme e che era meglio se smettevamo di uscire ma che lei sarebbe sempre stata la benvenuta in casa mia come spero di essere io in casa sua. Vedi, pensavo che stesse uscendo con un altro ragazzo per questo ho voluto troncare. E invece non era vero. E adesso mio zio pensa che dovrei chiederle scusa, ma io ovviamente non voglio farlo quindi ho chiuso la storia e basta. Quello però era solo uno dei tanti motivi. Mia nonna vorrebbe che uscissi con Ursula e non con te, ma io non sono d’accordo. Gli anziani a volte hanno certe strane idee all’antica, e io non riesco ad accettarle. Certo, io ho bisogno dei miei nonni, ma in un certo senso anche loro hanno bisogno di me. Da oggi sono libero il mercoledì sera. I miei nonni credono che frequenti un corso per intagliare il legno, ma in realtà do in uno di quei piccoli circoli del movimento sionista. Non posso dirglielo perché i miei nonni sono molto contrari al sionismo. Nemmeno io sono un fanatico, ma la cosa mi interessa. Ultimamente però è tutto una tale confusione che ho deciso di lasciar perdere così il prossimo mercoledì sarà il mio ultimo. Quindi potrei uscire con te il mercoledì sera, il sabato pomeriggio, la domenica pomeriggio e forse anche più spesso».
«Ma i tuoi nonni sono contrari. Non puoi farlo di nascosto!»
«L’amore trova sempre la sua strada».
Poi siamo passati davanti alla libreria Blankevoort e all’angolo e c’era Peter Schiff con altri due ragazzi. È stata la prima volta che mi ha salutato dopo tantissimo tempo, la cosa mi ha fatto molto piacere.
Lunedì sera Hello è venuto a casa per conoscere papà e mamma. Ho offerto torta e caramelle, tè e biscotti, ma nessuno di noi due aveva voglia di starsene seduto uno di fianco all’altra e così siamo andati a fare una passeggiata. Mi ha riaccompagnata alle otto e dieci. Papà era molto arrabbiato perché non vuole faccia tardi, così ho dovuto promettergli che la prossima volta farò ritorno già alle otto meno dieci.
Sabato sera sono invitata da Hello.
Wilma mi ha detto che una sera Hello era da lei e così gli ha chiesto: «Insomma chi ti piace di più Ursula o Anne?». «Non sono affari tuoi», ha risposto lui e poi per tutta la sera non si sono più parlati. Alla fine però le ha detto: «E va bene, è Anne, ma non dirlo a nessuno». Ed è sparito. Si vede benissimo che Hello adesso è innamorato di me, e a me non dispiace per niente.