55 …Piero fissava. Sempre, ogni cosa. Vecchi fienili diroccati, puntellati dalle travi. Poco oltre, la nebbia inghiottiva i colori. Sensazione di freddo. E silenzio. La croce sul campanile si vedeva e non si vedeva, simbolo di una religione che oramai c’era e non c’era. Federica scese dal taxi alle 2,20 della notte. Salì all’attico. Alberto la stava aspettando, seduto sul divano di pelle nel grande salone, ancora vestito e con le scarpe ai piedi. Stava leggendo un voluminoso manoscritto. «Meno male che sei rientrata, o mi sarei suicidato» indicò con espressione tragica la pila di fogli accanto a lui. «E sì che me ne avevano parlato divinamente». Ricercare talenti letterari non era esattamente un lavoro pieno di emozioni. «Non ci pensare. Vieni con me?», gli porse la mano. Alberto s’ir

