Chapter 3

803 Parole
Brasile – Stato di São Paulo - Città di Praia Grande, Venerdì 17 maggio 2019 - “Studio di Learco Learchi” Era rientrato in Brasile da pochi giorni ma benché affaccendato a dipingere qualcosa su tela, la sua mente vagava attorno al problema dei vizi della gente. Di vizi, Learco ne conosceva e… molti. Poteva affermare di saperne abbastanza, tanto da poterci scrivere sopra. Il suo problema era, tuttavia, il come impostarvi quello che aveva l’aria di essere un “saggio”. Decise che non gli era possibile accettare quell’incarico: era troppo gravoso per le sue limitate conoscenze, nonostante le capacità descrittive. «Scriverci sopra, a dirittura, una storia romanzata, è assurdo!» si disse, deciso a chiamare la Preside per comunicarle la sua decisione di dare forfait. Nettò il pennello che teneva in mano, lo insaponò con cura, lo risciacquò lo asciugò con un panno e poi lo immerse nel bicchierone colmo di soluzione di diluente, quindi si avviò nella stanza dove teneva il proprio notebook. Accese la connessione con Internet e quindi con quella di Skype, il programma di trasmissioni vocali a distanza. Il collegamento con la “Editrice Virtuale Avalon” era, come Learco aveva immaginato, on line. Impostò la chiamata. «Buon giorno, Signor Learco!» rispose la voce di Marina, la segretaria della Preside, che aveva riconosciuto la login dello scrittore all’apparire sulla finestra apertasi sullo schermo del personal computer dell’ufficio. «Buon giorno Marina, avrei bisogno di parlare con la Signora Preside! È lì, presente?» chiese Learco. «Sì, è in sede! Attenda un attimo che la chiamo» rispose, solerte, la giovane segretaria. Lo scrittore udiva molti rumori di fondo ma, infine riconobbe quello dei tacchetti a spillo della Preside che si stava avvicinando con passo cadenzato, che egli immaginava… marziale. «Buona giornata Learco… che cosa avete da dirmi?» entrò, subito, in argomento la donna. «Non è una bella notizia, ma non me la sento di tradurre in romanzo un argomento come quello dei vizi della gente» disse Learco, tutto d’un fiato. «Nessuno vi ha chiesto di scriverci sopra un romanzo» rispose , calma, calma. «È stata lei a dirmi di farlo» replicò Learco, con una punta di risentimento. «Non vi ho chiesto un romanzo sui vizi, bensì di scriverci sopra qualcosa…» disse e poi aggiunse: «…che so, una serie di novelle o fatti che riguardano persone che di tali vizi ne fanno una ragione di vita. Qualcosa che si possa stampare in un libro che porterà il nostro nome, come editori, e la sua firma, come autore.» La Preside , come sempre, aveva le idee più chiare di Learco su quello che si doveva scrivere e su come doveva essere impostato un libro. Lo scrittore non aveva pensato ad una serie di novelle né a scriver di persone e di fatti viziosi, dei quali egli era al corrente. L’anziana signora, del resto era il suo ruolo, gli stava insegnando come fare, indicandogli la via. «Lei pensa che una serie di racconti su personaggi viziosi potrebbe funzionare?» chiese Learco. «Potrebbe e, soprattutto, funzionerà! Voi scrivete, raccontate con il vostro stile e la vostra penna ché far l’editore è affar mio…» replicò, confermando decisa e poi volle aggiungere: «…dopo il primo racconto, mandatemi il testo per e-mail. Desidero leggerlo in anteprima ma, poi, dovrete mandarmi, via, via, anche quelli successivi: sette pezzi, uno per ogni vizio che analizzerete.» La comunicazione fu chiusa con alcune parole d’incoraggiamento della Preside ed a Learco non rimase che abbozzare per l’ennesima volta. Brasile – Stato di São Paulo, Litoral Sul Paulista - Città di Praia Grande, Sabato 18 maggio 2019 - “La ricerca sui volti del male” Come gli aveva suggerito, cercò di documentarsi, sugli “Abiti del Male” ed impostò una ricerca. Sulla schermata gli apparvero notizie, era scontato, sui “Sette Vizi Capitali” I vizi capitali compaiono in Aristotele che li definisce “gli abiti del male”. Al pari delle virtù, i vizi derivano dalla ripetizione di azioni che formano nel soggetto che le compie una sorta di “abito” che lo inclina in una certa direzione. Nel Medioevo i vizi sono visti come un’opposizione della volontà umana alla volontà divina. Nell’Età dei Lumi la differenza tra vizi e virtù perde importanza, poiché anche i vizi, come le virtù, concorrono allo sviluppo industriale, commerciale ed economico. Dopo il periodo illuminista i vizi compaiono in alcune opere di Kant che vede nel vizio un’espressione della tipologia umana o di una parte del carattere. Da l’Antropologia pragmatica di Kant nell’Ottocento sono stati scritti grandi trattati di psicologia umana. I vizi diventano la manifestazione della “psicopatologia” dell’uomo. I vizi diventano quindi malattie dello spirito. Nella dottrina morale cattolica, i vizi capitali sono desideri non ordinati verso il Bene Sommo, cioè Dio, dai quali tutti i peccati traggono origine.
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