CAPITOLO DODICI – HANNO PROVATO A DISTRUGGERE IL MONDO Culach aveva paura di addormentarsi. La cecità non era un rifugio. I sogni ormai erano implacabili, arrivavano anche quando era sveglio, anche se a volte era difficile dirlo. Avvertiva le pellicce contro la pelle, sentiva l’odore dell’antica pietra del castello, eppure la sua coscienza era altrove. A differenza degli incubi precedenti, l’ultimo era iniziato in modo innocente. Si trovava in un giardino lussureggiante con fiori dai colori vivaci e strani alberi senza rami. Una grande costruzione di vetro rosa racchiudeva tre lati. Il quarto si apriva su un deserto bronzeo, il margine tra l’erba e la sabbia netto e dritto come se disegnato da uno stilo. Passeggiò verso una fontana vicino a un arco e intravide il suo riflesso. Un vo

