CAPITOLO UNDICI – UN COLTELLO DAL DESTINO INFAUSTO Nazafareen si svegliò al cigolio delle corde. La nave ondeggiava da un lato all’altro come una culla dondolata da un gigante troppo entusiasta. Non sapeva da quanto tempo fossero in cielo. Non c’era vento, ma l’aria le bruciava le guance, un freddo umido e penetrante diverso da qualsiasi cosa avesse mai provato prima, i suoi artigli affilati capaci di trovare ogni piccolo pertugio nel mantello. Non aveva pianificato di uscire allo scoperto fino a quando non fossero arrivati a Samarcanda, e nemmeno allora, se avesse trovato il modo di sgattaiolare via dalla nave, ma il movimento simile a un pendolo e le occasionali e improvvise perdite di quota le facevano rivoltare lo stomaco. Deglutì. Non vomiterò, si disse con fermezza. Non lo

