CAPITOLO DIECI – A SAMARCANDA

1931 Parole

CAPITOLO DIECI – A SAMARCANDA L’ottavo giorno, Darius tornò nel mondo dei vivi. Alla luce di un singolo cristallo lumen, vide il familiare gro­viglio di rami frondosi sopra il letto, il buco storto che rivelava una macchia di stelle nella coltre del cielo notturno. Una gran­de falena era aggrappata alla corteccia, le ali sembravano mer­letti chiari e delicati. La testa gli pulsava. Così come la gamba, anche se quello era un dolore più ottuso. Il volto di sua madre fluttuò sul letto. Si distese in un enorme sorriso. «Sei sveglio», mormorò, baciandogli la guancia. «Ero così preoccupata.» «Nazafareen», gracchiò Darius. «Dov’è?» Delilah non rispose. Riempì una tazza d’acqua da una brocca di legno e gliela portò alle labbra secche. Darius bevve un sor­so, combattendo la nausea. La stanza g

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