Capitolo Otto

3086 Parole
Canada. Erano in volo e stavano sorvolando il Canada. Da lassù si poteva vedere un'immensa distesa verde, panorama a cui Jungkook credeva di non potersi mai abituare. Certo gli mancava la Corea ma avere la possibilità di viaggiare e mettere piede in molti paesi stranieri a soli 21 anni lo lasciava sempre senza fiato. Mentre iniziavano le operazioni di atterraggio, Jungkook pensò a quando disse ai suoi genitori che le vendite stavano andando talmente bene in tutto il mondo, che l'agenzia aveva deciso di organizzare un tour mondiale, portando i BTS a cantare dagli Stati Uniti all'America Latina, dall'Europa al sud est asiatico, passando per l'Australia, il Giappone e appunto il Canada. Ricordò che suo padre gli disse che visitare il Canada era il suo sogno fin da ragazzino e oggi Jungkook stava realizzando il sogno dell'uomo che l'aveva messo al mondo e che l'aveva accompagnato a fare le audizioni per la BigHit quando aveva appena 13 anni. Erano atterrati nella tarda mattina e tutti e sette vennero immediatamente portati all'hotel a loro riservato. Ebbero tutto il pomeriggio libero e Jungkook decise di uscire ad esplorare i dintorni. Provò a fare una videochiamata col padre ma quando non ottenne risposta, realizzò che a causa del fuso orario in Corea era mattina presto e probabilmente in casa sua stavano ancora tutti dormendo. Optò per scattare molte fotografie stando attento a non farsi riconoscere e a non perdersi essendo completamente da solo. Si pentì di non essersi portato dietro una giacca, il sole tramontava e cominciava a fare freddo e lui non aveva considerato che le temperature da quelle parti scendevamo bruscamente tra giorno e sera. A ora di cena si ritrovò con gli altri e decisero di assaggiare cibi tipici canadesi, ordinando a caso da un menu scritto metà in inglese e metà in francese. Era euforico, su di giri e non vedeva di esibirsi la sera successiva. Gli venne consigliato di andare a dormire presto per riprendersi dal fuso orario tra Vancouver e New York anche se si trattava di appena 3 ore. Jungkook pensava di avere ormai un fisico abituato ai continui spostamenti, corse da una parte all'altra, stare in giro tutto il giorno, magari mangiare troppo o troppo poco, dormire troppo o troppo poco senza mai una via di mezzo. E mentre si rigirava nel letto cominciò a sentire una strana sensazione nello stomaco che interpretò come eccitazione per il concerto imminente.  -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Tutti erano pronti e in posizione sulla pedana. Si spensero le luci e la folla gridò. L'adrenalina non diminuiva mai, anzi aumentava ogni volta sempre di più. E più Jungkook saliva si quei palchi insieme ai suoi hyungs, più si esibiva e più si convinceva che era nato per quello. Sul palco si sentiva sempre al posto giusto nel momento giusto ma non quel giorno. Sentiva di non star bene, di non essere al 100% sé stesso. Durante le coreografie rischiò di cadere più volte, andò addirittura a sbattere contro Hoseok che lo incenerì con lo sguardo per lo sbaglio commesso. Arrivò il momento dell'ultimo timeout prima di cantare l'ultima canzone, ringraziare e salutare. Jungkook scese dal palco da dietro le quinte e si sedette immediatamente a terra, sentendosi fin troppo accaldato e con la testa pesante. "Jungkook tutto bene?" Si sentì chiedere da un microfonista e scosse la testa senza riuscire ad alzare lo sguardo. L'uomo andò immediatamente ad informare Namjoon della situazione che corse dal maknae. "Jungkook guardami, che succede?" "Mi gira la testa, vedo tutto a pallini neri." Anche gli altri si erano avvicinati per cercare di capire cosa stava succedendo al minore del gruppo. "Koo tieni, bevi dell'acqua fresca" gli disse Jin, inginocchiandosi di fronte a lui. "No hyung, se bevo potrei vomitare." "Meglio fuori che dentro." Disse il più grande, aiutando Jungkook ad alzare la testa e a bere almeno un sorso d'acqua. Il piccolo di dissetò e cercò di fare dei respiri lunghi e profondi per arieggiare la testa. Sentì Taehyung che gli toccò il braccio e gli chiese se avesse mangiato prima di iniziare il concerto ma Jungkook non riuscì a trovare la forza per rispondere. Pochi minuti dopo il biondo era tornato da lui con un paio di caramelle e una bustina di zucchero. "Ho la nausea, non voglio mangiare." "Kookie dici che ti gira la testa e vedi tutto a pallini. Potrebbe essere un calo di zuccheri. Mangia, è un ordine." Jungkook alzò lo sguardo e vide Taehyung che gli porgeva le caramelle, poi spostò il suo sguardo verso Namjoon. "Ha ragione, metti in bocca almeno una caramella." Il castano alla terza caramella ebbe la sensazione di sentirsi meglio e non appena sentì che in meno di tre minuti avrebbero dovuto risalire sul palco si alzò. Il suo leader gli disse di andarci pieno, che poteva chiedere uno sgabello e stare seduto ma il piccolo rifiutò, dicendo che era l'ultima canzone, che stava bene e che ce l'avrebbe fatta. Gli ultimi 10 minuti sul palco per Jungkook si rivelarono essere una tortura. Cantò cercando di metterci il cuore, sorrise ai fan e fece passare i continui inchini per educazione e riconoscimento ma in realtà si piegava perché le fitte che sentiva allo stomaco erano sempre più forti e sempre meno sopportabili. Finalmente il concerto finì, i sette ragazzi salirono sulla pedana che lentamente scese verso il basso. Non appena vide la botola sopra di sé chiudersi, Jungkook si sedette sulle ginocchia tenendosi forte lo stomaco e lamentandosi dal dolore. Sentiva di stare sudando freddo, gli mancava il respiro, la testa gli pesava. Qualcuno lo prese per le spalle urlando il suo nome. Quel qualcuno gli posò una mano sulla fronte ma non riuscì a capire chi fosse perché in un attimo tutto intorno a lui divenne nero. --- Taehyung vide Jungkook accasciarsi sulle ginocchia e sentì chiaramente i suoi lamenti. Anche se era semi buio, lo vide sbiancare improvvisamente e temendo che potesse svenire e cadere giù dalla pedana che non era ancora completamente scesa, si precipitò dal più piccolo, prendendolo per le spalle e poggiandogli una mano sulla fronte. Jungkook perse i sensi tra le sue braccia e in un attimo fu il caos. Tre membri dello staff recuperano il corpo inerme del più piccolo e lo portano di peso in una stanza più arieggiata, adagiandolo a terra, togliendogli il microfono e le scarpe. Per fortuna tra di loro c'era sempre qualcuno che se ne intendeva di primo soccorso per non ritrovarsi scoperti in situazioni come questa ma a Taehyung, preoccupato e in pena, non andò giù quando una donna che stava assistendo Jungkook chiuse la porta della stanza dove l'avevano portato, intimando al biondo di aspettare fuori. Iniziò ad urlare di farlo entrare, che non potevano comportarsi così, che voleva immediatamente sapere come stava il più piccolo finché non sentì qualcuno prenderlo di peso e allontanarlo da quella porta. "Taehyung calmati, fermo, basta!" Gli disse Namjoon. "Lasciami andare, levati, voglio entrare in quella stanza!" Rispose il biondo in malo modo. "Kim Taehyung come ti permetti? Namjoon è più grande di te, portagli un po' di rispetto!" Quasi gli urlò Yoongi. "Hyung sono preoccupato per Jungkook, voglio sapere come sta e cosa è successo!" "Siamo tutti preoccupati Taehyung ma tu ti stai comportando da bambino. Adesso calmati!" E di fronte al tono freddo e arrabbiato di Yoongi, il biondo non potè fare altro se non ammorbidire il tono di voce per rivolgersi nuovamente a lui. "Non aveva mangiato. L'ho guardato costantemente in questi giorni perché l'ho visto strano e quello che ho notato è che sta mangiando poco, si spacca di palestra e ieri abbiamo avuto lo sbattimento di passare ore in aeroporto, il fuso orario. È uscito da solo e faceva freddo ieri sera. Hyung...sono davvero preoccupato per Jungkook. La mia non è una scenata da immaturo, ho paura che ci possa essere qualcosa che non va." Disse Taehyung tutto d'un fiato. "Ditemi se avete notato le stesse cose." Continuò ma gli altri si guardarono tra di loro spaesati non sapendo come ammettere che non si erano accorti di nulla. Poteva essere solo un connubio di cose, magari non era niente di veramente preoccupante ma Taehyung non riusciva a calmarsi, voleva solo vedere Jungkook e sapere come stava. Decise che in qualsiasi modo sarebbero andate le cose, lui quella sera stessa si sarebbe preso cura del più piccolo ed era davvero intenzionato a farsi raccontare tutto nel caso in cui ci fosse effettivamente stato qualcosa da raccontare. "Io vado a vedere come sta e appena si riprende, lo porto in hotel." Si girò deciso e chiese ad un membro dello staff di preparare il van, avvisandolo che appena Jungkook se la sarebbe sentita di stare in piedi, sarebbero saliti in macchina. Tornò fuori alla porta chiusa e bussò dolcemente. La stessa donna di prima gli aprì e lui le chiese gentilmente se poteva entrare per fare compagnia all'amico. Dopo aver insistito un po' la donna cedette e Taehyung riuscì finalmente a vedere Jungkook che se ne stava ancora disteso a terra, senza scarpe, con un braccio a coprirsi gli occhi. La pancia gli si alzava e abbassava lentamente, segno che si stava riprendendo anche se con un po' di fatica. Il biondo si avvicinò e si posizionò dietro al castano, alzandogli la testa e poggiandola sulle proprie gambe. "Hyung..." "Ehi piccolo combina guai, ci hai fatto spaventare sai?" "Mi dispiace, non volevo." "Tranquillo, l'importante è che tu ora stia meglio." "Leggermente meglio, si..." Taehyung alzò lo sguardo verso i due uomini del pronto soccorso chiedendogli di spiegare cosa era successo e i due gli dissero che probabilmente era stato una sbalzo di pressione dovuto a stanchezza, stress, adrenalina e il caldo soffocante che c'era dentro l'arena stra colma di gente. Inoltre Jungkook aveva due linee di febbre, segno che aveva davvero preso freddo il giorno prima e l'aver saltato un pasto non aveva giovato alla sua salute. Quando sentì l'ultima cosa, Taehyung fece immediatamente alzare Jungkook dal pavimento freddo e, tenendolo per il fianco, lo aiutò ad indossare la sua giacca per tenerlo al caldo. "Ti porto in hotel, okay? La macchina ci aspetta al parcheggio, ce la fai a camminare?" "Mi tremano le gambe ma credo di farcela." "Non preoccuparti, non mollerò la presa." Lasciò che il minore si appoggiasse sul suo corpo pur di stare in equilibrio e, tenendolo stretto per aiutarlo a camminare, si mossero verso la macchina, uscendo dalla stanza. Taehyung disse velocemente agli altri che andava tutto bene, che si sarebbe preso cura lui del maknae e che appena poteva avrebbe scritto un messaggio sul gruppo per spiegare cosa era successo. Namjoon accarezzò la testa a Jungkook che gli sorrise debolmente prima di lasciarli andare.  --- Jungkook era davvero contento di ricevere tutte queste attenzioni da parte di Taehyung anche se non riusciva a godersele a pieno per colpa della stanchezza e della debolezza che lo rendeva intontito. Il biondo l'aveva aiutato a salire in macchina, gli aveva allacciato la cintura di sicurezza e gli aveva permesso di appoggiarsi alla sua spalla per tutto il viaggio. Arrivati in hotel si era fatto dare le chiavi della stanza, aveva chiesto se era possibile cucinare una zuppa calda e portarla in camera, aveva chiamato l'ascensore e lo aveva aiutato a sedersi a letto, il tutto continuando a circondare con il braccio il fianco del più piccolo senza mollare la presa neanche per un secondo. Reagì solo nel momento in cui Taehyung gli tolse la giacca e prese l'orlo della maglia per sfilargliela. "Hyung!! Che fai??" "Ti aiuto a spogliarti così ti puoi mettere il pigiama." Disse tranquillamente il maggiore. "Ce la faccio da solo, grazie. Vado in bagno a mettermelo." Jungkook strappò il pigiama di mano a Taehyung e si diresse verso il bagno imbarazzato. "Okay, nel frattempo scrivo agli altri che siamo in hotel e che va tutto bene." Il piccolo fece davvero fatica a spogliarsi e ad indossare l'indumento più comodo a causa delle gambe che non la smettevano di tremare. Sentiva freddo pur avendo il corpo caldo e cominciava ad avere davvero paura che la febbre sarebbe potuta salire ancora. Quando uscì dal bagno dovette aggrapparsi allo stipite della porta perché oltre alle gambe, prese a girargli nuovamente la testa. "H-hyung..." sussurrò appena ma Taehyung si era già precipitato da lui, aiutandolo ad alzarsi e lo portò di nuovo a letto. La mezz'ora successiva la passarono a discutere perché il maggiore voleva aiutarlo a bere la zuppa che gli era stata gentilmente offerta dal personale dell'hotel ma il maknae non ne voleva sapere, continuava a dire che era in grado di mangiare anche da solo e alla fine Taehyung cedette. Dopotutto l'importante era che Jungkook mangiasse qualcosa per poter prendere la medicina a stomaco pieno. Quando ebbe finito, il castano si distese comodamente a letto, tirandosi le coperte su fino al naso. "Puoi andare ora." "Non se ne parla, rimango con te finché non ti addormenti." "Hyung, non sono un bambino." "No, non lo sei ma io ho voglia di stare qua con te." Jungkook alzò lo sguardò e fissò lineamenti del più grande che si era seduto in parte a lui, appoggiando la schiena alla testata del letto. "Sei stato così dolce come me stasera..." "Avevi bisogno di qualcuno che si prendesse cura di te." "Si ma mi sono ammalato altre volte in passato ma tu non ti sei mai comportato così con me come stasera." Continuò. "Perché l'hai fatto?" E non appena finì la domanda, i suoi occhi incrociarono quelli del più grande che lentamente si distese in parte a lui. Jungkook poteva sentire la presenza del corpo dell'altro a pochi centimetri di distanza, lo sguardo che gli stava rivolgendo era puro e dolce e quella vicinanza stava facendo perdere battiti al suo cuore. "Perché ci tengo a te Jeon Jungkook, ci tengo davvero tanto." Si guardarono negli occhi per minuti che al castano sembrano interminabili. Minuti in cui pensò che se solo avesse avuto la forza avrebbe potuto avvicinarsi per azzerare i pochi centimetri che li separarono ma rimase fermo immobile, sentendo solo il cuore che gli si riempiva di gioia. Fu il più grande a riprendere a parlare. "Tengo a tutti voi. Negli ultimi anni non ci siamo fermati un attimo, siamo sempre insieme e siete come dei fratelli per me. Non abbiamo passato un bel periodo a inizio anno e io voglio solo vederci felici e sereni. Vorrei vederci sempre al massimo, fare musica sempre migliore, preparare esibizioni sempre di più alto livello ma non lo possiamo fare se anche solo uno di noi sta male, è stressato, ha qualche pensiero negativo. Ed è per questo che io ora te lo devo chiedere Jungkook. C'è qualcosa che ti turba? Puoi parlarmi di qualsiasi cosa, davvero." Il castano rimase estasiato dalle parole del più grande e rimase ancora più stranito dalla domanda che gli era stata posta alla fine di quel discorso perché in realtà non c'era nulla che lo turbava. L'unico pensiero che aveva in testa era il voler esternare i suoi sentimenti per il biondo ma questa era l'unica cosa di cui ancora non si sentiva pronto a parlargliene, credeva che l'altro non fosse pronto per sentirselo dire e lui non voleva rovinare tutto. Rispose semplicemente che aveva provato a chiamare il padre il giorno prima ma che non era riuscito a mettersi in contatto con la famiglia. Ormai erano fuori dalla Corea in tour da più di tre mesi e al piccolo mancavano semplicemente i suoi cari. E Taehyung ci credette e capì perfettamente, conoscendo il carattere di Jungkook. "Se ci dovesse essere altro, me lo diresti vero? Puoi contare su di me." "Lo so hyung, prometto che se ci dovesse essere qualcosa che non va, sarai il primo a cui verrò a raccontarlo." Si sorrisero e cambiarono discorso. Parlarono del concerto di quella sera che tutto sommato era andato bene. Taehyung aprì twitter e lesse alcuni commenti che stavano lasciando i fan sulla loro performance e dopo un po' Jungkook cominciò a sentire gli occhi pesanti. Sentì una sensazione di calore invadergli il corpo, segno che la medicina che aveva preso poco prima stava facendo effetto e immediatamente si rilassò e sentì il peso di tutta la stanchezza crollargli addosso. Chiuse gli occhi mentre Taehyung ancora gli stava parlando e senza neanche rendersene conto cadde in un sonno profondo e sereno.  --- Aveva trovato un account che stava postando i video delle esibizioni ballate di quella sera e volle condividere il tutto con il più piccolo ma appena si girò verso di lui, si rese conto che si era addormentato. Lo guardò teneramente prima di alzarsi dal letto e posizionare al meglio la coperta. Decise che forse era arrivato il momento di andare ma quando guardò il viso sereno di Jungkook non riuscì ad allontanarsi e anzi si tornò a distendere in parte al castano, con i visi uno di fronte all'altro. Più lo guardava e più si chiedeva perché lo vedeva così bello. Nella sua testa Jungkook era bellissimo e, quasi colpito da una sorta di trance, alzò una mano e lentamente prese ad accarezzare la guancia del minore più volte. Sempre con dolcezza gli spostò i capelli che ormai ricadevano lunghi davanti agli occhi per poggiarglieli dietro all'orecchio. Gli accarezzò la fronte, la tempia, la guancia di nuovo per poi scendere verso la mascella e il mento. Inevitabilmente il suo sguardo cadde sulle labbra del più piccolo e senza voler controllare i suoi movimenti prese a disegnarne il contorno con l'indice per poi passare il dito direttamente dal labbro superiore a quello inferiore, premendo leggermente su di esse. Rimase incantato da quanto morbide e carnose fossero le labbra di Jungkook e per la prima volta in vita sua ebbe il desiderio di baciare una persona del suo stesso sesso. A quel pensiero si riprese da questo suo stato di debolezza e decise di non darci troppo peso, di non farsi domande a cui non avrebbe saputo rispondere. Nel frattempo però si era anche reso conto che non aveva per niente voglia di andarsene, non voleva lasciare Jungkook da solo e soprattutto non voleva andare a dormire da solo in un letto freddo, non quando avrebbe potuto rimanere in questa stanza, su un materasso più comodo e già caldo. Spense il telefono, alzò le coperte e si distese a fianco del più piccolo. Lo guardò ancora per qualche minuto, concentrandosi sul suo respiro rilassato finché finalmente sentì di poter chiudere gli occhi e si addormentò. 
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