«Un allevamento di tori feroci», diceva il marchese, «non deve essere un affare. È un lusso. Pagano, è vero, per un toro da corrida, quattro o cinque volte di più che per un bue da macelleria... ma che cosa costa!» Bisogna curarlo a tutte le ore, preoccuparsi dei pasti e dell’acqua; trasportarlo da un sito all’altro per i cambiamenti di temperatura. Ogni toro costava più del mantenimento di una famiglia. E quando era già pronto per la corrida, bisognava curarlo fino all’ultimo momento, perché non si rovinasse e si presentasse nell’arena onorando la divisa dell’allevamento, che ondeggiava sul suo collo. Il marchese, in alcuni circhi, aveva persino litigato con impresari ed autorità, rifiutandosi di dare le proprie bestie, perché la banda musicale era collocata sui torili. Il fragore degl

