Avanzavano, i macilenti resti della miseria equestre, denunciando, col loro passo tremante e con i fianchi tormentati, la vecchiaia melanconica, le infermità e l’ingratitudine umana dimentica del passato. Vi erano cavalli di estrema magrezza, scheletri dagli acuti stinchi sporgenti, che sembravano lì lì per rompere l’involucro di pelle dal rado e arso pelo. Altri si agitavano robusti, caracollando energicamente, con le zampe forti, il pelo lucido e l’occhio vivo; animali di bella razza, che sembrava incomprensibile figurassero fra tali avanzi destinati alla morte; bestie magnifiche, che sembravano essere state di recente staccate da una vettura di lusso. Questi erano i più pericolosi, cavalli incurabili, sofferenti di vertigini e di altri mali, che repentinamente cadevano al suolo, trascin

