CAPITOLO UNO
CAPITOLO UNO
L’interno della casa è esattamente come me l’aspettavo. Ho trovato la chiave della serratura della porta d’ingresso sotto la pianta di gerani rossi. Non ho nemmeno controllato altrove, immaginavo già che stesse lì. È tutto spento e le pesanti tende nere di cotone sono chiuse, ma penetra ugualmente un filo di luce rossa del tramonto che mi permette di riconoscere gli oggetti intorno a me. Mi tolgo le rumorose scarpe da ginnastica e cammino lentamente con soltanto i calzini rosa, quelli con i gatti disegnati. Vado verso il salotto, in punta di piedi per non fare rumore. Anche se so che non c’è nessuno, vorrei riuscire anche a rendere più silenzioso il cuore che mi batte in gola come se avessi inghiottito il motore acceso di una Harley. Purtroppo non posso.
La casa appare come un catalogo di una rivista di arredamento da quattro soldi: tutti i mobili sembrano appena comprati e montati, tutti tranne l’orrendo divano di pelle nera che pare appena uscito da un film porno.
Avanzo verso quella che credo sia la cucina. Sento odore di würstel e birra come in qualsiasi abitazione da scapolo che si rispetti. Passo accanto a un gatto grigio obeso, accovacciato sulla sedia imbottita vicino alla parete. Mi fissa ma non miagola. Non è minimamente interessato alla sconosciuta che è appena entrata nella casa del padrone. Una volta ho letto che un micio domestico in media dorme quattordici ore al giorno, ma la cosa non ha importanza adesso. Quando sono nervosa, penso spesso a questo tipo di cazzate. Una specie di tic che mi aiuta a rimanere concentrata in quello che faccio.
Soltanto ora mi accorgo di stringere la pistola che ho in borsa. L’unico motivo per il quale me ne sono resa conto è che il rossetto si è incastrato dentro la fessura del grilletto e non riesco a toglierlo… di nuovo.