CAPITOLO VENTIQUATTRO La stanza in cui entro è illuminata soltanto dalla luce bluastra del monitor. Di sicuro non è sufficiente a farmi trovare la pistola finita sul pavimento. Tasto con le mani per cercarla, non ho nemmeno gli occhiali. Non credo che li andrò a reclamare all’Ufficio Oggetti Smarriti. Tastando con i palmi aperti sul parquet, mi avvicino alla scrivania al centro della stanza, finalmente, dopo quasi cinque minuti di ricerca riesco ad afferrare il freddo pezzo di metallo. Quando mi rialzo, sbatto il capo sulla scrivania. Avrei dovuto immaginarlo, da quando sono entrata non me ne capita una giusta. Di nuovo, il rumore che ho fatto si sarà sentito fino a Piccadilly. Mi arrampico sulla sedia con l’agilità di un bradipo. Mi è venuto un mal di testa tale da dovermi mettere seduta

