CAPITOLO TRE

211 Parole
CAPITOLO TRE Il parquet scricchiola sotto i calzini. Con questo buio non riesco a vedere nella borsa, così la appoggio sopra il tavolo della cucina, vicino a quella che sembra una scatola di cereali, e comincio a rovistarci dentro. Di sicuro tutti gli spiccioli e le caramelle alla menta che avevo sono scivolati dal buco sul fondo. Non importa, la cosa più importante è avere ancora la pistola tra le mani. Ora che ci penso, non ho mai tenuto in mano un’arma da fuoco prima di ieri notte. Non so nemmeno se lo sto facendo nel modo giusto. Non che sia una cosa complicata, ma un paio di tiri di prova avrebbero potuto farmi comodo, però andare a sparare al poligono con una pistola rimediata da un giamaicano a Brixton non sarebbe stato molto intelligente. Una volta ho letto da qualche parte che non bisogna impugnare la rivoltella troppo in alto altrimenti si rischia che il cane indietreggiando ti porti via un pezzetto di pelle tra il pollice e l’indice. Ci hanno incastrato un bel po’ di gente con il DNA trovato proprio in quel punto. Tiro fuori la pistola e indosso la borsa a tracolla, continuo ad avanzare lentamente, anche se non c’è nessuno. Una volta su un libro ho letto… Cazzo, Bet. Basta stronzate!
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