CAPITOLO XXIV Lottò come una tigre per liberarsi. Passò l'altra mano attraverso le sbarre e acciuffò una barba arruffata. — Zitta! – disse una voce profonda e sepolcrale. – Non vi farò nulla se mi dite che cosa fate qui. Era una voce umana, piú umana per lo meno, di quella della creatura selvaggia che la inseguiva. — Sono Sibilla Lansdown – articolò a stento. – Sono entrata qui per sfuggire a... a un... — Ah, è cosí! – la stretta che la teneva prigioniera venne rallentata. – Le aprirò la porta, si tiri indietro e non si muova finché non ho acceso la lampada. Il cancello si aprí e poco mancò che ella non cadesse in avanti. Vide brillare una scintilla, udí un tintinnio di vetri e si accorse che lo sconosciuto aveva acceso una piccola lampada a petrolio che gettava una luce fantastica i

