Pov Clodet
Dopo una settimana, sia io che Derek torniamo a scuola.
Lui è tornato a casa.
Ma quando ieri gli ho chiesto del padre.
Mi ha detto che ancora non gli ha parlato.
Che non si sente pronto.
Lo capisco.
La sua vita è stata cambiata di punto in bianco.
Ha vissuto per anni di bugie.
E ora non sa perdonare il bugiardo.
Al contrario, finalmente tra noi funziona.
Gli ho confessato di non aver mai avuto un ragazzo.
E lui mi ha detto che mi aspetterà.
Che faremo le cose con calma.
Dimostrandomelo ogni giorno.
Con piccoli gesti.
E non chiedermi troppi contatti.
È vero è il mio compagno.
Ma non mi sento ancora pronto a...
Quello.
Comunque è molto cambiato.
Ora che sa di essere un mezzo sangue, vuole conoscere le altre razze.
Come se il suo disprezzo fosse scomparso.
Con mia grande sorpresa, va molto d'accordo anche con mia madre.
Che si diverte a massacrarlo di allenamenti.
Ma lui sembra non lamentarsi.
Da quando ha scoperto i suoi poteri.
Da quando mia madre gli ha porso la mano.
Non ha smesso un giorno di allenarsi.
Fino a padroneggiarlo abbastanza me.
Ed io?
Io sono stata al suo fianco.
Come compagna.
Ma soprattutto amica.
E ho sostituito mia madre.
Prendendomi cura del branco.
Sorprendendo Derek.
Che si aspettava fossi brava solo a combattere.
Quando sono cresciuta imparando entrambi i ruoli.
È stata zia Lefko ad insegnarmi il ruolo di Luna.
Sostenendo che anche la dolcezza e la cura.
Servono a proteggere il proprio branco.
Tornando ad oggi.
Sono in cucina, ad aspettare i ragazzi.
Come sempre in ritardo.
Il primo ad arrivare è Marco.
Stranamente felice.
Anzi, molto di più.
Sta camminando a un metro da terra.
E canticchia una romantica serenata.
Questo vuol dire solo una cosa.
Ha trovato la sua compagna.
Clodet:" Chi è la sfortunata?"
Sorrido.
Guardandolo troppo felice, per offendersi.
Marco:" Annica."
Wao.
Non ho dovuto ne meno torturarlo.
Anzi, è stato fin troppo facile.
Mi sorride, facendo la faccia da cucciolo.
Merda, si mette male per me.
Clodet:" Che ti serve Marco."
Si dondola sui talloni, un'altro brutto segno.
Marco:" Lei non è di qui.
Diciamo che viene da lontano."
Non mi dice tutto.
Lo vedo da come distoglie lo sguardo.
Così mi siedo a tavola, mettendomi comoda.
Fulminandolo con lo sguardo.
Clodet:" Sputa il rospo Marco.
Non ho tempo di torturarti, per avere risposte."
Lui sospira, sedendosi davanti a me.
Marco:" Non è della nostra unione.
Viene dall'unione dell'est.
O meglio è stata cacciata dal suo branco.
Perché non voleva sposarsi con l'alfa, contro la sua volontà."
Non è della nostra unione.
E devo ammettere che non è una cosa buona, almeno non nella situazione in cui siamo.
Marco:" Lo trovata nella foresta qualche giorno fa.
Infreddolita e terrorizata.
Mi ha detto che non sapeva dove andare.
Così lo portata nella casetta vicino al fiume.
Ma non è posto per una ragazza.
Da sola per giunta."
Ho quasi paura di chiedergli cosa vuole.
Perché lo sospetto già.
Marco:" Ha bisogno di una casa e protezione.
Ed è la mia compagna, non posso lasciarla vivere in quel buco."
Appunto.
Ecco cosa vuole da me.
Vuole ospitarla qui.
Mi alzo, guardando fuori dalla finestra.
La strana pace che c'è ultimamente.
Una pace inquietante e ansiosa.
Accogliere una ragazza che non conosciamo in casa.
Nello stato di allerta in cui siamo.
È davvero pericoloso.
Mi porto le dita alla base del naso.
Cercando di trovare la giusta soluzione.
Intanto Marco sospira, già sconfitto.
Sa quello che mi sta chiedendo.
Capisco che sia la sua compagna.
Ma io ho un branco da proteggere.
Non posso dare asilio a una estranea.
Lo guardo, era così felice due minuti fa.
Invece ora, guarda il vuoto triste e malinconico.
Afferro la giacca e vado verso la porta.
Mentre lui rimane ancora seduto.
Clodet:" Be?
Che ci fai ancora seduto?
Andiamo."
Lui alza lo sguardo dal tavolo confuso.
Marco:" Dove?"
A mettermi in grossi guai.
Me lo sento.
Clodet:" A conoscere la ragazza.
Che ti ha trasformato in un povero cucciolo indifeso."
Lui sorride raggiungendomi.
La pelle infuocata a causa delle forti emozioni.
Clodet:" Calma i bollenti spiriti.
Altrimenti trasformerai in cenere l'intero bosco."
Si guarda le mani, infiammate.
E sorride a disagio.
Non se n'era ne meno accorto.
Questa ragazza deve avergli sciolto il cervello.
Povera me.
In che pasticcio mi sto infilando.
Quindici minuti dopo siamo davanti alla casetta abbandonata.
Non più disabitata direi.
In realtà non è nulla di che.
Una stanza con un cammino e un letto.
I branchi la usavano in casi di guerra, per un eventuale riparo.
Marco bussa in uno strano nome.
Avranno deciso di creare una specie di codice.
Ad aprirci è una ragazzina.
Capelli biondi a caschetto.
Pelle chiara, forse troppo.
Occhi incredibilmente azzurri.
E le guancie arrossate.
Indossa un vestitino con i fiori.
Che riconosco subito.
Così guardo Marco, che si gratta la nuca nervoso.
Marco:" Ilenia non lo usava più perciò.
Insomma è un prestito, ecco."
Alzo gli occhi al cielo.
Quando lo scoprira ti dara un bel calcio nel sedere
La piccola vampirina è molto gelosa dei suoi vestiti.
Torno a guardare la piccola ragazza.
Davvero troppo minuta, sembra una bambina.
È sicuro abbia la nostra età?
Si vede che non è di qui.
Ha dei lineamenti troppo delicati per essere del sud.
E il suo odore, non c'entra nulla con il nostro.
Nervosa, si dondola sui piedi nudi.
Clodet:" Tu devi essere Annica."
Lei abbassa lo sguardo sui suoi piedini.
Annuendo e arrossendo ancora di più.
Annica:" Si alfa."
Ha subito percepito il mio ruolo.
Ma non mi sorprende.
Anche se non vorrei è inevitabile.
Clodet:" Perché sei qui?"
Marco mi guarda, chiedendo pietà per la propria compagna.
Ma io non posso avere dubbi.
Annica:" Perché non ho altro luogo dove andare, alfa."
Tiene ancora la testa bassa.
Ma io ho bisogno di guardarla bene.
Le alzo il mento con una mano.
Incastrando il suo sguardo con il mio.
Marco ingoia a vuoto.
Sa cosa sto per fare.
I miei occhi diventano neri.
Per osservarla meglio.
La sua anima azzurra, innocente.
Come i suoi occhi profondi.
Al loro interno paura.
Tristezza.
Dolore.
Malinconia.
Occhi che hanno pianto, e che lo fanno ancora.
Occhi di chi ha visto qualcosa di orribile.
Tanto da non volerlo raccontare.
Tutto in lei grida tristezza.
Ma non rabbia o vendetta.
Nulla di lei mi dice che è pericolosa.
O una tradittrice.
Sospiro allontanandomi da lei.
Cammino avanti e indietro.
Non so cosa fare.
Il mio cuore mi dice di aiutarla.
Mentre la ragione mi grida di mandarla via.
Guardo il cielo, cosa devo fare?
Cosa farebbe mia madre?
Mi ha sempre detto di seguire l'istinto.
Ma esso è diviso in due.
La guardo, stratta tra le braccia di Marco.
Che ora più che un orso bruno, sembra un orsacchiotto.
Sospiro.
Sperando sia la giusta decisione.
Clodet:" Recupera tutto ciò che hai.
Verrai a stare da noi."
Lei sorride.
E nei suoi occhi vedo un sentimento diverso.
Speranza.
Corre dentro.
Mentre Marco mi guarda grato.
Clodet:" È sotto la tua custodia.
Se si svelerà una persona diversa, un pericolo.
Ne pagherai tu le conseguenze."
Cerco di essere dura e severa.
E lui invece mi abbraccia, come faceva da bambini.
Marco:" Non te ne pentirai.
Hai la mia parola.
Grazie."
Cerco di rimanere dura.
Ma alla fine mi sciolgo, abbracciandolo a mia volta.
Infondo è anche questo il ruolo da Alfa.
Far star bene il proprio branco.
Spero davvero che lei sia ciò che sembra.
Perché avolte l'apparenza inganna.
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Due ore dopo.
Mi pento che sia domenica, e che non ci sia scuola.
Le ragazze tartassano di informazioni Annica.
Che sorride a disagio.
Quasi mi fa pena.
Hanno preso tutti bene la notizia della nuova arrivata.
Tranne Carlos, che la pensa come me.
Infatti di fianco a me.
Osserviamo la ragazza che sorride, chiacchierando con Ilenia.
Che non si è nemmeno infuriata per il rapimento del suo vestito.
Ok.
Forse all'inizio si.
Ma quando Marco gli ha spiegato la sua storia.
Gli ha spalancato le porte, letteralmente.
Le porte del suo armadio.
Marco si occuperà di lei.
Facendola iscrivere a scuola.
E aiutandola a rimmersi in carreggiata.
Il tutto guardandola come se fosse un bignè ripieno.
Carlos:" Sei sicura di lei?
Che non sia un pericolo?"
Nego con il capo.
Non sono sicura di nulla in questo periodo di guerra
Non mi fido di nessuno, se non della mia famiglia.
Clodet:" Per nulla.
Ma nei suoi occhi non ho visto pericolo.
Solo tanta tristezza."
Lui annuisce, anche se non convinto.
Al contrario degli altri, io e lui siamo sempre stati più ragionevoli.
Mettendo la ragione prima del sentimento.
Ma mentre guardo Annica e Marco abbracciati.
Sorridere agli altri.
Non riesco a ragionare lucidamente.
Carlos:" Comunque la terrò d'occhio."
Annuisco.
Lo farò anche io.
Perché fidarsi è bene
Non fidarsi è meglio.
Cammina verso di me.
Porgendomi un fiore.
Che, se non sbaglio cresce dietro la casetta nella foresta.
Un orchidea selvaggia.
La mia preferita.
Annica:" E per ringraziarti di avermi dato una possibilità.
So che hai molti dubbi su di me.
Ma ti giuro che non ho cattive intenzioni.
E che farò di tutto per dimostrartelo."
Leggo sincerità nei suoi occhi.
E la voglia di fare e di dimostrarmi tanto.
Prendo il fiore, tenendolo nel palmo della mia mano.
Le foglie si allungano come anche il gambo.
Mutano e si intrecciano tra loro.
Fino a creare un cerchietto.
Lei ha gli occhi spalancati e sorpresi.
E trattiene il fiato mentre glielo posso tra i capelli.
Le sposto un ciuffo dietro l'orecchio.
Avvicinandomi con le labbra a questo.
Clodet:" Fai un passo falso.
E ti mostrerò come il mio potere sarà la tua fine."
Lei ingoia a vuoto.
Abbassa il capo, annuendo spaventata.
Finché non mi fidero di lei.
Deve sapere che come lo salvata.
Io posso distruggerla.
Il mio potere da vita, pace e serenità.
Ma può anche fare soccombere sette metri sotto terra.
Donna avvisata.
Mezza salvata.
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Pov Derek
Billy:" Vacci piano amico."
Sorrido.
Lasciandolo dalla mia presa al collo.
Io, lui e Taylor ci stiamo allenando.
Perché erano curiosi di sapere cosa mi avesse insegnato Nychta.
Taylor poco lontano.
Ondeggia la spada davanti a sé.
Taylor:" Vediamo come te la cavi con le armi."
Sorrido, mentre entrambi si preparano con le armi.
Io invece, non ne prendo nessuna.
Nychta mi ha allenato anche in questo.
In due settimane mi ha fatto sudare.
Ferire.
Stancarmi fino a crollare.
Ma i risultati si vedono.
Finalmente padroneggio la mia forza
Il mio potere.
E mi sento molto più forte.
Entrambi si avvicinano.
Le lame sono state rovinate apposta.
Al massimo ci faremo qualche livido.
Schivo ogni affondo.
Cercando di raggionare in fretta.
Taylor sta per colpirmi davanti.
Di istinto alzo il braccio.
Creando uno scudo di energia.
Che fa da onda d'urto.
Spingendolo via.
Intanto Billy sta correndo verso di me, con spada dritta.
Pronto a colpirmi.
Muovendo la mano.
Creo una frusta di elettricità.
Trucchetto insegnatomi da Claudet.
La punta della frusta circonda il manico della spada.
Ancora nella sua mano.
E con uno strattone, gliela tiro via.
Lasciandolo a mani vuote.
Me la porto alle mani.
E allo stesso modo recupero l'atra.
Per poi puntare entrambe sui miei avversari.
Che mi sorridono soddisfatti
Taylor:" Non male amico.
Davvero, sei migliorato tanto."
Billy:" Scherzi?
E diventato un figo.
Uffa, anche io voglio allenarmi con Nychta."
Sorrido, mettendo via le armi.
Pronto a una pausa rilassante.
Derek:" Se vuoi, posso metterci una buona parola."
Lui sorride contento.
Già pronto a partire.
Vedremo se la penserà così, dopo un allenamento con lei.
Come allenatrice è la migliore.
Ma pretende davvero tanto.
Il massimo.
Fino all'ultima goccia di sudore.
Taylor:" Smettila di vantarti, solo perché è la tua futura suocera.
Ti ricordo che se innervosita, potrebbe incenerirti."
Non c'è bisogno che me lo ricorda.
Non dimenticherò mai quella sera davanti al locale.
Mi avrebbe ucciso senza pietà.
Taylor:" Ma è ora di parlarti di cose serie."
Ci sediamo sull'erba.
Mi aveva già avvisato di avere notizie per me.
Ma abbiamo rimandato, perché Billy voleva vedere i miei progressi.
Ma ora voglio sapere perché è così serio.
Deve essere qualcosa di importante.
Taylor:" Dopo che mi hai raccontato di te e tua madre.
Ho fatto qualche ricerca su la tua razza."
Ne ho parlato solo con loro due.
Mentre con mio padre, ancora non ci siamo ne meno visti.
Non so ancora cosa provo per lui.
Se davvero sono così arrabbiato.
Ciò che so, è che non sono ancora pronto a parlargli.
Quindi ci limitiamo a evitarci.
Derek:" Dimmi tutto."
Non gli ho chiesto di farlo.
Ma credo che il mio amico abbia capito il mio bisogno di saperne di più.
Grazie a Clodet, ho imparato ad accettare la mia natura.
L'essere un metà razza.
E anche Nychta con i suoi rimproveri mi ha aperto gli occhi.
Ho capito che non importa chi sono.
Ma cosa vorrò diventare.
Non sono i miei poteri.
Ma la forza di usarli.
E tutto ciò mi ha fatto sentire più vicino alla mia lupetta.
Taylor:" Ho scoperto, dopo giorni in biblioteca.
Che non è una razza estinta.
Ma che ne è rimasto ancora un piccolissimo popolo.
Nel lago salice."
Be.
Questa è una bella notizia.
Forse troverò le risposte che cerco.
Chi era mia madre?
Billy:" Nel lago?"
Il mio amico annuisce.
Tirando fuori un piccolo libricino.
Se non sbaglio dove prende appunti e fa disegni.
Taylor:" Esattamente nel fondale del lago.
Come ci si arriva, è un mistero.
Ma sono quasi sicuro che il posto esista."
Sembra molto sicuro.
Mentre ci mostra una mappa ripassata a matita sul foglio.
Prima del lago c'è una foresta.
Nominata Nightmare.
Il nome, non promette nulla di buono.
Dopo di che c'è questo famoso lago.
Derek:" Non ho scelta.
Se voglio chiudere questa storia, ho bisogno di risposte."
Lui annuisce, mettendo via il libriccino.
Taylor:" Allora andiamo.
Il viaggio è lungo."
Questi sono i veri amici.
Quelli che non fanno domande.
E ti seguirebbero in cima al mondo.
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Prima di partire, voglio passare da Clodet.
Per avvisarla che starò via, non so per quanto.
Ad aprirmi è Fede, con fare annoiato.
Che senza dirmi nulla, mi indica la cucina.
Taylor mi supera, per raggiungere la sua compagna.
E scambiarsi saliva e dolci parole.
Mi faranno venire il diabete.
Li supero, raggiungendo Clodet, fissa sulla finestra.
L'affianco, baciandole il capo.
Derek:" Cosa guardi lupetta?"
Rimane ferma.
Facendosi abbracciare da dietro.
Seguo il suo sguardo, fino a vedere una ragazza sconosciuta.
Sembra una bambina mentre ride e scherza con Marco.
Credo sia la sua compagna.
Almeno così dicono i suoi occhi innamorati.
Clodet:" È una esiliata per motivi di famiglia.
Dal branco del Est."
Parla senza guardarmi.
Fissa sulla scena.
Derek:" Pensi sia prudente averla nel giardino, in una situazione come la nostra?"
Sospira, accoccolandosi con la schiena al mio petto.
Respirando il mio profumo.
Lasciandomi adosso il suo.
Clodet:" Marco mi ha chiesto di ospitarla.
Ed io ho accettato."
Mi irrigidisco.
Sapere che ha una estranea in casa, mi rende nervoso.
E irrequieto.
Si gira verso di me.
Guardandomi negli occhi.
Clodet:" Lo so.
Penso lo stesso anche io.
Ma non ho trovato nessuno motivo per negarmi."
Torno a guardare questa ragazza
Che sembra così innocente, così sincera mentre sorride agli altri.
Derek:" Ti chiedo solo di stare attenta.
Non riesco a fidarmi alla cieca.
Non quando si parla della tua sicurezza."
Mi sorride dolce, dandomi un piccolo pugno sul petto.
In modo scherzoso.
Clodet:" So badare a me stesso Alfa.
Non riuscirà a fregarmi."
Sorrido, spostandole un ciuffo dietro l'orecchio.
Sentendola fare le fusa, alla mia carezza sulla guancia.
Derek:" Lo so molto bene lupetta.
So la tua forza.
Ma ti prego lo stesso di tenerla d'occhio."
Lei annuisce, abbracciandomi forte.
Non si è mai comportata così.
E come se sapesse che sto per partire.
Clodet:" Perché ho come il presentimento, che sei qui.
Per andare via."
Appunto.
Deve aver sentito la mia preoccupazione e la mia allontananza.
Non siamo marchiati.
Eppure il nostro legame è già quasi completo.
Derek:" Taylor ha scoperto qualcosa su mia madre.
Dove trovare il suo popolo.
Partirò con lui subito."
Sospira distaccandosi un po'.
Clodet:" Bene.
Vado a prepararmi."
Si allontana lasciandomi confuso.
Prepararsi?
Per cosa?
Si gira, e capisce la mia confusione.
Clodet:" Non penserai che ti manderei da solo.
Mi sembrava scontato che venissi anche io."
Rimango scioccato, mentre lei afferra il medaglione porta armi.
È un regalo di Beatrix, basterà toccarlo.
Per fare uscire fuori le sue due spade.
Derek:" Io non ti ho detto di venire."
Lei sorride, afferrando la giacca.
Per poi avvicinarsi a me.
Mi bacia dolce.
E poi avvicina la bocca all'orecchio.
Clodet:" Se fosse così.
Non saresti venuto qui.
So che vuoi avermi vicino."
Le prendo il viso tra le mani.
E la bacio con più passione.
Ha ragione.
Inconsciamente è così.
Non so cosa scoprirò.
Ma sarà un duro colpo, e avrò bisogno di lei.
Derek:" All'avventura allora.
Non sarà facile.
Ma, le nostre missioni non lo sono mai."
Fuori troviamo Taylor, che ci aspetta pronto.
Non sorpreso dalla presenza di Clodet.
Clodet:" Allora.
Dove si va questa volta?"
Taylor gli mostra la mappa.
Sarà un viaggio di tre ore, che faremo in forma di lupo.
Ma Clodet non sembra d'accordo.
Clodet:" Arriveremo la esausti.
Senza sapere quale ostilità troveremo lì.
Ci conviene viaggiare sul mio drago."
Fede:" Sai bene che usare il drago, ti toglierà tutte le energie.
Sarai poi tu quella scarica."
Fede ci osserva divertito dalla porta di casa.
Lui è esattamente come sembra.
Ha vestiti colorati e vestosi.
Un tipo egocentrico ed esuberante.
In tutto ciò che fa.
Clodet:" Stavi origliando Fede?"
Lui si mette una mano sul petto.
Fingendosi offeso.
Fede:" Già mai.
Ero solo a portata d'orecchio.
E dove state andando, vi servirà uno stregone del mio livello."
Avevo dimenticato di dire, che è anche molto modesto.
È pieno di se, con un ego grande.
Quanto il suo potere.
Clodet:" Non è una gita lo dai vero?"
Arriva a noi.
Si strofina le mani, creando piccole scintille di magia.
C'è una differenza tra le mie scintille e le sue.
Le mie sono elettricità, mentre le sue sono magia.
Si capisce dall'essenza che emanano.
Fede:" Quando mai i tuoi inviti, sono per gite piacevoli.
Appurato che verrò con voi.
Vediamo di viaggiare con classe."
Strofina velocemente le mani.
Creando delle onde di magia.
Le muove e le intreccia tra loro.
Creando man mano la forma di un drago, che sembra fatto di carta.
Non è ai livelli della madre.
Ma devo ammettere che sa il fatto suo.
Il risultato è spettacolare.
Taylor:" O cazzo.
Che figata assurdo."
Dimenticavo che non era con noi, durante la missione del deserto.
Ecco perché è così sconvolto.
Fede:" Andiamo ragazzi.
La dolce foresta degli incubi aspetta solo noi."
Già.
Speriamo che il tutto.
Non ci porti solo a un incubo ad occhi aperti.
Partiamo, e continuo a farmi mille domande.
Scoprirò chi sono.
Cosa sono.
Chi era mia madre.
La sua storia.
Spero solo di saper accettare le risposte che troverò.
Di saperle capire e riuscire a capire la mia stessa storia.