capitolo 12 il legame

3049 Parole
Pov Derek Mi prende e mi lancia da un muro all'altro. Come se fossi una pallina da ping-pong. Non mi ha ancora toccato con un dito. Limitandosi a farmi volare in aria, e sbattere contro qualsiasi cosa. Come ora, per pessima volta sbatto contro un albero. Che è un miracolo se non è caduto per l'impatto. Mi dà giusto il tempo di guarire la spalla rotta. E ricomincia. I ragazzi vorrebbero intervenire. Salvarmi dalla furia cieca di questa donna. Ma sono rinchiusi in una sfera di energia. L'unica cosa che possono fare è gridare di fermarsi. Ma per lei sono solo mosche fastidiose, che ne meno sente. Nychta:" Non sei divertente. Non ci provi ne meno a difenderti. Peggio per te." Mi sento trascinare in aria. Poi lasciato andare all'improvviso. E la gravità fa il resto. Finisco spiaccicato al terreno. Cazzo se fa male. Reagire? Come potrei? Appena faccio un movimento, ricomincia a torturarmi senza pietà. Il corpo grida pietà, per il dolore. Io mio lupo ulula feroce per poter uscire. Ma lei non mi dà il tempo di trasformarmi. Non mi dà un secondo di respiro Ed io ancora adesso. Dopo ore di tortura. Non so il perché. Cerco di rialzarmi. Ma lei mi aiuta. O meglio, mi prende per il collo e mi alza. Mi aggrappo alle sue mani, che mi vietano di respirare. I suoi occhi neri, vanno piano a schiarirsi, finché non diventeranno bianchi. E i suoi artigli pregustano la pelle del mio collo, che desidera ardentemente tagliare. Nychta:" Sono una persona molto paziente dopo tutto. Anche benevole nonostante tutto. Ma c'è una cosa che non posso sopportare." Stringe un po' la presa. Per poi alleggerirla un po'. Sta giocando con l'osso del mio collo. Nychta:" Non sopporto vedere i miei figli soffrire. E non sono benevole con il loro carnefice." Mi sbatte contro un muro. Senza mai lasciare il mio collo. Sento l'aria che fa fatica ad arrivare ai polmoni. E il sangue colare dal mio capo, per l'impatto. Nychta:" Sono i miei figli. Nati dal mio grembo. E questo, fa che io senta tutto di loro. Felicità. Serenità E dolore." I suoi denti si affilano, diventando zanne. Io fuoco sulla sua pelle aumenta, ustionando leggermente la pelle che stringe nelle sue mani. Non riesco a formulare un pensiero. Non riesco ad aprire bocca. Succube del suo potere da Alfa. Superiore a quello di qualsiasi alfa incontrato. Nychta:" Ora ti farò sentire quello che sento io, quando toccano i miei figli. Ti farò sentire come ci si sente." Tremo, guardando i suoi occhi diventare trasparenti. Le anime al suo interno, urlano e lottano per uscire. Nychta:" Ti mostrerò la leggenda della luna oscura. Dell'Angelo della morte. Ti mostrerò l'inferno dove perirai." Ed è semplicemente dolore. Non sento altro che dolore, angoscia e caldo. Non quel calore piacevole. Ma quello che ti consuma le ossa, avvicinandoti lentamente alla morte. Come se stessi bruciando sul rogo. Trattengo il respiro. Cerco di distogliere lo sguardo. Ma lei non me lo permette. Sento come se la mia anima venisse strappata in modo rude dal mio corpo. Il mio lupo ugola ferito, mentre viene spezzato e allontanato da me. Sento la morte avvicinarsi. Sento il suo fiato freddo sul viso. La sua mano gelida rubarmi la vita. Dicono che negli ultimi momenti di vita. Rivedi la tua vita come un film. Sono tutte cazzate. Sento solo il dolore. Come se mi stesse scorticando vivo. Ed è così in realtà. Mi sta strappando via l'anima, con una lentezza sadica. Quando sento che manca poco alla mia dipartita. Quando mi arrendo a lasciare questo mondo. Lei viene lanciata via da me. Nello stacco mi ha graffiato la gola. Ma nulla di profondo o che mi interessi. Sento l'anima tornare al suo posto. Il mio lupo riprendere forza. Il respiro tornare regolare. Ma non sento la forza di stare in piedi. E così crollo in ginocchio. Nychta:" Lo difendi pure? Difendi quel pezzo di merda? Lo hai già perdonato cazzo?" All'inizio penso sia diventata pazza. Ma quando alzo con fatica lo sguardo, vedo che sta parlando con un lupo Bianco. Imponente, sicuramente un alfa. Non sento il suo profumo, ma per come sono messo. È già tanto se respiro. Nychta:" Perché dovrei lasciarlo vivere, dopo quello che ha fatto?" Il lupo le comunica attraverso il collegamento. Mentre io mi perdo ad osservarlo. Anche se la vista è molto compromessa. L'unica cosa che riesco a vedere, sono i suoi occhi bianchi, che hanno qualcosa di familiare. Sono come quelli che ha lei, quando perde del tutto la calma. Che sia davvero lei? Che sia davvero stata Clodet a salvarmi la vita? Intanto Nychta stringe i pugni, tanto da ferirsi con i suoi stessi artigli. Lasciando colare dalle sue mani sangue. Nega con il capo, in una lotta dentro di sé Salvarmi o uccidermi. Libera le mani. Ma gli artigli rimangono. Nychta:" Non posso lasciarlo vivere. Non sopporto anche solo che respiri." Punta di nuovo verso di me. Che sono all'estremo delle forze. Non riuscirò a schivarla. Prima che possa toccarmi, Un ramo mi circonda la vita. E mi fa volare via dal suo attacco. Salvandomi. Il lupo Bianco ulula per richiamare la madre. Dopo essere stato salvato da un ramo, sono sicuro sia lei. Insomma, chi altri di mia conoscenza controlla la natura. Nychta sospira. Ritirando le armi. E affievolendo il fuoco che la circondava. Io vengo posato delicatamente a terra. Fino a rimanere in ginocchio. Nychta:" Ringrazia la donna che questa notte hai ferito mortalmente. È Lei ad averti salvato la vita." Di spalle se ne va verso la foresta , insieme al lupo Bianco. Dove noto un lupo nero, che li aspetta per andare via. Una volta scoparsi, il vento mi soffia adosso il profumo di Clodet, dandomi la sicurezza che è stata lei a salvarmi. I miei amici, finalmente liberi, corrono da me. Parlandomi, chiedendomi come sto, aiutandomi ad alzarmi. Ma la mia mente è altrove in mille domande. Che cosa è successo? Perché era così furiosa? E quella maledetta frase. "Ringrazia la donna che questa notte hai ferito mortalmente." Mortalmente. Capisco il dolore per il distacco. Ma non lo rifiutata ufficialmente. A meno che... Guardo la luna, che mi ha accompagnato per tutta la notte. E che tra poco andrà via. Chiedendole le risposte. Che mai mi darà. Torniamo a casa. Con questo pensiero fisso E se fosse... -_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_- Torniamo a casa. E io ci sono riuscito, solo perché Billy mi ha portato in groppa. Derek:" Portatemi subito da mio padre." Taylor mi guarda dubbioso. Taylor:" Sei sicuro? Sei messo male amico?" Annuisco. So bene in che stato sono, appena sto in piedi. Ma devo togliermi ogni dubbio. Appena entriamo nello ufficio. Mio padre spalanca gli occhi. Hunt:" Derek... Che ti è successo? Chi è stato?" Mi metto comodo sulla poltrona. Intanto mio padre si avvicina per controllare, quanto io sia messo male. Derek:" Nychta." Sospiro il suo nome. Stringendo i denti mentre Taylor, mi mette una crema sui tagli. Hunt:" Quella donna ha superato il limite. Prendersela con un ragazzo. Ora gliela faccio vedere io." Lo fermò. Prima che vada da lei, e che stavolta muoia davvero. Derek:" E inutili che vai. Me la sono cercata, ed è andata anche bene." Torna seduto davanti a me, sospirando triste. Guardo i ragazzi che subito ci lasciano soli. Capiscono che ho bisogno di parlargli. Derek:" Papà. Il legame per essere completo. Ha bisogno del marchio vero?" Ecco la domanda che mi soffoca. Lui mi guarda confuso. Ma mi risponde lo stesso. Hunt:" In teoria si. Anche se conosco casi in cui il legame si è creato automaticamente. Se non sbaglio un esempio è il legame tra Nychta e Jeson." Guardo il pavimento. Dea vorrei gridare, piangere come un cazzo di bambino. Le parole mi divoravano l'anima "Ringrazia la donna che questa notte hai ferito mortalmente." All'inizio non avevo capito cosa intendesse. Anche perché non ho visto Clodet stasera. Poi ci sono arrivato dopo. Non ho visto lei, ma ho visto altre. Derek:" Che succede se un compagno ti tradisce?" Lui ingoia a vuoto. Magari immaginando cosa sia successo. Ma non lo dice apertamente. Hunt:" Il compagno tradito passa le pene dell'inferno. E, oltre al dolore, e come se avesse il tradimento davanti." Ora sono io a ingoiare a vuoto. Sentendo il vomito salire. E vero che all'inizio volevo fargliela pagare, ma non così. Non facendogli sentire questo . Hunt:" Derek cosa succede? Inizio a preoccuparmi." Ho un ferro ardente in gola. Mi viene voglia di distruggere. Si ma non la stanza. Me stesso. Mi odio. Derek:" Io non credevo che... Che succedesse. Non credevo avessimo un... Un legame..." Mi è faticoso respirare. Parlare. Come se avessi ancora le mani di Nychta sulla gola. Hunt:" Cosa hai fatto figliolo?" Si mette in ginocchio davanti a me. Con l'aria non così tanto confusa. Ma soprattutto con gli occhi pieni di tristezza. Derek:" L'ho tradita." Non dico altro. Mi pesa dirlo. Perché solo ora mi rendo conto, delle conseguenze delle mie azioni. Solo ora mi rendo conto quanto dolore le ho fatto. E quanto avrei meritato la punizione di Nychta. In quel momento la vedevo come un mostro. Ora capisco che era semplicemente una madre. Che ha visto la figlia soffrire senza colpe. Mio padre mi abbraccia, ma io non lo merito. Non merito questo calore, questo affetto. Hunt:" Aggiusteremo ogni cosa. Vedrai che si risolverà." Come? Come padre? Non mi perdonerà mai. Io non la perdonerei mai al suo posto. C'è solo da pregare la Luna, che lei sia meglio di me. -_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_- Pov Clodet. Il giorno dopo Mi sveglio che è già tarda mattinata. La notte fino all'alba, lo passata piangendo. Non credevo che il nostro legame fosse così forte. Ma Beatrix mi ha spiegato che dipende molto dal DNA di mia madre. Anche a lei è successo con papà. Ho sentito persino il dolore che gli provocavano le mani di mia madre. E la morte toccargli il petto. Una parte di me, quella sadica e oscura. Avrebbe voluto vederlo perire nelle mani di mia madre. Un'altra, quella ancora umana. L'ha voluto salvare. Salvare il mio stesso carnefice. Quanto mi ha reso stupida questo sentimento. Ma nonostante l'amore che provo per lui. Quello che è successo ieri sera, non lo perdonerò mai. Devo trovare un modo per spezzare il nostro legame per sempre. Non lo voglio più nella mia vita. Un semplice rifiuto ufficiale ci darebbe la morte. Perché nonostante tutto, nonostante l'orgoglio Noi ci vogliano davvero. Anche se finiamo per volerci fare male. Questa mattina non sono andata a scuola per questo. Per cercare un modo per risolvere la situazione Dopo una doccia rigenerante e una colazione abbondante. Mi rinchiuso nella biblioteca di mio nonno Jek. In casa non c'è un'anima Tutti occupati con le proprie mansioni. Meglio così, non ho proprio voglia di parlare con nessuno. Dalle grandi librerie, afferro ogni libro che parli del legame. Cercando qualsiasi cosa utile . Ma niente. Almeno per ora. Ho ancora 5 libri da leggere. Un bussare timido alla porta, mi risveglia dalla mia lettura So già chi è. I miei sensi sono all'estremo della potenza. Le dico di entrare. Infatti non mi sbagliavo. Sofia piano entra, facendo attenzione a fare il minimo rumore. Si ferma davanti a me. Giocando con l'orlo della maglia. Credo che mio fratello non potesse avere compagna migliore. Sofia da un senso di calma e dolcezza già al primo sguardo. La sua timidezza le tinge spesso le guancie. E non ha mai la sicurezza di guardarti negli occhi, come ora. Sofia:" Scusami se ti disturbo. Facevo un giro e..." Il suo balbettare fa quasi tenerezza. Un'altro pregio di Sofia. Fa schivo a dire le bugie. Clodet:" Ti manda mio fratello vero?" Lei alza gli occhi spalancandolì. Per poi riversarli sul pavimento. Sofia:" Era preoccupato. E mi ha chiesto di venire. Non volevo mentirti, ma lui mi ha detto di non dirti nulla. E..." Continua a balbettare nevosa. Ma se all'inizio facevo la finta arrabbiata. Ora scoppio a ridere davanti al suo nervosismo. Clodet:" Stai tranquilla. Non c'è lo con te. Ma una tirata d'orecchio al tuo compagno, non gliela leva nessuno." Lei sorride. Sentendosi più accolta e sentendo me più serena. Cosa si aspettavano da me? Di trovarmi in camera a piangete disperata? No grazie. Ho pianto già troppo. Ora è il momento di reagire. Passeggia tranquilla ammirando la biblioteca. Che secondo me è stupenda e ricca di sapere. Poi si sofferma sui liberi sulla scrivania. Sofia:" Lettura leggera." Sorride, contagiando anche me. Confermo. Questa ragazza è davvero troppo dolce per avercela con lei. Clodet:" Sto cercando qualcosa di particolare. Ma sono ancora in un vicolo cieco." Lei osserva i titoli, arricciando un po' il naso, contrariata. Sofia:" Se mi dici cosa cerchi, posso aiutarti io." Chissà come la prenderebbe? Cosa penserebbe di me. Clodet:" Un modo per spezzare il legame." La mia voce è ferma. Segno che non sto scherzando. E che sono pronta ad arrivare fino in fondo. Lei non fa domande. Prende un libro, e lo apre sulla prima pagina. Gli occhi le diventano rossi chiari, come i suoi capelli. E le pagine iniziano a girare a una velocità. Che persino io ho difficoltà a seguire. Finito il libro. Ne prende un'altro Ma quando vede il mio sguardo sorpreso e confuso. Sospira. Sofia:" Sono una strega. Ma il mio potere principale è il sapere della conoscenza. E così che posso sapere i sentimenti altrui. Ma anche analizzare libri o qualsiasi informazione in pochi secondi." Sorride timida. Ok, questa non me l'aspettavo. Ecco perché è una secchiona a scuola. La lascio fare, guardandola ancora curiosa. Rimane immobile davanti al movimento dei fogli. Ne meno i suoi occhi osano sbattere. Finalmente al penultimo libro. I suoi occhi si illuminano. E le pagine si fermano a metà. Sofia:" Trovata." Inizia a leggere piano, nella sua mente. Mordendosi il labbro concentrata. Trova il punto e mi sorride soddisfatta. Sembra una bambina che ha appena finito un lavoretto. Sofia:" Qua dice che dobbiamo aspettare la luna piena. Fare un rito molto potente. Credo servano almeno due streghe." Si mordicchia le unghie. Mentre io penso bene a chi chiedere. Fede mi deve un favore. Chissà se lei se la sente. Sofia:" Dice che serve anche del sangue lunare. Ma non so cosa significa." Io sì. L'ho già letto da qualche parte. Significa esattamente quello che c'è scritto. Serve il sangue della luna. O di un suo discendente. Sofia:" Le altre cose sono abbastanza facili da trovare." Mi siedo sulla poltrona, e lei su quella davanti a me. Sofia:" Sei sicura di volerlo fare?" Lei ha capito che non ho cercato per curiosità. Ma perchè è ciò che voglio. Lo voglio fare? Non lo so. Ma la tentazione di non soffrire mai più così, è davvero forte. Sospiro. Cercando la certezza che avevo fino a un attimo fa. Ma da quando ho scoperto che è davvero fattibile. I dubbi mi colpiscono. Sofia:" Non voglio spingerti a non farlo. Perché sento che devi essere tu a decidere. Qualsiasi cosa io ti aiuterò. Ti chiedo solo di pensarci bene." Mi sorride, e scompare via letteralmente. In una nuvola di fumo. Sospiro, decidendo di uscire, ho bisogno di respirare. Cammino per un po', non ascoltando le persone che mi parlano. O semplicemente mi salutano. Cammino fino ad arrivare al campo, dove ho deciso di chiudere con lui. Qui avevo deciso di dirgli addio. Qui cerco la forza di dirgli addio per sempre. Ho tre giorni per decidere. Ho tre giorni prima che arrivi la Luna piena. Ho tre giorni prima di dirgli, forse, addio. Il vento mi soffia in faccia l'odore della mia terra. Le foglie mi danzano intorno, dandomi sollievo. O almeno ci provano. Jeson:" Come va cucciola?" Mio padre mi abbraccia da dietro. E da quando ne ho memoria che mi chiama così. E nonostante l'età, non smetterà mai. Clodet:" Solo un po' confusa. Vorrei avere tutte le certezze che mi mancano." Mi bacia il capo. Rimanendo alle mie spalle. Jeson:" Conosco questo sentimento. Questo turbamento che senti nel petto. Ci sono passato anche io, troppe volte." Lascio i petali di un fiore, danzare sulla mia mano. Mio padre controlla la rugiada che conservano. Fino a trasformare due petali, i due ballerini. Assomigliano a quelli di un carillon. Clodet:" Dove trovavi le risposte? O come facevi ?" Lui mi sorride, continuando a muovere la danza dei due ballerini. Jeson:" Ne parlavo con tuo nonno Jek. Anche se lui era davvero uno stronzo." Mi giro di colpo, guardandolo confuso. Non l'ho mai sentito parlare male di nonno Jack. Ma il sorrisino che ha sulle labbra, mi fa capire che lo dice in modo affettuoso. Per quanto possa risultare affettuoso, dare dello stronzo a qualcuno. Jeson:" Non mi dava mai le risposte che chiedevo. Anzi a volte mi confondeva ancora di più, facendomi delle domande sulle mie stesse domande. Il punto era che: Qualsiasi dubbio io avessi. Se volevo davvero la risposta giusta, dovevo arrivarci da solo." Torniamo nella posizione iniziale. Godendomi il calore, che solamente un padre ti può dare. Jeson:" E questo, è lo stesso consiglio che voglio dare a te. Non puoi chiedere a nessuno, cosa sente il tuo cuore. Solamente tu, chiudendo gli occhi, ascoltandolo. Troverai le risposte che cerchi." Ciao il silenzio tra di noi. Mentre nel nostro abbraccio, ci godiamo il nostro momento padre e figlia. Mio padre è, e sarà per sempre, il mio eroe. Nonche principe azzurro. Nonostante io ti abbia più confidenza con la mamma. O mi trovi più simile a lei, per questioni di carattere. In mio padre trovo sempre una spalla su cui appoggiarmi. E una carezza che mi fa sentire meglio. Ringrazio la dea, che mio fratello abbia preso da lui. Perché, in questo periodo in cui vive lontano da casa, Jek ha preso il suo posto. Compiendo nel migliore dei modi, il compito di starmi vicino. Nonostante il mio carattere. Rimango insieme a lui per tutto il pomeriggio. Godendoci questa giornata, che ci siamo creati dal nulla. E salutandolo prima di partire, dicendogli semplicemente che gli voglio bene. Tre semplici parole. Che, a volte, significano davvero tanto. Un sentimento così puro, come quello che i miei genitori versano su i figli...
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