Pov Clodet
Osservo dall'alto della costiera.
Il mio bellissimo lago.
Che mi ha visto crescere.
E che ora mi vede piangere pronta a cadere.
Me l'ha fatta pagare cara.
Me l'aveva giurato , mentre andavo via.
Chiudendo con lui un qualcosa, che non è mai nato.
"Te ne pentirai , te ne pentirai amaramente.
Me la pagherai."
Mantiene le sue promesse.
La mantenuta davvero.
Facendomela pagare amaramente.
Crudele.
Non sono tornata subito a scuola dopo quella discussione.
Credevo che stargli lontano mi avrebbe aiutato a stare meglio.
Ma stavo solo peggio.
Sentire la sua mancanza.
Non poter vedere.
Non poterlo sentire.
Mi ha fatto stare peggio.
O almeno così credevo.
Mi lancio nel vuoto.
Pronta a sentire l'acqua fresca colpirmi crudele eppure così materna.
Tornare a scuola e vederlo.
Mi ha spezzato l'anima.
Me l'ha fatta pagare cara.
Facendosi vedere baciare una ragazza diversa ogni giorno.
Ridendo con lei.
Guardandola.
Stringendola.
Il tutto guardando me.
Con un sorriso bastardo, che un tempo amavo e mi faceva stare così bene.
Ci godeva nel farmi del male.
Un piacere sadico dettato dal suo orgoglio.
Che non è superiore al mio.
Infatti non mi sono mai mostrata ferita.
Camminando a testa alta.
Fingendo di non sentire il fuoco rendere il cuore cenere.
Lo fatto per 10 dieci maledetti giorni.
Ho stretto i denti per 10 maledetti giorni.
Piangendo di notte per 10 maledetti giorni.
Fino ad esplodere .
Fino a sentire il bisogno di sfogare tutto questo mio dolore.
E quale posto è meglio di casa per farlo?
Venerdì sera sono partita per tornare qui.
Sfruttando il weekend senza scuola.
Le profondità del lago mi accogle come un grembo materno.
Essere nati dalla benedizione del mare.
Ha i suoi pregi per me e Jek.
Certo è lui ad avere l'energia che possiede l'acqua.
Mentre nelle mie vene scorre la linfa della terra.
Ma nonostante ciò.
Entrambi beneficiamo delle proprietà guaritrici dell'acqua.
Che siano per ferite fisiche o psicologiche.
L'altro pregio è la capacità di respirare sotto acqua.
E secondo mia madre, la capacità di trasformarci in sirene e tritoni.
Ma Questa è una capacità ancora molto lontana dalle nostre possibilità.
Che riusciamo appena a gestire i nostri poteri principali.
Nuoto fino al fondo, sfiorandolo con le dite.
Per poi sdraiarmi, come se fossi su un prato fiorito.
Gli animali non sono disturbati dalla mia presenza come se fossi una di loro.
Ed è così che mi sento.
Come se questa fosse la mia casa.
E lo è.
Ho passato gli ultimi due giorni così.
Tra gli allenamenti e le profondità di questo lago.
Mantenendo la mente occupata.
Per non pensare a lui.
Non sono pentita della mia scelta.
Perché so che avendo pensieri diversi, avremmo finito per farci del male.
Ma alla fine è successo lo stesso.
Mi sto facendo male.
E solo la dea sa, quanto il mio cuore si stia incrinando.
Si crea un movimento sulla superfice del lago.
Qualcuno si è tuffato.
Qualcuno che ora nuota tranquillo verso di me.
Per poi sdraiarsi vicino a me.
Jek
Il mio gemello.
Mio fratello.
L'unico che sa davvero come mi sento.
Come ho già detto il nostro legame va oltre l'essere gemelli
Tra noi ce un legame davvero profondi.
Tanto da poter condividere le stesse emozioni.
Che siano positive o negative.
Insieme osserviamo la luna splendere sulla superfice.
Nuotare tra le acque.
Ed accarezzare i nostri visi.
Non ho bisogno di parlare.
Stiamo già comunicando.
Usando i nostri cuori come microfoni.
Sospiriamo stanchi.
Stanchi di tutto
Stanchi anche a livello fisico.
Ci stiamo allenando duramente.
Sia con l'esercito.
Sia insieme a nostra madre e zia Lefko.
Abbiamo un grande potere.
Ma che ha causa dell'età, non riuscivo a sfruttare totalmente.
In realtà non conosciamo pienamente le nostre capacità.
E nell'attesa di scoprirle , cerchiamo di sviluppare quelle che conosciamo già.
Questa è la mia risposta al dolore.
Sfogarmi fisicamente, fino allo sfinimento.
Fino a non avere più la forza di soffrire.
Dopo un po' decidiamo di risalire a galla.
Ormai ripresi pienamente.
Almeno a livello fisico.
Per quanto riguarda il mio cuore, è rimasto spezzato.
E non credo che si aggiusterà presto.
Ci sediamo sulla riva.
Dando all'aria il tempo di asciugarci.
Jek:" Ora cosa farai?"
Sospiro, stringendomi a lui.
Lasciandomi cullare dalle sue braccia forti.
Egoisticamente assorbo le sue emozioni positive.
Il suo amore per Sofia.
Il suo amore per me.
La sua quiete.
Lui è la mia calma.
Lo è sempre stato.
Ed io sono sempre stata la sua forza.
Il suo coraggio.
È uno scambio equo.
Almeno fino ad ora.
Perche ora mi ritrovo a prendere tutto.
Senza potergli dare nulla in cambio.
Clodet:" Pregherò la luna di darmi un po' di pace.
Pregherò il mio cuore di resistere ancora un po'.
E se non bastasse, Pregherò lui di avere pietà per me."
Lui sospira, stringendo la mia mano.
All'improvviso un dolore mi colpisce il basso ventre.
Sembra un graffio che brucia dall'interno.
Un graffio che si apre e si chiude, non dando pace.
Mi piego in due.
Trattengo il respiro.
Jek:" Cloe, CLOE.
CHE SUCCEDE AMORE?"
Ma io lo sento appena.
Concentrata ancora sul dolore, che non vuole smettere.
Oltre al graffio.
Il dolore si trasforma in un pugno.
Che non smette di colpirmi lo stomaco.
Io polmoni sembrano voler collassare.
Sono tra le braccia di Jek, che corre verso casa.
Ma non percepisco nulla.
La testa si appesantisce.
Tanto che la sento penzolare, verso il basso.
Jeson:" Che cazzo è successo Jek?"
Sento la pelle andare a fuoco e poi subito dopo gelare.
Sento le orecchie fischiare, tanto che le voci è come se fossero lontane.
Mentre invece sono a fianco a me.
Nychta:" Portala in camera.
Lefko chiama Beatrix.
Digli che è urgente."
Mi sento dondola.
Fino a posarmi sul letto.
Almeno credo.
Il dolore non diminuisce.
Come tutti gli altri sintomi.
Anche gli occhi diventano stanchi.
E rimangono chiusi.
Come se avessi due pietre sopra.
Nychta:" Reagisci amore.
Ti prego.
Cerca la forza dentro di te."
Ci provo mamma.
Ci provo davvero.
Ma mi sento succube di questo dolore.
Di cui non so il motivo.
Lotto fino a perdere.
Fino a perdere i sensi.
Non dimenticherò mai questo dolore.
Perché poco prima ne sento la provenienza.
Il mio carnefice è Derek, con un'altra donna.
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Pov Jek
È ormai notte fonda.
E Clodet non mostra nessun segno di ripresa.
Sembra migliorare, ma per pochi motivi.
Poi torna a soffrire, peggio di un cane.
Con la mia famiglia aspettiamo notizie da Beatrix.
Che è dentro la stanza con Cloe.
Mi sento impotente.
Non riesco a trasmetterle la mia calma.
E quando ci provo, vengo investito da un parte del suo dolore.
Posso solamente immaginare cosa stia provando lei.
È disumano questo dolore.
Jeson:" Non ho ancora capito che cazzo è successo?
Una persona non si sente male cosi, senza motivo."
Mio padre cammina per la stanza, furioso.
Mia madre invece è immobile, appoggiata al muro.
Ma non è calma.
I suoi occhi sono neri.
La sua pelle è leggermente illuminata di fuoco.
È in uno stato che una parola detta male, la farebbe esplodere.
Beatrix:" Non è senza motivo.
E pultroppo non si può fare nulla per darle un po' di sollievo."
Beatrix triste entra nella stanza.
La sua espressione non promette nulla di buono.
Qualcosa di molto grave...
Nychta:" È quello che penso?"
Le due donne si guardano, e Beatrix annuisce sospirando.
Mia madre si incendia totalmente.
Jeson:" Cazzo Nychta.
Fai capire qualcosa anche a me porca puttana."
Mio padre raramente perde la pazienza.
E scoppia cosi, nella sua furia.
Questo succede se gli toccano la famiglia.
Nychta:" Il compagno l'ha tradita."
Tutti rimaniamo in silenzio.
Sconvolti.
Mai avrei immaginato una cosa del genere.
Jeson:" È un uomo morto.
Chiunque sia, avrò il suo sangue tra le mie zanne."
Mia madre sorride sadica.
E quel sorriso, glielo visto solo davanti al suo peggior nemico
Nychta:" Puoi dirlo forte."
Esce di casa.
Con noi al seguito.
La vediamo trasformarsi nel suo lupo nero, con riflessi blu.
E correre via.
Il cielo oscuro.
I tuoni che seguono il suo passo.
Spero che Derek non venga trovato.
Non perché mi dispiace per lui, anche io lo vorrei uccidere.
Ma morire per mano di mia madre.
Non lo augurerei a nessuno.
Lei scompare.
Mio padre barbetta su qualcosa del tipo:
"È sempre la solita."
"Vuole fare sempre a modo suo."
"Ma questa volta mi sente."
Io abbandono tutto e corro da mia sorella.
È stesa serena sul letto.
Sembra finalmente sia tutto finito.
Mi siedo vicino a lei.
Prendendole la mano, stringendola forte a me.
Non potrei mai vivere senza di lei.
È un pezzo di me.
È un legame più forte di quello tra compagni.
Per lei rinuncerei a tutto.
E se potessi mi prenderei il suo dolore.
Clodet:" Smettila di essere depresso.
Già ci sono io per tutti e due."
Alzo la testa verso di lei, che mi sorride stanca.
Facendo sorridere anche me.
Jek:" Come ti senti?"
Cerca di mettersi seduta.
Ed io l'aiuto a mettersi comoda.
Clodet:" Come se mi avessero sguarciato il ventre, e ci avessero messo dentro rame e argento."
I suoi occhi sono lucidi.
E il respiro stanco.
Non l'ho mai vista così.
Ne meno durante gli scontri che abbiamo combattuto.
Mai lo vista così distrutta.
Mai lo vista arrendersi.
Jek:" Beatrix ha detto che..."
Clodet:" Lo so."
Rimango sconvolto dalla sua voce.
Incrinata e sofferente.
Clodet:" L'ho sentito Jek.
Ho sentito ogni cosa.
Ho sentito lo stesso dolore, che avrei sentito se lo avessi avuto davanti.
Ho sentito le sue mani su un'altra.
Ho sentito ogni loro gemito.
Creando in me un dolore che mai ho pensato di subire."
Il tutto in un sussurro.
Mostrando tutta la sofferenza dietro le sue parole.
Ed io non so cosa dire.
Cosa fare.
Se non guardare le sue maschere crollare a terra.
Come un bicchiere di cristallo.
Clodet:" Raccontami una storia."
Era da tanto che non me lo chiedeva.
In genere succedeva quando eravamo bambini.
E non riusciva a dormire, o aveva gli incubi.
Jek:" Tutto ciò che vuoi amore."
La bacio sulle labbra, in segno d'amore fraterno.
E mi sdraio vicino a lei.
Prendendola sul mio petto.
Chiudo gli occhi, e decido di raccontarle la storia della nostra famiglia.
Nuovo le dita nell'aria, assorbendo nei miei gesto, l'acqua dal bicchiere.
Creo delle immagini, delle azioni.
Le racconto attraverso il mio potere la storia di nostra madre.
Le sue guerre, le sue vittorie, l'amore tra lei e zia Lefko e l'amore tra i nostri genitori.
Mia madre ce la raccontava quando eravamo piccoli usando lo stesso modo.
Ed io ho deciso di continuarlo a farlo.
Durante il primo bacio tra i nostri genitori, la finestra si apre, lasciando scivolare nella stanza petali di pesco.
Che vanno a decorare la scena.
Insieme raccontiamo la storia, attraverso i ricordi di altri.
Clodet:" Un giorno racconteremo la nostra storia ai nostri figli."
Dice in un sussurro.
Segno che sta per crollare in un sogno.
Quando la sento ronfare, segno che sta dormendo, decido di prendere un po' d'aria.
Corro fuori, dove ormai è notte fonda.
Respiro a pieno l'aria fresca della mia terra.
Cercando un po' di sollievo.
Il mio essere emotivo e calmo.
Tende a farmi diventare succube di sentimenti altrui.
Come è successo stasera.
Davanti a me si crea una nuvola di fumo.
Che dopo scopro essere una porta.
Da essa esce fuori Sofia.
Che mi sorride appena mi vede.
La mia dolce compagna è qui.
Capelli rossi e ricci.
Occhi verdi.
E un corpo sottile.
Non avrà forme abbondanti.
Ma è il corpo che amo, e che voglio stringere a me.
Sofia:" Scusami se mi presento così.
Ma ti ho sentito un po' turbato.
E avevo bisogno di vederti."
La stringo a me, sprofondando nel suo profumo.
Nonostante ancora io non l'abbia marchiata.
Il suo potere di strega, che si tratta di sentire i sentimenti altrui, le fa capire se sto male.
Non abbiamo ancora parlato seriamente di noi.
Ma abbiamo deciso di prendercela con calma.
Godendoci la nostra storia con leggerezza.
Jek:" Grazie di essere venuta.
Ne avevo bisogno."
Le racconto cosa è successo.
Lei non mi interompe, ascoltandomi e stringendomi a sé.
Sofia:" Se potessi ti aiuterei.
Ma non esistono incantesimi per cose del genere."
Lo so bene.
So che non potrà fare nulla.
Ma sapere che se potesse lo farebbe, mi fa capire quanto ci tiene a me.
Le bacio il capo.
Drogandomi ancora della sua essenza.
Ne sono succube, dipendente.
Il nostro momento viene interrotto dalle urla di Clodet.
Seguito da Sofia corro nella camera.
Dove Clodet si stringe lo stomaco sofferente.
Mentre grida e suda a freddo.
In preda ad attroci sofferenze.
No.
Non ancora.
Te ne prego dea luna.
Clodet:" Jek la devi fermare.
Lei lo sta...
Lo sta...
Lo sta..."
Non riesce a parlare.
Il crampo le blocca la voce.
Ma pultroppo io ho capito.
Mia madre lo ha trovato...
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Pov Derek.
Mando via l'ennesima Donna, dopo averla usata.
La soddisfazione è solo parzialmente fisica.
Mentre sono ancora più frustrato di prima.
Per non parlare della mia anima lupo, che mi ringhia contro.
La serata non doveva andare così.
Non sono partito volendo scopare come un coniglio.
Sono giorni che provo a sostituire Clodet, con un'altra donna.
All'inizio era solo una dolce vendetta.
Ci provavo gusto nel vedere nei suoi occhi il dolore.
Ma passato il sadico, rimaneva l'angoscia e la tristezza.
Così mi sono deciso a trovare una donna, da fare diventare la mia compagna.
Un fallimento su tutti i fronti.
Nessuno è lontanamente paragonabile a lei.
Ma lei non mi vuole.
Non mi accetta.
E di correrle dietro come un coglione, non ne ho intenzione.
Questa sera, dopo l'ennesima delusione.
Ho deciso di provare un contatto fisico.
Un contatto che magari avrebbe cancellato il bisogno che ho di lei.
Inutile, anzi.
Ne sento più bisogno di prima
Taylor:" Stai facendo una cazzata Derek.
Non è facendo sesso con chiunque, che spezzerai il vostro legame."
Sbuffo, perché so che ha ragione.
Ma ho bisogno di provarci almeno.
Perché da quando mi ha chiuso fuori dalla sua vita.
Mi sento vuoto, solo, perso.
Mentre ascolto Taylor farmi la predica, vedo una ragazza poco lontana.
Capelli biondi chiari, quasi come lei.
Occhi castani scuro, quasi come i suoi.
Corpo abbondante e carnoso, quasi come il suo.
È quasi lei.
Ma so bene cazzo, che non lo è.
Ma forse l'assomiglianza mi aiuterà a dimenticarla.
Mi incammino verso di lei.
Taylor:" Come non detto.
Faccio meglio a parlare con il muro."
Non lo ascolto e raggiungo la ragazza.
Quasi uguale a lei.
Mi sorride, ma questo no.
Questo sorriso è totalmente diverso dal suo.
Non ci metto molto a persuaderla.
Basta emanare il mio potere di alfa.
Che lei si eccita.
Lei non l'avrebbe fatto.
Non si sarebbe sottomessa così.
Lei avrebbe emanato il suo potere di alfa.
Che avrebbe lottato con il mio.
Fino a creare un'attesa lussuriosa e infuocata.
Le prendo la mano, trascinandola nel primo bagno disponibile.
Mi disgusto da solo.
Sto perdendo tutta la stima per me stesso.
Ma non posso farne a meno.
È la mia risposta al dolore.
Sfruttare un corpo altrui, in cerca di calore umano.
La bacio, rubandole il suo stesso respiro.
Ficcandole la lingua in gola.
Strattonandole i capelli bianchi.
Fisso i suoi occhi neri, come le profondità degli abissi.
Stringo i suoi fianchi larghi, che ho stretto tra le mie mani spesso.
Prima che lei me lo proibisse.
Le afferro le cosce sode, costringendola a incrociare le gambe sulla mia schiena.
Le mordo il collo, dove un giorno molto vicino la marchiero.
Lecco la sua pelle toccata dal sole.
Drogandomi del suo profumo di rugiada.
Entro dentro di lei, senza mai lasciare il suo seno.
Così dolce e sodo.
Mi spingo dentro di lei.
Sentendo i suoi gemiti soffocarmi il cervello.
Non so più chi fotte chi.
Forse è lei che sta fottendo me.
Mi graffia la schiena.
Mi succhia il collo.
Lasciandomi i segni.
Mi lascia fare ciò che voglio.
Diventando succube e vittima della mia lussuria.
Mi spingo dentro di lei, comandato dal mio lupo.
Che spinge senza pietà, in preda all'estasi.
La sua voce che urla il mio nome.
La mia voce che ormai è ringhi e sussurri.
Esco appena in tempo.
Svuotandomi sul suo vestito rosa.
Lei odia io rosa.
Lei non ansima così.
Lei non si fa scopare così.
Lei non è qui.
Non è con lei che ho fatto l'amore.
E quando mi risveglio dal mio strano sogno.
Capisco di aver toccato il fondo.
Vado via.
Senza dire una parola a questa ragazza, di cui non so nemmeno il nome.
Sono davvero caduto in basso.
Che schifo.
Mi siedo al bancone, vicino ai miei amici.
Nonostante mi sia svuotato.
Non sono nemmeno lontanamente soddisfatto.
Anzi sto sempre peggio.
Ogni volta che ho scopato una donna.
E lei che vedevo sotto di me.
E ogni volta che scoprivo che non era lei.
Il mio disgusto cresceva.
Ma solo ora mi rendo conto di una cosa.
Per quanto ci provi.
Per quanto mi illuda.
Nessuna sarà lei.
Derek:" Devo riprendermela.
Non so come.
Ma devo farlo.
Nessuno sarà mai lei."
Taylor annuisce soddisfatto.
Mentre Billy non ci capisce un cazzo.
Taylor:" Billy, capirai quando troverai quella giusta.
Per quanto riguarda te."
Mi indica severo.
Ridacchiando divertito.
Taylor:" Ci sono volute dieci donne ma alla fine l'hai capito.
Ora dobbiamo trovare un modo per farti perdonare."
Fermi tutti.
Che cazzo sta dicendo?
Derek:" IO dovrei farmi perdonare?"
Io?
Io non ho fatto nulla.
Eppure lui annuisce convinto.
Derek:" È lei che mi ha rifiutato.
E lei che non mi accetta.
E lei che è testarda come un mulo.
E..."
Mi lancia una patatina in faccia.
Bloccandomi dal parlare.
Taylor:" Hai paragonato sua madre a una dittatrice.
Suo padre a un cagnolino.
La sua famiglia a un circo.
E le hai chiaramente detto:
Che vuoi che stia a casa, a fare la calzamaglia.
Negandole il suo stato di alfa.
Devo davvero continuare?"
Ingoio a vuoto.
Non mi ero reso conto delle mie parole.
Ero arrabbiato.
Mi sentivo tradito e deriso per la sconfitta contro Nychta.
A causa della rabbia.
La discussione aveva tutt'altro contesto nel mio cervello.
Derek:" Bene.
Ora oltre che frustato.
Mi sento un gran coglione.
Ammirate il coglione per eccellenza."
I miei amici se la ridono delle mie sventure.
Billy:" Io non ne capisco un cazzo di relazioni.
Ma perfino io ti ritengo un coglione."
Ma gli amici, non dovrebbero sostenerti e starti vicino?
Beh i miei fanno schifo.
Dopo un paio di ore e di prese per il culo.
Usciamo per tornare a casa.
Fuori dal locale, poco lontano.
Davanti a me appare un lupo nero, con delle sfumature blu.
È enorme e furioso.
E da come mi guarda, punta me.
I ragazzi mi si parlano davanti, capendo loro stessi al gravità della situazione.
Ma con un cenno del muso.
Vengono spazzate via, da un colpo di vento.
Crollano contro il muro, svenendo.
Io mi preparo a trasformarmi.
Ma i suoi occhi trasparenti mi paralizzano.
Mi ringhia contro mostrandomi le zanne.
Sono paralizzato, non riesco ne meno a respirare.
Il lupo enorme più di un alfa, torna nella sua forma umana.
Credo che avrei preferito il lupo cattivo.
Che la donna che è.
Vestita di edera.
Infuocata dai capelli ai piedi.
Con gli occhi trasparenti e infernali.
Mi guarda furiosa.
Ne meno mio padre ha ricevuto uno sguardo del genere da lei.
Nychta:" Ora giochiamo insieme.
Dimmi Derek.
Quanto dolore puoi sopportare?"
La sua voce è l'insieme di anime dannate.
Di umano non ha nulla.
Nychta:" Spero abbastanza da divertirmi.
Non è soddisfacente torturare un cadavere."
Tremo.
Mai ho visto un essere del genere.
Mai ho avuto così tanta paura.
Credo di essere finito all'inferno.
Nychta:" Si comincia."