capitolo 4 potenza e forza

3433 Parole
Pov Clodet. Clodet:" È ora di andare." Usciamo fuori da casa , pronti a partire. Quando Beatrix ci ferma. Beatrix:" Aspettate, non potete viaggiare a piedi. Arriverete troppo stanchi per lottare." I suoi occhi diventano viola, mentre le sue mano si muovono in cerchio. Davanti a noi, esplode una bomba di colori, che ci porta a parare gli occhi. Quando li riapriamo davanti a noi c'è una fenice enorme. Che sembra fatta di stoffa, di mille colori. Le sue ali sono morbide come la seta. L'unica parte animale sono le zampe, il becco e gli occhi. Ma il resto è pura magia. Bellissima. Beatrix:" Non potrà entrare nel deserto. Ma vi risparmierà la fatica del viaggio." Cerca di essere allegra. Ma io lo vedo nei suoi occhi la stanchezza. La paura di perdere sua figlia. Quando Ilenia si è ammalata. Ho mandato subito Fede a chiamarla. Esattamente due minuti dopo, era vicino al letto della figlia. A visitarla. Sembrava appena uscita dalla doccia. Senza darsi il tempo di asciugarsi i capelli. Ma infondo le mamme sono così. Lasciano qualsiasi cosa che stanno facendo, per aiutare i propri figli. C'è voluto un giorno per capire cosa stava succedendo. E la confessione di Daiana. Lei sapeva che Ilenia stava avendo qualche problema con il compagno. Ma in realtà non pensava arrivasse a tanto. Quando le ho chiesto perché non ne avesse parlato con me. Mi disse schietta. "Perché tu avresti staccato la testa a lui." Ho sospirato senza poter ribattere. Aveva ragione lo avrei fatto. E non è detto che non lo farò. Fare una cosa così stupida. Ma che cosa hanno nel cervello? Be cosa potevo aspettarmi, con un alfa del genere Bugiarda. Sarebbe facile dare la colpa a lui. Infondo mi serve una scusa per odiarlo. Ma invece si è comportato da vero alfa. Ed è riuscito persino a fermarmi, nella mia furia cieca. Più che lui, è stato il suo profumo. Quando mi ha afferrato, ho sentito il suo odore. Ed ha funzionato da anestesia. Non molto. Ma abbastanza da evitare una strage. Ora capisco le parole di mia madre. "Tuo padre non era potente come me. Eppure riusciva a placare la mia anima, con la sua essenza." Credo sia successa la stessa cosa con Derek. Dovrei concentrarmi sulla missione. Invece fisso lui, che guarda il panorama con aria preoccupata e colpevole. Come se si sentisse il veleno dei loro mali. Clodet:" Paura di fare brutta figura in battaglia, grande alfa?" Lui all'inizio mi ringhia contro. Ma vedendo il mio sorriso. E capendo il mio intento, si rilassa. Sedendosi vicino a me. Devo ammettere che questo mezzo è davvero comodo. Derek:"Tranquilla. Cercherò di rallentare. Per non perderti." Scoppiamo a ridere. Cosa rara per noi. Ma credo ne abbiamo bisogno entrambi. Clodet:" Spero che sai combattere. O usare la spada come usi la lingua. Perché non potremo usare nessun tipo di potere nel deserto." Non sono preoccupata per noi. Mia madre ci ha allenato anche in forma umana, per queste evenienze. Ma devo ammettere che se gli succedesse qualcosa, io ne morirei. Derek:" Stai tranquilla lupetta. Sono pur sempre un alfa. E che alfa devo dire." Clodet:" Viva la modestia. Cerca solo di non morire. Stai attento." Lui mi sorride malizioso. Ok, ho fatto un passo falso. Derek:" Preoccupata per me lupetta?" Ecco appunto. Maledetta la mia lingua. Si avvicina a me, troppo vicini. Dea che occhi che ha. E il suo profumo... Torna a terra Clodet. Riprenditi. Lo sposto via, in modo scherzoso. Clodet:" Certo. E nei miei interessi. Se devi morire, dovrà essere per mano mia." E sono più sincera di quanto sembri. Anche se lo dico in tono scherzoso. Se osa morire, lo riporterò in vita, solo per ucciderlo io. Lui non può morire. Derek:" Me lo meriterei. Tutta questa storia è colpa mia." Torna maledettamente serio. Come se fosse vero. Clodet:" Non potevi saperlo. Eri all'oscuro di tutto." Lui sospira, mettendosi comodo. E grazie alla dea, un po' distante da me. Derek:" Invece è colpa mia. Non volendo ho inculcato le mie idee su di lui. Ritengo ancora giusto il mio pensiero. Sono ancora contrario ai branchi misti. Ma ho capito che così ho reso difficile le scelte dei miei fratelli. Se lo ha fatto, è solo perché aveva paura della mia reazione. E per non farmi un torto." Pultroppo ha ragione. Ma non me la sento di dargli tutte le colpe. Infondo Taylor è un ragazzo intelligente e maturo. Poteva affrontarlo in modo diverso. Osservo gli altri ridere insieme. O parlare di un eventuale piano. Questo animale è così grande da darci un po' di privacy. E io ne approfitto per parlagli col cuore. Cosa che non farei davanti agli altri. Perché mi sentirei debole per le mie paure. Clodet:" Essere un alfa non è mai facile. Avere sulle spalle tante persone che contano su di te è estenuante. Io mi trovo a gestire 6 ragazzi, è sono sempre insicura del mio operato. Posso solo immaginare come sia gestire un enorme branco." Mi sto aprendo a lui. Non so perché. Forse perché sento il suo dolore. Le sue paure e vorrei dargli solievo con le mie. Derek:" Non ho mai coperto il ruolo di alfa. I miei beta li ho sempre ritenuti i miei fratelli. Solo ora mi rendo conto che anche se non lo voglio. Io sono un alfa, e tale devo dimostrarmi." Sorrido, infondo abbiamo lo stesso pensiero. Ed è strano trovarci qui a parlare delle nostre paure. Fino a qualche giorno fa ci ringhiavamo adosso per le cose più stupide. E invece ora siamo qui a darci conforto. Clodet:" Ti senti così perché prima di essere membri del tuo branco. Sono la tua famiglia. Avere una famiglia è una cosa fantastica. Ma quando uno di loro sta male, automaticamente stai male con loro. È un legame viscerale, molto più forte del sangue." Mi guarda sorridendo. Grato delle mie parole. Derek:" E io che credevo fossi solo brava a ringhiare Anche a parlare non sei male sai? Non sei solo un bel faccino." Ed ecco che torna lo stronzo. Ma lo vedo nei suoi occhi che è solo un modo per alleggerire il tutto, quindi sto al gioco. Clodet:" Modestamente sono un fantastico alfa senza difetti." Lui scoppia a ridere. Contagiando anche me. Derek:" Vedo che a modestiamo siamo messi bene entrambi." Veniamo distratti da un rumore. Che alla fine sono i ragazzi che si fanno i dispetti, da bravi bambini. Torno a guardare Derek rapito da quella scena. Sento il meccanismo del suo cervello andare in fumo a furia di elaborare. Ha davanti un immagine bellissima, di una cosa che tanto disprezza. Due razze diverse, che sorridono insieme. Clodet:" Non so se riuscirò mai a convincerti. Ma avolte essere diversi, migliora solo il quadro generale. Tanti colori insieme tutti diversi. Possono creare una bellissima tela." Lui fa una smorfia, non del tutto convinto. Derek:" Sarai anche un bravo alfa. Ma non mi convinci lupetta. Un branco deve essere un branco. Un bosco deve essere un bosco. Non c'è spazio per le diversità." Le sue parole mi fanno rabbia, per la sua presunzione. Ma c'è di più. Sento che le sue ragioni hanno radici forti e profonde. Non è semplice intolleranza. È qualcosa di molto più forte. :+:+:+:+:+:+:+:+:+:+:+:+:+:+:+:+: Finalmente dopo ore di volo, atterriamo davanti all'entrata del grande deserto. Ed è davvero una entrata. Alla fine della foresta ci sono due grandi pilasti oltre i 20m. Dopo di loro solo sabbia e fuoco. È strano vedere l'erba fresca, diventare all'improviso sabbia ardente. È sicuramente magia. Ma nessuno conosce la nascita di questo posto. E nessuno la conoscerà mai. Afferriamo zaini e armi. Ci copriamo con lunghi mantelli, che ci coprono metà viso. Il deserto va affrontato seriamente. E chi pensa che bisogna spogliarsi il più possibile, si sbaglia di grosso. Per affrontare alte temperature, bisogna alzare la propria temperatura corporea. I ragazzi sono pronti. Ed io mi fermo ad ammirare Derek. Dea è bello anche così. Vestito da signore del deserto. Clodet:" Andiamo, abbiamo due ore di cammino." Prima di andar via, Beatrix mi ha dato una bussola, che ci porterà direttamente all'oasi. Ma è ha due ore di cammino, e i pericoli sono tanti. Per non parlare dei Malawai. Ne ho visto solo uno in vita mia. Durante un viaggio con la mia famiglia. Mio padre ha sempre detto che sapere è potere. Così organizza viaggi in tutti gli angoli del mondo. In modo da farci conoscere ogni creatura possibile. Qui i nostri poteri sono nulli. E dobbiamo fare leva solo sulle nostre forze. Dopo un ora di viaggio tranquillo. Carlos ferma tutti. Carlos:" Aspettate." Posa una mano sulla sabbia. Nonostante i nostri poteri siano nulli. I nostri sensi sono ancora forti. E quelli di un cacciatore sono i migliori. I suoi occhi diventano gialli. E subito afferra arco e frecce. Carlos:" Malawai." Anche noi ci armiamo. Io afferro le due spade sulla mia schiena. Appartenevano a mia madre. Me li ha donati quando mi sono trasformata. Mi ha raccontato che furono queste spade a salvare mio padre. Ed è un onore per me usarle. Derek tira fuori una spada, dalla lama completamente bianca. Simile a quella di Billy, molto meno pregiata. Mi chiedo di che materiale sia. Ma non mi sembra il momento. Derek:" Non muovetevi." Ci posizioniamo in cerchio. In modo da avere le spalle coperte. Dietro di me Marco maneggia la sua sciabola. Un regalo del nonno. Regna un silenzio afoso che dura minuti. Prima che la sabbia si muova scavando in sé stesso in due punti intorno a noi. Dalle fosse saltano fuori due enormi Malawai. Che non attendono nulla ad attaccarci. Per evitare l'impatto ci dividiamo. Io e Carlos da una parte e Derek, Billy e Marco dall'altro. Clodet:" Forza." Inizia la battaglia. Pultroppo non ho modo di vedere come se la cavano gli altri.. Spero solo per loro. Carlos si infila subito sotto la bestia, colpendolo con le frecce. Mentre io mi ritrovo faccia a faccia con la bestia. Che cerca in tutti i modi di colpirmi con il buglione. Lo schivo abilmente. Il suo veleno è mortale e istantaneo. E io non ho intenzione di morire. Circo di colpirlo più volte ma è maledettamente veloce. Marco:" Attento." Mi giro verso Billy. E vedo che sta per essere colpito dal pugiglione. Così lancio una spada, che la taglia di netto. Evitando che Billy venga colpito. Ma questa distrazione mi costa molto. E l'anima riesce a impalarmi al terreno con una zampa. Infilzandomi la spalla. Va fan culo, la mia maglia preferita. Con la spada la trancio di netto, allontanandomi velocemente dall'animale in agonia. Sfilo via la zampa. Creando non poco dolore. In questo posto la rigenerazione è rallentata. Ma riuscivo a riprendermi presto. Derek:" Cloe." Mi giro verso di lui, che mi rilancia la mia spada. Carol:" Vai. Dritto al capo." Si piega sulla schiena. Ed io capisco la sua intenzione. Prendo la rincorsa, salto sulla sua schiena per prendere più slancio. E in aria stringo forte le mie spade. Atterrò sulla testa della bestia. Infilzandola quasi del tutto. L'animale ha il tempo di un respiro veloce. Poi crolla a terra morto. Guardo gli altri che si avvicinano, lasciandosi l'altro cadavere dalle spalle. Carlos:" Dobbiamo andare. Ne arriveranno degli altri. Molto pesto." Appena scendo a terra. Derek è davanti a me. Che mi afferra il viso. Derek:" Stai bene? Sei ferita." Controlla la spalla. Che si sta già richiudendo piano piano. Si strappa un pezzo di mantello e mi ci fascia la ferita. In modo da non infettarla. Derek:" Non osare farlo mai più. Se provi a morire, te la farò pagare cara." Il suo tono dovrebbe essere duro. Ma in realtà mostra solo tutta la paura che ha avuto. Clodet:" Tranquillo, non sono così debole come posso sembrare." Lui mi sorride. Accarezzandomi una guancia. Derek:" Tu sei tutt'altro che debole." Ok. Che sta succendendo? O sono stata colpita davvero dal pugiglione. O il caldo del deserto mi dà le allucinazioni. Perché mi sembra quasi che mi voglia baciare. E io sono pietrificata. Marco:" Andiamo. Non voglio morire così giovane." Usciamo dal mondo che ci siamo creati. E ci allontaniamo quasi scottati. Questo non doveva succedere cazzo. Anche perché. Che cazzo è successo? Non posso pensarci. Non ora. Continuamo a camminare in assoluto silenzio. Pronti a qualsiasi attacco. Fino ad arrivare davanti a un'oasi. Che di luminoso e vivo non ha nulla. Avete presente quei bei disegnini sui libri per bambini. Dimenticateli. L'oasi è simile a una foresta oscura in piena notte. Di quelle tetre che fanno venire i brividi. Con la spada in mano. Ci facciamo strada tra i rami folti e le foglie larghe. Marco:" Proprio un bel posto per fare una vacanza." Lo fulmino con lo sguardo. Ma ci pensa Carlos a dargli un colpo sulla nuca. Marco:" Ho capito. Nessuna battuta idiota." La terra è fangosa. E tra i rami vige il silenzio. Ne meno il vento a farci compagnia. La vita sembra aver abbandonato questo luogo. Ci addentriamo, fino a una raduna. Derek:" Eccola." Davanti a noi, l'ingresso di una grande grotta. Il suo interno è oscuro. Lo fermò prima che faccia un passo. Clodet:" Troppo semplice." Ne meno il tempo di pensarlo. Che un urlo disumano sguarcia il silenzio. Dagli alberi saltano giù, davanti e dietro di noi, strane creature. Fatti interamente con intrecci di rami. Senza volto. Con in mano spade di resina e polline. I guardiani dell'oasi. Ci hanno circondato. Billy:" Bene. È ora della potatura." Marco:" Ben detto amico." Alzo gli occhi al cielo. Questo due si sono trovati. Fratelli separati alla nascita. I guardiani ci attaccano, non riesco a capire ne meno quanti siano. E le loro spade all'apparenza fragili. Non lo so, anzi. Tagli un arto alla creatura. Ma questo dopo un paio di secondi è già ricresciuto. Ok. Siamo nella merda. Mi ritrovo spalle a spalle con Billy, proteggendoci a vicenda. Carlos:" Merda." Poco lontano, Carlos è a terra. E un guardiano sta puntando alla sua gola. Billy:" Ti copro io." Cerco di raggiungerlo. Ma vengo fermata da un paio di guardiani. Gli taglio la testa, per avere un po' di tempo. E quando arrivo da Carlos. Una spada completamente bianca lo ha già salvato. Derek. Chi l'avrebbe detto. Lo tiro su e facendoci strada con le armi, arretriamo fino all'ingresso della grotta. Dove ci sono anche gli altri. Davanti a noi una quantità smisurata di guardiani. E altri stanno arrivando. Non c'è la faremo mai. Finisco a terra. Con una spada di resina pronta a colpirmi. Ma non ti darò la mia vita così facilmente. Con una presa stretta sulla spada. Lo tracio proprio sui piedi, formati da radici. La creatura urla di dolore, secando velocemente. Fino a diventare cenere. Una mano mi afferra velocemente rialzandomi. E facendomi arretrare. Riconosco la mano e il suo profumo. Ancora una volta Derek. Clodet:" Colpiteli ai piedi. Senza le radici moriranno." E così facciamo. Ma sono comunque tanti. E il tempo scorre. Carlos:" Andate. Penseremo noi a loro." Cosa? No. Non vi lascio qui da soli. Marco:" Andate Cloe. Noi ce la caviamo bene con il pollice verde." Vorrei rifiutare. Ma è già mezzo pomeriggio. E il tempo sta per scadere. Derek:" Andiamo." Mi afferra la mano, per trascinarvi via. Ma io guardo ancora una volta i miei fratelli. Clodet:" Non osate morire per delle erbacce." Ok. Non sarò mai dolce. Ma i ragazzi capisco e sorridendono spingendomi ad andare via. Mano nella mano corriamo verso l'interno. Oscuro e incognito. :-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-: Pov Derek L'oscurità ci circonda. Ed io stringo forte la sua mano. Non devo perderla. Questo è il mio unico pensiero. Devo proteggerla. Delle torce si accendono di fianco a noi. E non so quanto sia positivo dato il posto. Clodet:" Come che non sopporti nessuna razza e poi salvi Carlos? Un cacciatore per giunta." Nascondo un sorriso. Ero sicuro che me l'avrebbe rinfacciato. Derek:" Siamo in missione. Ogni uomo ci serve." Non è vero. Se lo salvato è perché sentivo di farlo. E le mie idee si sbriciolano sempre di più. Clodet:" Certo farò finta di crederci." Ma quanto può essere bella quando sorride? Deve pur esistere un limite. E invece lei no. Lei supera quei limiti, senza ne meno saperlo. Vederla combattere è la cosa più meravigliosa che ci sia. Maneggia quelle spade come se fossero parte del suo corpo. Come faccio io con la mia spada. Facciamo un passo. E veniamo spinti brutalmente via. Derek:" Cazzo." Sono finito a terra Con lei poco lontana. Mi rialzo e corro da lei. Che è già in piedi. Derek:" Tutto bene?" Controllo che non abbia segni. Ma sembra stare bene. Clodet:" Questo posto mi farà scoppiare il culo, a furia di caderci." Ridiamo. È una situazione folle cazzo. E noi ridiamo. Xx:" Non potete passare. Senza aver pagato il prezzo." Ci giriamo di colpo verso la voce. Pronti al attacco. Una donna fatta di luce blu. Ci osserva curiosa. Mentre si muove di poco, senza sfiorare terra. Una fata guardiana. È bellissima. Non ne avevo mai vista una prima. Non ha forma. Non ha sostanza. È pura luce, con sembianze di donna. Clodet:" Qual'è il prezzo per il tuo fiore." Lei indica un punto alla nostra sinistra. Questa si illumina, mostrandoci delle pareti. Su di esse due catene. Simili a quelle di una prigione. Fata:" La potenza. La forza di spezzare le catene. E resistere al dolore." Sto per fare un passo avanti. Pronto ad affrontare la prova. Ma una forza mi fa tornare indietro. Mentre la fata nega con la testa. Fata:" Non tu. Lei. Solo chi discende dalla forza originale. Quella più pura e oscura. Può spezzare le catene." Clodet si toglie il mantello e le spade, pronta ad andare. Ma io la fermo, afferandole il polso. Derek:" Non puoi andare. Non sappiamo quanto può essere pericoloso." Lei afferra la mia mano, portandosela nella sua. Clodet:" Sapevamo che sarebbe andata così. E così sarà. Tu pensa alla tua prova. Non farmi combattere invano." Lascia la mia mano piano. Dirigendosi alle catene. Come si avvicina. Le catene prendono vita. E afferrano ognuno un polso, imprigionandolo. Lei urla per la sorpresa e per il dolore. Nell'aria puzza di argento. Cerco di correre da lei. Ma ancora una volta vengo fermato. Fata:" Dovrà farlo da sola. Solo lei può spezzare le catene che maledirono queste terre." Così rimango immobile e impotente. Clodet prende un lungo respiro. Poi con le mani afferra la catena poco più sopra dei polsini. Stringe i denti a causa del bruciore. Ma non molla la presa. Respira affondo poi inizia a tirare. Ma nulla. Ci riprova ancora una, due, tre volte Ma nulla cambia. Derek:" Non vedi che non ce la fa? Fammi prendere il suo posto." La fata nega ancora. Mentre la nostra conversazione viene nascosta dalle urla combattive di Clodet Fata:" Deve farlo lei. E tu devi credere il lei." Credere in lei? Io credo in lei. Ma ho paura cazzo. Incrocio i suoi occhi verdi. E capisco che ha bisogno di me. Del mio sostegno. Come io del suo. Derek:" Andiamo lupetta. Tutto qui quello che sai fare? Che delusione. E tu saresti un'alfa?" Lei stringe i denti, che ora sono zanne. E gli occhi si colorano di nero. Derek:" Mi aspettavo molto di più da te. Non riesci ne meno a salvare una ragazza. Figurarsi un branco." Ok. Ho esagerato. Infatti lei mi ringhia adosso furiosa. La sua pelle si ricopre di un alone blu notte. E il respiro quasi le sembra mancare. Afferra con più forza le catene. Tirando con tutta la sua forza. Gridando con tutta la sua voce. Finalmente le catene si spezzano. Il ferro diventa tante piccole luci che corrono da una parte all'altra, cercando una via di fuga. Mi paro il viso. Fino a quando non corrono via verso l'esterno. Guardo Clodet che è ancora in piedi, con il capo chino. L'alone scompare Artigli e zanne tornano normali. Fa un leggero passo, e crolla a terra. Corro verso di lei. Prendendole il viso. Clodet:" Sto bene. Ora tocca a te. Non mi deludere." La posiziono seduta contro un muro. Lasciandola riposare. Ha ragione, ora tocca a me. Vado verso la Fata. Che sorride soddisfatta. Derek:" Ora cosa vuoi?" Sono pronto. Sono un alfa. Come lo è lei. Ha dato al sua forza per un suo fratello. Ed io non sarò da meno da meno. Per Taylor. Ma anche per lei. E i ragazzi che fuori stanno combattendo per noi. Fata:" Un tuo ricordo." Poi il buio...
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI