Trevor spinse Zach nello stretto spazio tra il gabinetto e il lavandino, il suo spazio. Gli graffiò il petto con le unghie, aprì solchi in quella pelle liscia e bianca. Il sangue gli scintillò sulle mani, gli schizzò sul viso. Spinse la bocca contro quelle gocce, le leccò, e poi strappò la pelle con i denti. Era facile. Era giusto. Era bellissimo. Le mani di Zach si sollevarono e cercarono di spingergli via la testa, ma non avevano più forza. Trevor lo spinse ancora di più nell’angolo, in mezzo alle ragnatele, e sentì minuscole creature con molte zampe fuggire via. Passò la lingua sui lunghi graffi che le unghie avevano inciso sul petto del ragazzo. Sapevano di sale e rame, di vita e conoscenza. Accarezzò il suo addome incavato. Tutti i ricchi segreti del corpo, nascosti tra il bacino e

