Nel giardino della Cappella Espiatoria-5

1400 Parole
«Hai guadagnato del denaro? La gioia di vederti mi ha fatto dimenticare tante cose...» Egli parlò prendendo il tono di un esperto negli affari; portava meno di quello che aveva sperato; aveva trovato il paese in una delle sue crisi periodiche; ciononostante aveva potuto mettere insieme quattrocentomila franchi. Nel portafogli conservava un assegno per questa somma. Più in là gli avrebbero fatto nuove rimesse. Un signore di campagna, suo lontano parente, aveva cura dei suoi affari. Margarita sembrava soddisfatta; anch’essa prese un’aria di donna seria, malgrado la sua frivolezza. «Il denaro è il denaro» disse sentenziando, «e senza di esso non vi è sicura felicità. Con le tue quattrocentomila lire, e con quello che ho io, potremo andare avanti... Ti avverto che mio marito intende restituire la mia dote; così ha detto a mio fratello; ma lo stato dei suoi affari, il movimento della sua fabbrica, non gli permettono di restituirla con tanta fretta come vorrebbe. Il poveretto mi fa pena... Tanto onesto e pieno di rettitudine in tutte le sue cose!... Ah, se non fosse tanto volgare!....» Ancora una volta Margarita parve pentirsi di questi elogi spontanei e tardivi, che raffreddavano il loro colloquio. Julio sembrava infastidito nell’ascoltarli; e di nuovo essa cambiò il tema delle sue chiacchiere. «E la tua famiglia? L’hai vista?» Desnoyers era stato a casa dei suoi genitori, prima di recarsi alla Cappella Espiatoria. Un'entrata furtiva nel gran palazzo dell’avenue Victor Hugo; era salito al primo piano per la scala di servizio, come un fornitore; poi era scivolato in cucina, pari a un soldato amante di una delle serve; lì era andato ad abbracciare sua madre, la povera doña Luisa, che piangeva, coprendolo di baci frenetici, come se avesse dovuto perderlo per sempre. Dopo era apparsa Luisita, quella chiamata Chichi, che lo contemplava sempre con simpatica curiosità, quasi volesse saper bene come fosse un fratello cattivo e a un tempo adorabile, il quale allontana le donne oneste dalla via della virtù, e vive facendo follie. Desnoyers provò una sorpresa, perché vide entrare in cucina con l’aria di una valente attrice, di una madre nobile da tragedia, sua zia Elena, quella sposata col tedesco, che viveva a Berlino circondata da innumerevoli figli. «È a Parigi da un mese; andrà a passare un po’ di tempo nel nostro castello. E sembra pure che verrà suo figlio maggiore, mio cugino “il savio”, che non vedo da anni». Il colloquio era stato troncato più volte dalla paura. «Il vecchio è in casa, stai attento», gli diceva sua madre ogni volta che alzava la voce. E sua zia Elena andava verso la porta con passo drammatico, al pari di una eroina che è risoluta a pugnalare il tiranno, se osa oltrepassare la soglia della sua camera. Tutta la famiglia continuava a essere sottomessa alla rigida autorità di don Marcelo Desnoyers. «Ah, quel benedetto vecchio!» esclamò Julio, riferendosi a suo padre. «Che viva molti anni, però come pesa su tutti noi!» Sua madre, che non si stancava di contemplarlo, aveva voluto abbreviare la fine del colloquio, inquieta per alcuni rumori. «Vattene; potrebbe sorprenderci, e il dispiacere sarebbe enorme». Ed egli era fuggito dalla casa paterna, salutato dalle lacrime delle due signore e dagli sguardi di ammirazione di Chichi, vergognosa ma nello stesso tempo contenta di avere un fratello, che provocava fra le sue amiche scandalo ed entusiasmo. Anche Margarita parlò del signor Desnoyers; un vecchio terribile, un uomo all’antica, col quale non sarebbero mai potuti andare d’accordo. Restarono i due a intendersi, guardandosi fissamente; si erano già detto tutto ciò che era di maggiore urgenza, quello che interessava per il loro avvenire. Però molte altre cose più prossime restarono nel loro interno, e sembravano affacciarsi agli occhi timidi e vacillanti, prima di venir fuori in forma di parole. Non si azzardavano di parlarsi da innamorati. Si faceva sempre più grande attorno a loro il numero dei testimoni. La signora dai cani e dalla parrucca rossa passava con più frequenza, abbreviando i suoi giri per lo square, per salutarli con uno sguardo di complicità. Il lettore di giornali raccontava ora a un vicino di panca le possibilità della guerra; il giardino si tramutava in una via. Le piccole sartine nell’uscire dai loro laboratori e le signore di ritorno dai magazzini lo attraversavano per abbreviare la strada. La breve avenue era una scorciatoia sempre più frequentata, e tutti i passanti lanciavano nel transitare uno sguardo di curiosità sulla signora elegante e sul compagno, seduti al riparo di un gruppo di piante, con l’aspetto timido e sforzatamente naturale delle persone che desideravano nascondersi, ma ostentavano nel tempo stesso un’attitudine senza preoccupazione. «Che noia», lamentò Margarita. «Finiremo con l’essere riconosciuti». Una ragazza la guardò fissa, ed ella credette ravvisare in lei una impiegata di una celebre modista. Inoltre avrebbe potuto attraversare il giardino qualcuna delle amiche, che un’ora prima aveva intravisto nella folla che riempiva i grandi magazzini vicini. «Andiamocene», continuò; «se ci vedessero assieme! Figurati come mormorerebbero... E proprio ora che la gente ci ha un po’ dimenticati». Desnoyers protestò di cattivo umore. Andarsene?.. Parigi era piccola per colpa di Margarita, la quale si rifiutava a tornare nell’unico luogo dove sarebbero stati al sicuro da ogni sorpresa. In altre vie, in un ristorante, dovunque andassero, correvano lo stesso rischio di essere conosciuti. Soltanto lei accettava gli appuntamenti nei luoghi pubblici, e aveva nel tempo stesso timore della curiosità della gente. Se Margarita avesse accettato a recarsi nello studio di lui, di cui erano tanto dolci i ricordi!... «No; a casa tua no», rispose lei animatamente. «Non posso dimenticare l’ultimo giorno che ci sono stata». Ma Julio insistette, indovinando nella sua ferma negazione l’acrimonia che si accompagna al ricordo di una prima caduta. Dove avrebbero potuto stare meglio? Inoltre non dovevano sposarsi, appena fosse stato loro possibile?... «Ti dico di no», ripeté lei. «Chi sa se mio marito non mi controlla? Che complicazione per il mio divorzio, se ci sorprendesse in casa tua!» Questa volta fu lui che fece l’elogio del marito, sforzandosi di dimostrare che tale sorveglianza era incompatibile col suo carattere. L’ingegnere aveva accettato i fatti, giudicandoli irreparabili, e in questo momento pensava soltanto a rifarsi una vita. «No; è meglio separarci», continuò lei. «Domani ci vedremo. Tu trovi la soluzione a tutto». Egli però bramava la soluzione immediata. Avevano abbandonato i loro posti, dirigendosi lentamente verso la rue des Mathurins. Julio parlava con una loquacità timida ma persuasiva. Domani no; ora. Non dovevano far altro che chiamare un’automobile di piazza; qualche minuto di corsa, e poi l’isolamento, il mistero, il ritorno al dolce passato, l’intimità di quello studio, che aveva visto le loro migliori ore. Avrebbero creduto che non fosse trascorso del tempo; che ancora fosse ai primi incontri. «No», disse lei con accento fievole, cercando un’ultima resistenza. «Inoltre vi sarà il tuo segretario, quello spagnolo, che ti accompagna. Che vergogna incontrarsi con lui!» Julio rise... Argensola! Poteva mai costituire un ostacolo quell’amico, che conosceva tutto il suo passato? Anche se lo avessero trovato a casa, sarebbe andato via immediatamente. Più di una volta lo avevano obbligato ad abbandonare lo studio, perché non fosse d’incomodo. La sua discrezione era tale da fargli presentire gli avvenimenti. Certo quel giorno egli era uscito, indovinando una prossima visita, ben naturale. Probabilmente a quell’ora se ne andava per le vie in cerca di notizie. Tacque Margarita, come a dichiararsi vinta nel veder esauriti i suoi pretesti. Desnoyers tacque a sua volta, interpretando favorevolmente il silenzio di lei. Erano usciti dal giardino, e lei si guardava intorno con inquietudine, angosciata di vedersi sulla pubblica via a fianco al suo amante e in cerca di un rifugio. Subito vide davanti a sé la porticina rossa di un’automobile, aperta dalla mano del suo compagno. «Sali», ordinò Julio. Ed ella salì affrettatamente, con l’ansia di nascondersi subito. Il veicolo si mise in cammino a grande velocità. Margarita immediatamente abbassò le piccole cortine della finestra. Ma prima che terminasse l’operazione e potesse volgere la testa, sentì una bocca avida, che le accarezzava la nuca. «No, qui no», disse in tono supplichevole. «Siamo seri». E mentre egli, ribelle a queste esortazioni, insisteva nei suoi appassionati anticipi, la voce di Margarita risuonò sullo strepito di vecchia ferreria, mandato dall’automobile che correva sul lastricato della via. «Credi davvero che non vi sarà la guerra? Credi che potremo sposarci?... Dimmelo un’altra volta. Ho bisogno d’essere tranquillizzata... Voglio udirlo dalla tua bocca». II.
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