Capitolo 10

326 Parole
10 Fari giallastri su un asfalto chiaro e sconnesso. Buche, traballamenti. Imbarazzo. Si erano inerpicati per una collina, lasciandosi alle spalle un piccolo paese già immerso nel sonno. «In fondo alla strada prendi il sentiero ghiaiato sulla sinistra. Siamo arrivati» disse Vera, mentre torturava con le dita il manico della borsetta Louis Vuitton. Senz’altro originale. L’alto cancello di metallo era aperto. Colonne ai lati, leoni di cemento sopra. Lucio parcheggiò nel cortile costeggiato da plafoniere a forma di ranocchia che gracidavano una luce biancastra. La villetta era una bella costruzione a due piani, col portico sull’entrata e un giardino ricco di piante, ma niente di speciale. Una coppia come Vera e Sebastiano doveva avere ben altra magione da qualche parte. «È solo una seconda casa» puntualizzò Vera che sembrava aver letto nello sguardo di Lucio. «Però di giorno c’è un bel panorama. Si vede il castello di Gradara e quello buio, là in fondo, è il mare.» La serratura della porta blindata scrocchiò, quindi entrarono in una sala assolutamente impersonale, come accade quando la servitù si prende cura di una casa non abitata. Ma lì c’era dell’altro. Pavimenti troppo chiari, mobili dozzinali, paccottiglia da supermercato. Nemmeno un libro, un quotidiano o una rivista. Se Guenda avesse fatto l’arredatrice, il risultato sarebbe stato senz’altro quello. Vera lasciò cadere il piumino sul divano e si avvicinò al bar. Dentro al vestito aderente, i suoi fianchi erano un pendolo scandito dai tacchi. Sembrava proprio una bomba a orologeria. Il risucchio del freezer che si apriva, il tintinnare del ghiaccio che cozzava dentro i bicchieri, subito riempiti con qualcosa color oro. Ancora fianchi neri, descrivevano oscillazioni voluttuose. Tutto il resto scomparve. Lucio si ritrovò quel corpo addosso senza nemmeno accorgersene. Vera gli porse il bicchiere scostando i capelli e scoprendo un collo dalla linea irresistibile. Si baciarono, poi lei dopo essersi inginocchiata gli abbassò la zip dei pantaloni, e Lucio non riuscì più a bere niente. Era il momento meno opportuno, ma fu proprio in quell’istante che successe. O meglio, che incominciò tutto sul serio.
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