Capitolo 11

338 Parole
11 Mentre la fibbia della cintura di Lucio tintinnava sul pavimento, la porta d’entrata parve esplodere. L’espressione di Vera si tramutò in una smorfia terrorizzata. Lucio si girò e vide l’ultima cosa al mondo che avrebbe voluto vedere: Sebastiano sull’uscio. Immenso, furioso. Ubriaco fradicio e un’espressione di quelle che uno psichiatra in gamba potrebbe scriverci un libro, e magari vincere anche un premio. Gli occhi, spalancati e arrossati, sembravano vitamine effervescenti. «Sapevo che ti avrei trovato qui» ansimò pazzo da catena. «Pensavi non ti avessi riconosciuto oggi al bar, con quella testolina infilata nel libro?» Sebastiano si scagliò contro Lucio, scaraventandolo in aria come un pupazzetto. Lucio rovinò dolorosamente a terra, si sentì risollevare di peso per poi essere strattonato per tutta la sala. Fino a quando, spinto da un colpo più forte, non ribaltò una poltrona urtandola con la schiena. Riuscì a risollevarsi. Colpì varie volte Sebastiano al viso ma non servì. Quel pazzo era implacabile. Nel tentativo di schivare un diretto, Lucio cadde all’indietro, incastrandosi tra un tavolino di cristallo e il divano. Sebastiano non aspettava altro. Gli fu subito addosso e cominciò a colpire per uccidere. Colpiva, colpiva. Da qualche parte nella sala, Vera strillava a pieni polmoni. Lucio scalciò una poltrona e poi qualcos’altro ancora. La gola serrata da quelle mani inesorabili. Gli arrivava pochissima aria e quel poco sapeva dell’alcol mal digerito da Sebastiano. Il mondo incominciò a perdere i contorni esplodendo in tantissimi puntini bianconeri. In sottofondo ancora strilli femminili. Sempre più lontani. L’aria che non c’era più, la furia intorno, e quella voce che tuonava senza alcuna fantasia: T’ammazzo! T’ammazzo! T’ammaz… Uno scossone. Improvviso. Le mani lasciarono la presa. Dapprima Lucio non diede segni di vita, quindi tossì spalancando la bocca. I puntini ritornarono ombre, le cose ritrovarono il fuoco. La sagoma nera che stava in piedi davanti a lui, lentamente, tornò a essere Vera. La donna impugnava uno dei ferri del camino. Gocciolava una roba scura che sul pavimento diventava rossa. Sdraiato con la faccia a terra, Sebastiano era immerso in una pozza di sangue. Immobile, con la testa spaccata. Bomba a orologeria aveva fatto il botto.
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