Capitolo 20

419 Parole

20 Il carcere della Dozza era un posto orrendo. Anche visto da fuori. Un monolito di cemento grezzo senza nemmeno la dignità di un colore, e finestrelle ostili come celle di un vespaio. Lucio lo fissava con occhi disperati. Il semaforo diventò verde, non se ne accorse. Un colpo di clacson dall’auto alle sue spalle. Trasalì, inserì la marcia ma Broncospasmo si impuntò spegnendosi. Girò la chiave. Una, due, cinque volte. Per ripartire sarebbe servito un defibrillatore. Il semaforo tornò rosso. Dietro di lui si era formata una colonna. Alcune persone scesero dai veicoli. Due uomini l’aiutarono a spostare il furgone sul lato della strada, proprio sotto l’ombra del penitenziario. La coda incominciò a smaltirsi. Erano passati quattordici giorni dal delitto, due settimane di montagne ru

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