7
Accadde.
Lucio incominciò a soffrire d’insonnia. Proprio lui che doveva puntare la sveglia anche sulle scale mobili.
Così una notte, nel vano tentativo di addormentarsi, ripeté il gioco che faceva da piccolo. Si rannicchiò da una parte del letto provando a pensare alle cose belle su cui poteva contare. I suoi pensieri azzurri.
Sentì il cuore precipitare. Non c’era niente di bello nella sua vita.
Nulla per cui valesse la pena sorridere.
Niente di niente.
Capì di non potere più cedere. Doveva riscattarsi, ritrovare se stesso. Perché anche l’indecenza deve avercelo un limite. E poi la miseria e le battaglie per la sopravvivenza con i suoi tre fratelli maggiori lo avevano temprato, forgiandogli quel carattere tenace ma senza presunzione.
Mi piego, non mi spezzo. E appena posso mi rialzo.
All’apparenza pacifico, partì al contrattacco perché lui era tranquillo, non innocuo.
Individuò la falla nel sistema attuato da Guendalina. Che non fidandosi di nessuno amministrava tutto da sola, macinando numeri per quattordici ore al giorno. E già al mattino si recava in bagno col registro dei corrispettivi sotto braccio.
Era diventata la caricatura di se stessa.
Ma il colpo più spettacolare fu quando Lucio, rientrando inaspettatamente in magazzino, scoprì Guenda e Silvano Bernarducci che si stavano velocissimamente ricomponendo. L’uomo aveva anche tirato fuori dalla tasca un fazzoletto e ci si era tamponato la bocca, tossicchiando.
Fosse stato un altro, ma Silvano Faina Bernarducci. L’avvocato della ditta. Un arrivista flaccido e col riporto.
Non ci credeva nessuno che potesse essersi innamorato di Guendalina. Nessuno a parte lei. Naturalmente.
Erano talmente carichi di vergogna adolescenziale che avrebbero meritato la copertina di una rivista per ragazzine.
Fecero tutti finta di niente. Che poi conveniva così. O quasi, insomma. Giusto l’imbarazzo degli occhi che cercavano di non incontrarsi. Del tipo sconosciuti nei bagni pubblici.
E poi non c’era tempo per gli scandali. Gli affari premevano perché Lucio, con la sua faccia angelica, commissionava ordini come una macchina.
Così, non sentendo più il fiato di Guendalina sul collo, oberata com’era tra lavoro e storia d’amore clandestina, Lucio si era riorganizzato la vita.
Aveva iniziato a vendere parte della merce senza fattura, approfittando del fatto che fosse impossibile tenere l’inventario del magazzino sempre aggiornato. Permettendosi sconti fantastici sui prodotti e conservando l’intero importo per sé.
Quindi aveva scelto due persone fidate. Rappresentanti in pensione. Felici di lavorare in nero. Mauro Lucchini e Riccardo Puntelli. E si era fatto sostituire alle vendite riconoscendogli una percentuale.
Si era costruito una ditta all’interno della ditta.
Gli affari, i suoi personali questa volta, erano andati subito a gonfie vele.
Soldi e tempo libero avevano irrimediabilmente spinto Lucio a chiudere il cerchio: le donne.
Grazie al cielo, da un pezzo Guenda di sesso non ne aveva più voluto sapere. Il primo tradimento Lucio lo aveva consumato in una pensione fuori città.
Con Carla Bertozzi, una fioraia quarantenne di Forlì. Mora, tracagnotta, con le gambe corte che sembrava un quadro di Botero. E trenta sigarette al giorno. Ma a letto per fermarla, quando proprio non ne potevi più, dovevi darle una botta in testa perché se era per lei si andava di lungo sempre.
Al rientro dopo il tradimento, Lucio aveva dovuto accostare in una piazzola, tanto si sentiva male. Vomitò l’anima, ma fece presto gli anticorpi ai sensi di colpa.
Nel frattempo Guenda aveva incominciato a lavorare pure la domenica. Lucio invece aveva ripreso a frequentare assiduamente il circolo degli scacchi. Ritrovando la sua antica forma. E anche nella quotidianità si era disteso sempre di più, permettendosi piccoli lussi piacevolissimi.
Aveva frequentato un corso per sommelier e a cena stappava etichette importanti, spacciandole per offerte dell’Esselunga.
Certo Guenda era dubbiosa, e glielo faceva capire in tutti i modi, ma non poteva dire altro perché lei di vino non ci capiva niente. E di sicuro non aveva il tempo per verificare se al supermercato ci fosse o meno una promozione.
Così Lucio si era conquistato il suo angolo di paradiso abusivo, in fondo allo scantinato del palazzo dell’Eden. In un punto che agli Dei non gli importa se ci sei oppure no. E non gli interessa nemmeno se ci entra qualcun altro e te lo fa esplodere, il tuo sogno. Magari facendoti sprofondare nel peggiore degli abissi infernali.
Tanto loro, gli Dei, proprio come i potenti, vivono molto più in alto. E non si interessano mica delle piccole cose quaggiù.